A tu per tu con la Dott.ssa Maria Chiara Verdecchia: “L’educazione è smarrita, denudata ma non finita…”

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Marco e Chiara

DIOCESI –  Il Card. Carlo Maria Martini affermava che “Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto.”
Passione e responsabilità fanno del pedagogista un professionista serio, oggi racconteremo l’esperienza della “Dott.ssa Chiara” pedagogista impegnata in prima linea nelle problematiche che stanno emergendo da un punto di vista educativo-didattico e che davanti a un disagio, una difficoltà, non è mai rimasta indifferente e tantomeno impreparata…

Il progetto “co-educare ad essere sé” che lei ha scritto e finanziato dalla fondazione carisap ha preso il via, cosa intende raggiungere?
Semplicemente ripristinare ciò che di bello è sedimentato nei nostri ragazzi; io li apprezzo e sono contraria alla denigrazione massiccia che spesso ad essi viene rivolta. Co-educare richiama la necessità di creare una rete responsabile tra le realtà coinvolte nell’ educazione quali la famiglia, la scuola, la parrocchia e gli enti, superando criteri di autoreferenzialità e frammentarietà. Se vogliamo recuperarli, risvegliando i loro talenti,  dobbiamo affinare le competenze e la capacità educativa di ciascuno.

E’  vero  che gli adolescenti   sono, come si dice, spavaldi e fragili?
Si , in parte lo sono, ma la spavalderia e la fragilità che li contraddistingue, possono essere delle risorse nella misura in cui non siano maschere o espedienti atti a negare il presente e precludere il futuro, ma solo fasi di passaggio necessarie per ri-costruire la propria personalità.  Per questo è necessaria la presenza di adulti competenti, in grado diappassionare, provocare e gettare al sé adolescenziale, àncore cui  aggrapparsi. Quando individuano qualcuno che secondo loro rappresenta una risorsa sia in termini di proposta che di relazione, restano soggiogati e danno il meglio di sé. Il cortometraggio “I Care” girato negli oratori ne è una  prova lampante.

Sembra che l’ educazione abbia abdicato a favore di nuovi sistemi culturali, come è possibile riportarla in auge?
Bella domanda ! In questo ineffabile chiasmo cui la società è sottoposta, l’educazione è smarrita, denudata ma non finita.
Non può più essere riscoperta  per via deduttiva, facendola discendere da valori desueti bensì induttiva.  Occorre rintracciare  nella propria storia,nell’ esperienza, nella quotidianità, nei maestri incontrati lungo il cammino, nelle periferie, nei dialoghi,  il senso, le tracce, i principi che siano condivisi e che riportino a quanto l’ educazione  continua a rappresentare, perché è educazione tutto ciò che ci cambia, ci migliora, ci fa stare meglio.

E allora come si potrebbe educare oggi e quale consiglio dare a chi si accinge ad essere educatore?
Non ci sono ricette e tantomeno dogmi da perseguire, ma la cosa più importante da considerare, al di là di competenze specifiche e rigore metodologico, è la responsabilità  che ciascun educatore dovrebbe assumere nel prendersi cura dell’ altro ed essere in relazione con lui. E’ bene ricordare che una relazione educativa va vissuta tra due libertà che si incontrano, dove l’ educando, accompagnato nella ricostruzione e  ricerca di nuovi significati, va  a definire  il suo orizzonte e le sue scelte.

Dalle parole emerge una tale severità, ma lei che tipo di pedagogista si definisce?
Si è vero. Sono abbastanza severa con gli educatori  cui insegno, perché  i miei maestri nel corso degli anni e soprattutto nelle comunità in cui ho operato con ragazzi difficili, mi hanno sempre redarguito sulla preparazione che avrei dovuto avere, in quanto ogni mia parola, gesto,sguardo sarebbero state stigmate incancellabili nella vita di ciascuno e determinato parte della loro esistenza. Se incontri  un disagio, una difficoltà, pertanto, non puoi rimanere indifferente e tantomeno impreparato.

Cosa fa il pedagogista?
Negli ultimi anni  sta diventando una figura sempre più richiesta viste le grandi problematiche che stanno emergendo da un punto di vista educativo-didattico, comunque il pedagogista, in genere, eroga prestazioni alla persona di qualsiasi età, alla coppia, alla famiglia, al gruppo ed alle istituzioni, attraverso attività educative, culturali, rieducative, formative. Svolge altresì attività didattica, come nel mio caso, sperimentazione e ricerca nello specifico  ambito professionale.  Dialoga e collabora in équipe multidisciplinare. Passione e responsabilità fanno del pedagogista un professionista serio.

