Papa Francesco “L’alleanza tra uomo e donna salva l’umanità dalla sfiducia e dall’indifferenza”

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Di Alessandro Testatonda
Di Alessandro Testatonda

Zenit di Luca Marcolivio

Dopo aver trattato mercoledì scorso il tema dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio, durante l’Udienza Generale di stamattina, papa Francesco si è soffermato sulla reciprocità e complementarietà tra i due sessi, che non va affatto intesa come una subordinazione o superiorità di uno dei due sull’altro.

Punto di partenza della catechesi è stata anche stavolta la Genesi. Dopo aver plasmato l’uomo “con la polvere del suolo” e averlo trasformato, con il suo alito in un “essere vivente” (cfr. Gen 2,15), Dio si accorge che “manca qualcosa”.

Adamo è solo nel giardino meraviglioso che il Signore gli ha affidato, tuttavia ancora gli mancano una “comunione” e una “pienezza”; decide così di dargli “un aiuto che gli corrisponda” (cfr. Gen 2,18).

Dopo avergli presentato tutte le creature animali ed aver dato loro un nome, l’uomo continua ad essere solo. Quando poi, però, gli mostra la donna, egli “riconosce esultante che quella creatura, e solo quella, è parte di lui: «osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne» (cfr. Gen 2,23)”.

L’uomo ha così trovato la sua “reciprocità”. La donna non rappresenta alcuna “replica” dell’uomo e l’immagine della “costola” non esprime alcuna “inferiorità o subordinazione” ma, piuttosto, la loro consustanzialità e complementarità.

Il fatto stesso, che “Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea proprio che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio”. È un po’ come se “per trovare l’amore nella donna, […] l’uomo prima deve sognarla e poi la trova”.

Così Dio compie un atto di “fiducia” nell’uomo e nella donna, affidando loro la terra ma quasi subito “il maligno introduce nella loro mente il sospetto, l’incredulità, la sfiducia”, provocando in loro “la disobbedienza al comandamento che li proteggeva” e un “delirio di onnipotenza che inquina tutto e distrugge l’armonia”.

Il peccato originale è alla base della “diffidenza e divisione” che tra l’uomo e la donna sono sempre esistiti e che spesso degenerano in “mille forme di prevaricazione e di assoggettamento, di seduzione ingannevole e di prepotenza umiliante, fino a quelle più drammatiche e violente”. Ne sono un esempio gli “eccessi negativi delle culture patriarcali”, le “molteplici forme di maschilismo” o, ancora, la “strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica”.

Il Santo Padre ha stigmatizzato anche la “recente epidemia di sfiducia, di scetticismo, e persino di ostilità che si diffonde nella nostra cultura – in particolare a partire da una comprensibile diffidenza delle donne – riguardo ad un’alleanza fra uomo e donna che sia capace, al tempo stesso, di affinare l’intimità della comunione e di custodire la dignità della differenza”.

Se non sarà ripristinata questa “simpatia” e questa “alleanza” tra uomo e donna, le nuove generazioni non potranno salvarsi “dalla sfiducia e dall’indifferenza” e sempre più figli verranno “sradicati fin dal grembo materno”.

In definitiva, il venir meno di una “alleanza stabile e generativa” tra i due sessi è “certamente una perdita per tutti”, pertanto, ha esortato il Papa, “dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia”.

Per far questo, la Bibbia raccomanda all’uomo di “lasciare qualcosa” di importante – ad esempio “suo padre e sua madre” – per trovare “pienamente” la donna. “L’uomo è tutto per la donna e la donna è tutta per l’uomo”, ha commentato Francesco.

Pur “peccatori e feriti, confusi e umiliati, sfiduciati e incerti”, l’uomo e la donna continuano quindi a ricevere una “vocazione impegnativa e appassionante”, come dimostra l’“immagine di tenerezza” e di “custodia paterna” che emerge dopo il peccato originale, quando “il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì” (Gen 3,21).

Un’immagine che “ci lascia a bocca aperta” e che ci dimostra che “Dio stesso cura e protegge il suo capolavoro”, ha poi concluso papa Francesco.

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