Le cinque vie di Firenze per rispondere alla “fame” dell’uomo

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GalantinoUscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare per rispondere alla fame dell’uomo, al suo bisogno di cibo materiale e spirituale; riaffermare la dignità e la grandezza di ogni persona, costruire una società più giusta. Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, intervenuto ieri mattina a Roma all’evento nazionale organizzato dai 32 organismi, associazioni, movimenti e media cattolici italiani promotori della Campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro” (www.cibopertutti.it), declina le cinque “vie” individuate nel cammino di preparazione al Convegno ecclesiale di Firenze come “strade per tradurre” le indicazioni della Campagna “in percorsi”. Sullo sfondo, più volte richiamato, il recente discorso di Papa Francesco al Parlamento europeo a Strasburgo. L’uscire, spiega il segretario Cei, “chiede una Chiesa e una comunità dal bagaglio leggero, capaci di scrollarsi di dosso la zavorra che spesso frena il passo e chiude la porta alla condivisione e alla reciprocità”. “La nostra stagione – prosegue – ci consegna nuove opportunità” per l’annuncio, ma “le condiziona a una forma e a uno stile testimoniali: l’autenticità con cui si sta nella compagnia degli uomini” vivendo il Vangelo “non ammette sconti di sorta”. L’abitare è da intendersi come “prossimità fattiva e salutare alla città e nella città”; “una scelta di campo” che “va al di là degli stessi confini confessionali”.

Per Galantino, “il primato della relazione, il recupero del ruolo fondamentale della coscienza e dell’interiorità nella costruzione dell’identità della persona, la necessità di ripensare i percorsi pedagogici e la stessa formazione degli adulti sono priorità ineludibili” nell’orizzonte dell’educare. Trasfigurare, viene a ricordarci la necessità “d’essere a nostra volta trasfigurati” e richiede una “trasformazione della vita personale e comunitaria nel segno dell’inclusione e, quindi, della carità”. Il segretario Cei richiama inoltre la presenza della Chiesa all’Expo di Milano e la necessità di impegno contro gli “endemici fenomeni di soprusi e ingiustizie”, la “violenza di nuovi fondamentalismi”, le “tragedie come quella di domenica scorsa, che colpiscono un’umanità disperata, sotto gli occhi di un’Europa distratta e indifferente”. “Partire dalla carne dei poveri è condizione fondamentale per promuovere un autentico umanesimo contro ogni cultura dello scarto”. Si tratta di fare “scelte coraggiose per combattere la povertà globale, rimuovere le cause della fame e le fonti di una disuguaglianza sempre più profonda, porre un freno alle derive di un sistema finanziario fuori controllo e rispondere alla domanda di giustizia che sale dalla terra al cielo”. Interventi che tuttavia “non bastano se non sono accompagnati da un grande investimento culturale” e dall’impegno “di ciascuno, che cresce nel confronto e nella condivisione”.

“Adottare uno stile di vita sobrio e consapevole, che aiuti a ridurre lo spreco e a scegliere alternative solidali e sostenibili di consumo; imparare a conoscere il sistema finanziario e scoprire le iniziative di finanza etica che possono aiutarci a risollevare la situazione economica partendo dal bene comune e impegnarci a costruire una società di pace basata sull’educazione alla non violenza e alla cittadinanza globale”, gli obiettivi della Campagna. L’orizzonte è la carità, alla quale mons. Galantino dà “un volto preciso” ricordando l’incontro vissuto lo scorso ottobre a Erbil, dove si è recato con una piccola delegazione di Caritas italiana. “Là ho trovato – dice – una Chiesa che è in prima linea nell’accoglienza e nella gestione dell’emergenza, con un servizio che le è riconosciuto da tutti”. “Combattere la fame significa concretamente non far mancare da parte nostra anche un sostegno immediato con cui aiutare questa gente. Caritas Italiana ha lanciato una sorta di gemellaggio tra diocesi, parrocchie e famiglie italiane con le famiglie dei profughi: mettendo a disposizione 5 euro al giorno saremo in grado di assicurare un minimo di sicurezza a una famiglia media”. “Sono persone, non dimentichiamolo – ha concluso -, che stanno subendo un’ingiustizia disumana per il semplice fatto di essere cristiani o di appartenere comunque a una minoranza religiosa”.

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