Sarà una delegata al convegno di Firenze, che cosa si intende per nuovo Umanesimo?
Sono stata molto contenta di questa opportunità offertami dal Vescovo Carlo e tutti insieme ci stiamo preparando a questo evento.
Il nuovo umanesimo?  In generale, l’Umanesimo, superando i concetti tradizionali di autorità, dogmi propri di un sistema precedente, ha restituito dignità all’ uomo, riconoscendogli autonomia creativa e responsabilità della storia e della natura. Il nuovo umanesimo, sembra, ripartendo da queste premesse, essere diretto a tutto l’uomo sia nella sua dimensione razionale sia in quella affettiva. E’ un voler riconoscere i limiti propri di una razionalità strumentale che tutto reifica a favore di una razionalità sapiente, critica, emotiva e spirituale. Credo sia un invito rivolto all’ uomo di oggi, a compiere un passaggio da uno stato di alienità a uno stato di alterità, attraverso l’esperienza dialogica, relazioni e ricerca; una ricerca, che non muova i passi da teorie  pre-definite, ma  prenda spunto  da un’ osservazione costante fenomenologica della prassi.  Sto studiando, vedremo meglio in seguito.

Grazie al suo contributo, gli oratori in diocesi  rappresentano una realtà forte ed emergente, quali prospettive per il futuro?
Si, ormai sono tanti gli oratori presenti in diocesi, ma la buona riuscita è sempre frutto di un’équipe che si confronta , discute e condivide un programma. A tal senso, approfitto per ringraziare Don Tiziano, la segretaria Luigina e tutti i referenti che ne fanno parte, perché grazie alle loro osservazioni, restituzioni,suggerimenti, interpreto meglio i bisogni e calibro qualsiasi tipo di progettualità . Quali prospettive? Facendo fede al programma del progetto co-educare ad essere sé, nei cinque oratori referenti (Donatella Sciamanna di Castignano, Santa Caterina di Comunanza, La città dei bambini di Grottammare, Sant’ Antonio di Padova, di San Benedetto, Regina Pacis di Monteprandone) che hanno aderito, ci sarà la formazione per educatori,  laboratori per ragazzi e adulti, potenziamento educativo-didattico e opportunità per compiere esperienze lavorative presso cooperative presenti sul territorio.  Se ai ragazzi non permettiamo  di compiere esperienze adulte di cui responsabilizzarsi sia nel mondo del lavoro sia in quello del volontariato, non assaporeranno mai il gusto della conquista di sé, indispensabile per superare le inevitabili frustrazioni.

Titolare dei centri pharus, docente, formatrice ecc…., come fa a coniugare la carriera con la famiglia?
Dandomi delle priorità.
Dopo 25 anni di matrimonio, la famiglia è comunque  il luogo dell’autenticità, è lì che   esprimo me stessa, le mie debolezze , fragilità, ma nello stesso tempo è lì che  mi rigenero.  Difficoltà non mancano ma, se vissute all’ interno di un progetto di vita, diventano  momenti di crescita.

Quali pregi e quali difetti?
Pregi pochi difetti molti…..
Penso di essere una persona entusiasta, appassionata, mentre uno dei miei difetti è di essere sempre in movimento, di proporre, di esigere fino allo sfinimento e le persone che collaborano con me ne sanno qualcosa………

One thought on “A tu per tu con la Dott.ssa Maria Chiara Verdecchia: “L’educazione è smarrita, denudata ma non finita…”

  • 18 agosto 2015 at 03:56
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    L’errore che mi colpisce è ” superare il concetto di autorità ” . E’ una mentalità tardosessantottina che ha fatto danni di cui oggi paghiamo le conseguenze nelle famiglie e a scuola . Autonomia e creatività sono miti senza senso. Dietro si intravede una mentalità tipicamente femminea e poco virile. I ragazzi di oggi vanno ,invece guidati, in modo autoritario senza mezzi termini . Devono riscoprire il senso reale della sofferenza e delle privazioni e che la vita è minacciosa e competitiva. Il resto è fumo idealistico: razionalità strumentale o sapiente ?1? Scusi, io parlo come mangio : pane al pane , vino al vino !

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