Liturgia, a Koiné per ricercare la “nobile semplicità”

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VicenzaDi Francesco Rossi
Dalle casule agli ostensori, dai santini alle statue sacre, dall’editoria cattolica alle social app. La XVI edizione di Koiné, rassegna internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto, ospitata alla fiera di Vicenza dal 18 al 21 aprile, è una ricca esposizione di tutto ciò che ruota attorno al “settore religioso”: 345 gli espositori, provenienti da 23 Paesi. Promossa in collaborazione con la diocesi di Vicenza, l’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e il Servizio Cei per l’edilizia di culto, la rassegna ha come filo rosso di questa edizione la “nobile semplicità”, a cui più volte richiama il Magistero della Chiesa, a partire dalla costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium” sulla sacra liturgia, e a fianco della parte espositiva vede una sezione dedicata alla ricerca e alla cultura, “per offrire al mondo produttivo un contributo di idee e proposte innovative, in sintonia con gli orientamenti espressi dal Concilio Vaticano II”.
Alla ricerca della “nobile semplicità”. Koinè “anche quest’anno propone una sinergia fattiva tra lo spazio espositivo, le mostre e le giornate di studio inerenti l’arredo liturgico e l’architettura di culto”, ha affermato all’apertura della manifestazione il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, augurandosi che questa edizione “stimoli frutti buoni, che sappiano interpretare al meglio le esigenze di una liturgia conciliare che deve parlare con la ‘nobile semplicità’”. Un filo rosso approfondito, in particolare, nel convegno dedicato allo stile e ai modi di comunicare della Chiesa post-conciliare. “Con Paolo VI si è cercato di applicare lo spirito conciliare, aprendo la Chiesa al dialogo con il mondo”, ha sottolineato il giornalista Enzo Romeo proponendo un excursus sul “linguaggio” dei Papi: dalla “Messa degli artisti” che Montini celebrò nel 1964 alle innovazioni “in campo artistico e liturgico” di Giovanni Paolo II, esemplificate dalla chiesa Nowa Huta a Cracovia, che egli “fece tenacemente costruire accanto ai cantieri di Lenin”, fino alla suggestiva Messa di Benedetto XVI alla Sagrada familia di Barcellona, “simbolo dell’intreccio tra antico e moderno, nella continua e inarrestabile ricerca artistica connaturata nella natura umana”. Da ultimo, la “povertà e semplicità” di papa Francesco che però si coniuga con la valorizzazione del bello come “riflesso luminoso del cuore, di ciò che viene dal profondo della propria fede”. Nobiltà, semplicità e bellezza, peraltro, sintetizzano la riforma liturgica del Vaticano II. A tale criterio s’ispira pure la mostra sui “santini d’autore”, frutto della collaborazione di Koinè con giovani artisti chiamati a elaborare interpretazioni contemporanee per le immagini devozionali.
La manutenzione programmata delle chiese. In primo piano anche la conservazione del patrimonio immobiliare esistente, mediante piani di manutenzione programmata delle chiese e dei complessi parrocchiali. Nei padiglioni di Koinè è stato presentato lo stato di avanzamento della relativa ricerca condotta dal Politecnico di Milano, per conto del Servizio nazionale per l’edilizia di culto della Cei. “L’attenzione alla manutenzione – spiega monsignor Giuseppe Russo, responsabile del Servizio Cei – viene da una richiesta pressante delle diocesi; inoltre in diversi edifici di culto e pastorali realizzati nel post-Concilio, a motivo di una bassa qualità nella loro esecuzione, il problema della manutenzione sta esplodendo, con costi elevati”. Peraltro, già nel 1993 la Nota pastorale dei vescovi su “La progettazione di nuove chiese” faceva riferimento alla necessità di un piano di manutenzione, per adottare soluzioni idonee alla specificità degli spazi dell’edificio di culto, introducendo “tutti quegli accorgimenti che garantiscono la regolare e agevole manutenzione della chiesa e dei suoi impianti”. Mentre per gli edifici storici ogni intervento si deve misurare con il contesto specifico, quelli nuovi “vanno progettati in relazione all’intero ciclo di vita di un’opera”, avendo “una visione unitaria del processo edilizio”, ha rimarcato Cinzia Talamo, docente al Politecnico di Milano, richiamando il “requisito di manutenibilità” e un “adeguato piano prestabilito di manutenzione”. No, quindi, a belle vetrate senza pensare a come sia possibile pulirle, come pure a procrastinare gli interventi di manutenzione fino al momento dell’emergenza. La ricerca produrrà “strumenti di supporto” a committenti, progettisti e manutentori che verranno prossimamente sperimentati in tre diocesi-pilota, affinché siano proprio le Chiese locali a dare “testimonianza di buone pratiche”.

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