I cristiani sono discriminati oggi in ben 139 Paesi, cioè in circa il 75% degli Stati ufficialmente riconosciuti

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martiriDi Mons. Vincenzo Bertolone

“La croce congiunge la terra al cielo, tende le braccia in tutte le direzioni, è il segno misterioso dell’umanità universale, il telaio sul quale viene tessuta la nostra vita”, osservava lo scrittore Romano Battaglia. Intanto, però, lontano dalle cronache nazionali, nei giorni scorsi è rimbalzata su alcuni quotidiani locali la storia di un piccolo paese del Veneto in cui cittadini e sindaco si sono mobilitati contro la rimozione del Crocifisso dall’ufficio postale, ricevendo una burocratica risposta secondo la quale – stando a quanto riferiscono i media – la decisione sarebbe da rinvenirsi negli standard organizzativi adottati.

Nulla di nuovo sotto il sole. Solo un altro passo lungo quel sentiero di dolore fatto di notizie che, a cadenza quotidiana, giungono da luoghi tutt’altro che remoti nei quali il solo dirsi cristiani è diventato obbrobrio punito con la morte. In Iraq, in Libia, in Siria, in Kenya e altrove i cristiani pagano con la vita la fedeltà a Chi ha cambiato la storia di tutti, nella convinzione che tradirlo significherebbe rinnegare la propria stessa identità. Fare memoria di queste vite spezzate è essenziale per difendere le radici di un popolo. Perché se rimuovere un Crocifisso non è atto certo paragonabile in alcun modo ad un omicidio, è però vero che esso contribuisce a mettere in discussione, con la forza dei simboli, non solo il cristianesimo, ma il principio della libertà religiosa in Italia, in Occidente e ovunque. Così si spinge la religione ai margini della sfera nome sociale, in nome di una supposta laicità. E intanto tutto intorno prosegue la campagna dei soliti noti per eliminare la cristianità dalla vita pubblica, scuola inclusa; per negare ai genitori il diritto di educare i figli; per imporre una visione sessuale di Stato. Si chiudono, insomma, i credenti nel Tempio, si chiede l’ostracismo di Dio, si dimenticano le conseguenze del Suo esilio praticato dai totalitarismi del Novecento. Si trascura finanche la lezione di Alexis de Tocqueville, padre della democrazia moderna, che già insegnava che le democrazie che escludono Dio – o la religione in generale – sono condannate, prima o poi, al decadimento, alla degenerazione ed a produrre ingiustizia, violenza, terrore.

È anche in ciò la radice del processo di svuotamento dei valori più alti della civiltà europea, che porta il Vecchio Continente ad assistere impotente alla ripresa delle persecuzioni contro il cristianesimo ed altre fedi, documentata dai più seri e accreditati centri di studio: secondo il Pew Research Center di Washington, ad esempio, i cristiani sono discriminati in 139 Paesi, ovvero in circa il 75% degli Stati ufficialmente riconosciuti. Offese, minacce, emarginazione sui luoghi di lavoro, espropri, torture, uccisioni di massa: ciò avviene non solo in molte nazioni musulmane, ma anche in contesti religiosamente e politicamente diversi.

Il mondo sembra aver preso a girare all’incontrario. Dal momento che scendere non si può, tanto vale, allora, impegnarsi per cambiare le cose. Non solo per resistere, ma per andare oltre senza più, come auspica anche Papa Francesco, volgere “lo sguardo dall’altra parte”.

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