Pegida, paura del futuro Ma la Germania reagisce

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EuropaThomas Jansen
L’ininterrotta crisi ha generato in tutta Europa movimenti e partiti populisti che di Paese in Paese sono apparsi sotto forme diverse, operando con gradi differenti di successo. Provengono da sinistra e da destra, si oppongono all’establishment politico, sono contro l’Unione europea e gli immigrati. Indipendentemente dal fatto che si rendano riconoscibili per le loro ideologie di sinistra o di destra, lottano insieme su alcuni fronti, per esempio contro l’euro e contro Angela Merkel, ma a favore di Vladimir Putin.
Nel frattempo, quest’ondata ha raggiunto anche la Germania. Si chiama “Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente” (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes, sigla Pegida) un movimento che dall’ottobre dello scorso anno ha attirato molta attenzione attraverso manifestazioni a scadenza regolare a Dresda. Al culmine del successo, è riuscito a coinvolgere fino a 25mila persone nelle “passeggiate” del lunedì attraverso la città. Con il grido di battaglia “Noi siamo il popolo!” Pegida voleva riallacciarsi al movimento per i diritti civili, che con questo motto nel 1989 aveva portato al crollo del regime comunista nella Germania Est. Si tratta tuttavia di un’usurpazione, poiché lo spirito del movimento Pegida fin dall’inizio si è posto in netto contrasto con l’insurrezione democratica e liberale che ha animato il movimento per i diritti civili del 1989. Al contrario, le parole d’ordine dei seguaci di Pegida sono mosse dal risentimento; sono anti-democratiche, anti-liberali e xenofobe. Esse contengono un rifiuto all’amore verso il prossimo e alla solidarietà.
Si tratta in definitiva di un evento intollerante e anti-europeo, come già noto in altri Paesi. Chi sono gli organizzatori, i sostenitori e i seguaci di questo movimento? Tra loro ci sono molti “cittadini comuni” e brava gente, che vogliono esprimere le proprie preoccupazioni. Leggono i cambiamenti come imposizioni e coltivano la paura del futuro. A causa di una formazione politica limitata non riescono a capire alcuni processi della politica e della società; si sentono respinti dalla “politica” ed esclusi dai processi decisionali, e ritengono che nessuno li voglia ascoltare. A questo gruppo di seguaci frustrati e ansiosi si mescolano elementi della destra radicale e nazionalista che nella formulazione degli slogan del movimento ne determinano il tono.
Nessuno dei partiti rappresentati in Parlamento sostiene l’iniziativa di Dresda né mostra anche solo interesse ad avviare un dialogo con i suoi portavoce. Al contrario: con intensità diversa, il movimento è contrastato da tutti i partiti principali. Nella popolazione incontra un ampio rifiuto. Questo mostra il vasto consenso democratico e la stabilità politica della Repubblica Federale.
Solo “Alternativa per la Germania” (Afd), un giovane partito, per il momento rappresentato solo al Parlamento europeo e in alcuni consigli dei länder, ha indicato attraverso alcuni dei suoi leader che vi è una certa affinità con le idee e le preoccupazioni del movimento. Nato come partito di protesta contro la politica di salvataggio dell’euro, l’Afd è diventato nel frattempo il partito politico ricettacolo delle forze euroscettiche, anti-europee, dei nazionalisti e dei conservatori di destra e dei critici del sistema. Tuttavia, la sua posizione programmatica non è definita. Non ha ancora un programma concordato tra le diverse ali del partito e accettato dai suoi membri; dovrebbe essere elaborato nel corso di quest’anno. Non è escluso che l’Afd, che secondo i sondaggi attualmente ha il consenso di circa il 6% degli elettori, userà questo movimento in vista delle prossime elezioni.
A parte la generale opposizione politica, la propaganda xenofoba di Pegida ha generato risentimento e ostilità nella società civile. Ha suscitato disapprovazione anche l’auto-designazione di “patrioti europei”, percepita come prepotente e arrogante. Il fatto che nel corso delle manifestazioni una grande croce nera-rossa-oro sia stata portata come segno della motivazione cristiana e nazionale ha causato indignazione. E la presunta “islamizzazione dell’Occidente”, che non regge all’esame della realtà, ha certamente contribuito a far percepire come millanteria le pretese di Pegida. La mobilitazione delle forze della società civile, tra cui le Chiese e le comunità religiose, non si è fatta attendere. Il cardinale Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha subito condannato Pegida.
Nel frattempo, la virulenza del movimento è diminuita. A gennaio c’è stata una spaccatura tra la parte radicale e quella moderata. Il numero dei partecipanti alle manifestazioni di Dresda è calato nettamente. Ci sono state altre città, in particolare Lipsia e Düsseldorf, che l’hanno imitato, ma – in base al numero di partecipanti – non sono state così efficaci come il modello di Dresda. Le loro “passeggiate” sono state sistematicamente accompagnate da dimostrazioni di oppositori di Pegida, che spesso avevano più partecipanti.
Il futuro di questo movimento populista in Germania, così come i fenomeni corrispondenti in altri Paesi dell’Unione europea, dipenderà dal futuro corso della crisi, per il cui superamento si avvertono segni di speranza già in questa primavera.

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