Sferruzzare coperte per ridare speranza ai bambini siriani

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volontariatoDi Sarah Numico
“Sono inglese e vivo in Turchia. Sono arrivata qui 11 anni fa. Sono sposata con Mehmet da 6 anni. Passo la maggior parte del mio tempo lavorando a maglia”. Così si presenta Dianne Jones, una nonna come tante, che ha deciso di usare la sua passione per il lavoro a maglia per aiutare i bambini siriani accolti nei campi profughi in Turchia. Nel 2012 ha fondato l’associazione Lily, come “Love in the Language of Yarn” (Amore nella lingua dei filati), ma anche come il nome della sua prima nipotina, nata morta nel 2010. Dianne riceve quadretti di stoffa, lavorati a mano, da tutto il mondo di 20 centimetri di lato e poi, con l’aiuto di un gruppo di volontarie, li cuce insieme per farne coperte. Nei primi sette mesi di attività dell’associazione, tra marzo e ottobre 2012, sono state preparate più di duemila coperte, spedite in tre campi profughi. Da allora il conto delle coperte si è perso. Gli ultimi pacchi, ricevuti giovedì 2 aprile, sono arrivati da Australia, Inghilterra, Bahamas, Giappone, Malesia. Per ogni pacco che riceve, ringrazia pubblicamente su Facebook e pubblica le foto di ciò che è pronto per essere inoltrato ai bambini. Attraverso la rete ha lanciato nei giorni scorsi un altro dei suoi appelli: “Ho appena sentito che c’è una famiglia siriana bisognosa qui a Kuşadasi. Ho messo insieme ciò che avevo per loro, ma ci manca abbigliamento per i 10-14 anni. Se qualcuno può aiutare, grazie”. E dall’altra parte del mondo, altre persone dal cuore grande, tirano fuori i ferri e in silenzio cominciano a lavorare.
Dianne, come ha cominciato l’attività con Lily?
“Quando sono andata in pensione avevo bisogno di qualcosa che mi tenesse impegnata. Lavoravo a maglia e ho cominciato un blog per appassionate di filati. Mia figlia aspettava il mio primo nipote, quindi preparavo vestiti e scrivevo sul blog. Al giovedì recensivo esperienze di volontariato con i ferri e la lana. Il 18 luglio 2010 mia nipote Lily Iris Gibson è nata morta. È stata una cosa sconvolgente. Volevo fare qualcosa in sua memoria e cercavo organizzazioni benefiche in Turchia dove potessi lavorare a maglia, ma non ce n’erano. Uno dei progetti che avevo recensito nel mio blog era ‘sferruzza un quadrato’: preparavano coperte per gli orfani dell’Aids in Africa. Poi è scoppiata la guerra in Siria e i rifugiati hanno cominciato a riversarsi in Turchia. Così mi è venuta l’idea e il 14 marzo 2012 ho cominciato con Lily”.
Come ha fatto a diffondere questa proposta?
“Ho aperto una pagina su Facebook e un blog (http://love-in-the-language-of-yarn.blogspot.com.tr), senza pensare nemmeno per un momento che sarebbe cresciuto così in fretta. In pochissimo tempo ho iniziato a ricevere quadretti di lana da tutto il mondo, da persone dai percorsi più diversi. Le coperte offrono amore, un senso di sicurezza e conforto ai bambini siriani rifugiati che sono scappati dalle loro case a causa della guerra. E vogliono essere un messaggio d’amore”.
Come funziona esattamente Lily?
“Noi siamo a Kuşadasi, nella Turchia occidentale. Un gruppo di circa 15 persone s’incontra tutti i martedì per cucire i quadretti che riceviamo via posta, confezionando le coperte. Molte delle nostre cucitrici sono immigrate: hanno del tempo libero e vogliono aiutare. Se non riescono a venire il martedì, si portano i quadretti a casa e cuciono durante la settimana. Per fare una coperta per adulti ci vogliono 64 quadrati di 20 cm; 36 per una coperta da bambini. Molto presto sono cominciati ad arrivare anche cappellini, guanti, sciarpe, calze, maglie fatte ai ferri o all’uncinetto. Poi spediamo tutto ai campi di rifugiati siriani qui in Turchia per aiutare i bambini a stare al caldo in inverno. D’estate mandiamo invece vestiti leggeri: molti di questi bambini hanno lasciato la Siria solo con ciò che avevano addosso. Abbiamo anche mandato pupazzi e bambole di lana”.
Da dove arrivano i quadrati di lana e i pacchi?
“Da tutto il mondo. Non penso ci sia un Paese da cui non abbiamo ricevuto dei lavori! Gran Bretagna, Usa e Islanda sono i Paesi che contribuiscono in misura maggiore”.
E quando il materiale è pronto?
“Affittiamo un furgone e due autisti portano le coperte ai campi profughi nella Turchia orientale e vicino alla frontiera siriana, a 12 ore di viaggio da qui. Facciamo una consegna ogni mese. Contattiamo i campi e domandiamo loro se possiamo consegnare. Ci sono 22 campi registrati in Turchia. Di recente abbiamo scoperto tre campi a Izmir, che è solo un’ora di viaggio da Kuşadasi. Non sono registrati e quindi non hanno ricevuto alcun aiuto, quindi adesso ci concentriamo ad aiutare loro”.
La gioia più grande?
“Vedere i sorrisi dei bambini quando indossano un paio di calze nuove…”.
Ora Lily si è attivata a raccogliere fondi per comprare depuratori d’acqua, vero?
“L’Organizzazione mondiale per la sanità ha comunicato che c’è una reale minaccia di colera in Siria con l’arrivo del caldo: in molte zone non c’è più acqua corrente e si beve acqua sporca. Abbiamo deciso con Lily di cercare di aiutare a combattere questa piaga, raccogliendo denaro per comprare purificatori d’acqua per i villaggi”.

One thought on “Sferruzzare coperte per ridare speranza ai bambini siriani

  • 8 maggio 2015 at 09:07
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    Ammiro le persone così altruiste. Purtroppo ce ne sono pochissime.
    Anch’io faccio parte di una piccola organizzazione e soprattutto quando mi trovo in vacanza di solito in val venosta sferruzzocopertine e calze a più non posso. Complimenti continuate cos`!

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