Chiesa Slovacchia, “No” alla maternità surrogata

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“La maternità surrogata rappresenta una violazione dei diritti umani delle donne che ‘affittano’ il loro utero e, allo stesso tempo, una violazione dei diritti dei bambini concepiti e nati in questo modo, ridotti in un certo senso a merce che può essere accettata o respinta dai clienti”, dichiara l’eurodeputata Anna Zaborska. Il Forum per la vita ha recentemente promosso un incontro, a Bratislava, per sensibilizzare i media su questo tema: la maternità surrogata è diventato uno dei temi più discussi in Slovacchia negli ultimi mesi in materia di dignità umana, costringendo la sottocommissione di Bioetica della Conferenza episcopale a prendere una posizione chiara. Una dichiarazione ufficiale attesa e necessaria, soprattutto perché la maternità surrogata è spesso presentata dai mezzi di comunicazione in chiave positiva.

Un falso altruismo.
La maternità surrogata viene presentata al pubblico dai mass media come una forma di “assistenza medica” a coppie o singole donne che desiderano avere un bambino, ma non possono concepirlo né in modo naturale né attraverso la fecondazione in vitro. È stata persino avanzata la proposta di legalizzare questa procedura in Slovacchia. Grazie alla manipolazione e alle false informazioni, l’idea non di rado è appoggiata anche da cattolici che credono che la maternità surrogata sia né più né meno che un “atto d’amore e di aiuto che non comporta alcun danno fisico o psicologico”. Ecco perché la sottocommissione della Conferenza episcopale della Slovacchia, guidata dal vescovo greco-cattolico Milan Lach, ha deciso di pubblicare una dichiarazione sugli aspetti etici della maternità surrogata. Secondo mons. Lach, questa procedura rappresenta un “grave abuso della medicina, della ricerca biomedica e del diritto. Dal punto di vista morale, è un inganno, una violazione dell’integrità e dei diritti di tutti coloro che partecipano al processo della maternità surrogata: i genitori ‘sociali’, la madre surrogata e il bambino. Allo stesso tempo, la procedura corrompe e produce profondi danni morali nei medici, negli operatori sanitari e nelle altre persone che vi partecipano direttamente”. Il prelato mette in evidenza un aspetto sul quale la questione ha un impatto molto ampio: “Ogni forma di sostegno alla maternità surrogata minaccia le basi della struttura sociale di ogni società, con potenziali gravi conseguenze di ordine morale, sociale e legale. Si tratta di un attacco irresponsabile, motivato da ragioni commerciali, contro una famiglia, un matrimonio e una genitorialità sani”. La dichiarazione della sottocommissione per la Bioetica si ispira all’istruzione “Donum vitae” pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della fede nel 1987. “Questo documento è più che mai d’attualità, in quanto afferma chiaramente che, al pari della riproduzione assistita, la maternità surrogata è in palese contraddizione con l’unità sponsale e la dignità della procreazione”, sostiene Lach.

Questione di buon senso. Anche se esiste un certo numero di spiegazioni logiche che mettono in luce gli aspetti negativi della maternità surrogata da vari punti di vista, l’aspetto morale sembra essere cruciale, non soltanto per i credenti, ma per tutte le persone che fanno uso del proprio buon senso. “Nei media vediamo casi che risultano quasi incredibili. Genitori che – all’improvviso – decidono che non vogliono più il bambino, nato con la maternità surrogata, perché è portatore di handicap o semplicemente perché non risponde alle loro aspettative. Hanno cambiato la loro decisione. E adesso c’è un bambino nato ‘su richiesta’, una merce che non vogliono più, perché non soddisfa gli ‘standard di qualità’. Una situazione assurda che si trasforma in una realtà crudele”, affermaJozef Glasa, docente di medicina e membro della sottocommissione episcopale. Glasa aggiunge che la maternità surrogata è un business redditizio e allettante, lontano dal vero altruismo, che implica un rischio di schiavitù moderna. “La Slovacchia è un Paese piccolo e c’è la possibilità che si riveli saggio e previdente e gestisca questo problema nel modo giusto. Speriamo che la dichiarazione della nostra sottocommissione contribuisca in questo senso”, conclude il professor Glasa.

Una soluzione paneuropea.
Anna Zaborska, eurodeputato che ha alle spalle una ricca esperienza come pediatra prima di impegnarsi in politica a livello nazionale e internazionale, sottolinea che la legalizzazione della maternità surrogata crea le condizioni per la tratta di esseri umani. “In tutti i Paesi civili è vietato il commercio degli organi umani, perché costituirebbe una minaccia per la vita delle persone più povere. Per lo stesso motivo, anche l’affitto degli organi, incluso l’utero, dovrebbe essere vietato”, sostiene, sottolineando che la maternità surrogata non è una questione di assistenza sanitaria di competenza degli Stati membri dell’Unione europea, ma una questione di violazione dei diritti umani. Quindi, secondo Zaborska, “il Parlamento europeo dovrebbe prendere una posizione in tal senso e chiedere una soluzione paneuropea”.

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