La Francia politica: tre partiti e più donne

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votofranciaJean-Dominique Durand

I francesi hanno votato nelle due ultime domeniche per eleggere i consigli provinciali (i dipartimenti). Almeno una parte dei francesi, perché i parigini non hanno votato. Parigi infatti è nello stesso tempo comune e dipartimento: il consiglio comunale ha le competenze del dipartimento. Lo stesso accade per Lione: la città e i comuni attorno costituiscono dal 1° gennaio 2015, una Metropoli, nuova entità amministrativa francese, e il primo di questo tipo. I commenti della stampa dimenticano spesso questo aspetto importante.
Sulla base dei risultati definitivi del voto del 29 marzo, si possono fare cinque osservazioni.
Primo: i sondaggi che da settimane annunciavano una vittoria del Front National si sono sbagliati, come al solito. I sondaggi hanno sbagliato previsioni in Francia, come era successo in Israele poco tempo fa. Si tratta dunque di capire perché, nonostante la ripetizione degli stessi errori, elezione dopo elezione, tutti i media diano tale importanza ai sondaggi, considerati troppo spesso come realtà pura. È un grande problema per la democrazia, ma nello stesso tempo rassicurante: conferma che i giochi non sono mai chiusi in anticipo.
Seconda osservazione: la Francia è diventata tripartitica. Sotto la Quinta Repubblica, per la prima volta si impongono tre partiti che corrispondono più o meno ognuno a un terzo dell’elettorato: 36% per la destra, 28% per il Partito socialista, 25% per l’estrema destra. Tale situazione inedita ha per conseguenza di avere spesso tre “aspiranti” al secondo turno o soltanto due: destra ed estrema destra, o sinistra ed estrema destra. Con la necessità per il partito “repubblicano” (Ump e Ps) eliminato dal secondo turno, di fare una scelta: l’Ump ha preso la posizione ufficiale del “ni, ni”, cioè il rifiuto di scegliere tra i socialisti-repubblicani e gli estremisti; il partito socialista ha invece sempre chiamato l’elettorato al voto repubblicano. Ma in genere, l’unione repubblicana ha funzionato piuttosto bene: il Front National ha pochi eletti, e non ha la maggioranza in alcun dipartimento.
Terzo. Eppure il Fn ha dominato la campagna elettorale. Il primo ministro Manuel Valls ha coraggiosamente denunciato la realtà di tale partito, la minaccia che rappresenta per le istituzioni, per l’Europa, per gli equilibri economici, per la sicurezza del Paese. Si è rifiutato di provare ad attirare al Partito socialista il voto degli elettori del Front national. Al contrario, ha cercato di porre il Fn di fronte alle sue responsabilità. Invece, la destra “moderata” si sposta sempre di più verso la destra estrema e numerosi sono i suoi responsabili a livello locale che cercano il recupero degli elettori frontisti. I partiti del centro sembrano più o meno spariti, quasi assorbiti nell’Ump di Sarkozy. Si osserva una “droitisation” della destra.
Quarta considerazione. Tutta la stampa sottolinea la disfatta della sinistra. È una realtà evidente: la destra vince in 67 dipartimenti, la sinistra in 34. Questa ne perde 28 che passano da sinistra a destra, e ne ricupera uno solo. Bisogna però relativizzare tale osservazione: la destra recupera numerosi dipartimenti che sono stati nel passato, e a lungo, di destra. In realtà, questa elezione conferma una specie di tradizione francese che si ripete da un’elezione all’altra: l’opposizione vince sempre le elezioni intermedie. Quando la destra aveva il potere centrale, la sinistra vinceva, anche clamorosamente. Per esempio, in occasione delle ultime elezioni regionali del 2010, quando Sarkozy era Presidente della Repubblica, la sinistra aveva vinto tutte le regioni, salvo una, l’Alsazia.
Quinto. Questa ultima tornata elettorale provoca un rinnovo importante della classe politica, con l’emergere di una nuova generazione più giovane e, soprattutto, più femminile. Difatti, la legge elettorale ha imposto delle doppie candidature: in ogni circoscrizione, i candidati si sono presentati in due: un uomo e una donna. La conseguenza è il fatto che ormai, qualunque sia la maggioranza politica, la composizione delle assemblee dipartimentali è perfettamente paritaria, tra uomini e donne.
Le elezioni dipartimentali sembrano dunque portare a una modificazione del paesaggio politico francese. Ma bisogna essere prudenti nell’analisi: non tutta la Francia ha votato, e nelle zone dove si votava, meno del 50% degli elettori ha utilizzato il diritto di voto. Forse il cambiamento più significativo, e portatore di conseguenze a lungo termine, è semmai la femminilizzazione del personale politico locale.

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