Giornata delle vocazioni: l’esodo è “paradigma della vita cristiana”.

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Roma 19/01/2014Papa Francesco va in visita nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù, vicino alla stazione TerminiPh: Cristian Gennari/Siciliani

Uscire da se stessi, “dalla comodità e rigidità del proprio io per centrare la nostra vita in Gesù Cristo”. È “il movimento fondamentale dell’esperienza di fede” che sta “alla radice di ogni vocazione cristiana”. Lo ricorda papa Francesco nel messaggio per la 52ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (firmato nella Domenica delle Palme e reso noto oggi), che ha per titolo “L’esodo, esperienza fondamentale della vocazione”. “La vocazione cristiana – scrive il Papa – non può che nascere all’interno di un’esperienza di missione. Così, ascoltare e seguire la voce di Cristo Buon Pastore, lasciandosi attrarre e condurre da Lui e consacrando a Lui la propria vita, significa permettere che lo Spirito Santo c’introduca in questo dinamismo missionario, suscitando in noi il desiderio e il coraggio gioioso di offrire la nostra vita e di spenderla per la causa del Regno di Dio”. “L’offerta della propria vita in questo atteggiamento missionario è possibile solo se siamo capaci di uscire da noi stessi”, sottolinea Francesco, leggendo “l’esperienza dell’esodo” come “paradigma della vita cristiana, in particolare di chi abbraccia una vocazione di speciale dedizione al servizio del Vangelo”. “Consiste – spiega – in un atteggiamento sempre rinnovato di conversione e trasformazione, in un restare sempre in cammino, in un passare dalla morte alla vita così come celebriamo in tutta la liturgia: è il dinamismo pasquale”. 

Il Papa declina la vocazione come “quell’azione di Dio che ci fa uscire dalla nostra situazione iniziale, ci libera da ogni forma di schiavitù, ci strappa dall’abitudine e dall’indifferenza e ci proietta verso la gioia della comunione con Dio e con i fratelli”. “Rispondere alla chiamata di Dio, dunque, è lasciare che Egli ci faccia uscire dalla nostra falsa stabilità – aggiunge – per metterci in cammino verso Gesù Cristo, termine primo e ultimo della nostra vita e della nostra felicità”. Una “dinamica dell’esodo” che “non riguarda solo il singolo chiamato, ma l’azione missionaria ed evangelizzatrice di tutta la Chiesa. La Chiesa è davvero fedele al suo Maestro nella misura in cui è una Chiesa ‘in uscita’, non preoccupata di se stessa, delle proprie strutture e delle proprie conquiste, quanto piuttosto capace di andare, di muoversi, di incontrare i figli di Dio nella loro situazione reale e di com-patire per le loro ferite”. “La Chiesa che evangelizza – rimarca Bergoglio – esce incontro all’uomo, annuncia la parola liberante del Vangelo, cura con la grazia di Dio le ferite delle anime e dei corpi, solleva i poveri e i bisognosi”. Infine, “ascoltare e accogliere la chiamata del Signore non è una questione privata e intimista”, bensì “un impegno concreto, reale e totale” che “spinge al tempo stesso all’impegno solidale a favore della liberazione dei fratelli, soprattutto dei più poveri”.

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