Vescovo Carlo: “Quando la religione perde il rapporto con la ragione e resta solo l’emotività… alla fine si perde Dio”

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DIOCESI – Il Vescovo Carlo Bresciani ha presieduto domenica 29 Marzo presso la Cattedrale Madonna della Marina di San Benedetto del Tronto, la solenne celebrazione della Domenica delle Palme.

Vescovo Carlo Bresciani: “Gli applausi del mondo sono effimeri. Fanno piacere e per questo possono essere una grande tentazione per coloro che affidano la loro vita al consenso delle folle. Ma sono anche una grande illusione, perché la folla è tanto generosa quando la si compiace, quanto violenta quando viene manipolata o non le si dà quello che vuole al momento. Una società fondata solo sul consenso immediato ed emotivo è volubile perché fondata su basi troppo precarie e fragili, come una casa sulla sabbia del mare. Basta una piccola bufera e la casa frana drammaticamente.

Gesù entra solennemente in Gerusalemme e le folle accorrono e lo applaudono. Anche i bambini partecipano gioiosamente alla festa. Il successo di Gesù con la sua predicazione sembra assicurato: entra in Gerusalemme osannato come un re. E’ acclamato come il figlio del re Davide: avessero fatto le votazioni probabilmente avrebbe vinto le elezioni. Gesù accetta questa trionfo, ma non si lascia guidare dalla folla e dalle sue illusorie attese. Sa che, quando si seguono interessi particolari e non solidi valori e orientamenti di vita, è troppo facile passare dall’osanna al crocifiggilo. Sa che si può addirittura ricorrere a invocare Dio per dare la morte, e questo sarà proprio quello che gli toccherà in sorte.

La folla ha osannato Gesù per i suoi miracoli. Questo lo ha sempre fatto. Già gli era capitato anche di essere osannato come possibile loro re quando aveva moltiplicato i pani e i pesci sul lago di Tiberiade, ma di essere stato poi presto abbandonato da tutti, quando indicò che più importante dei pani e dei pesci distribuiti alla folla era il pane disceso dal cielo e affermò che solo quello avrebbe dato la vita eterna. Furono solo gli apostoli a rimanere fedeli e a dire parole che ancora oggi ci rincuorano: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68).

La fedeltà si misura non nel momento del successo presso la folla che acclama, ma nel momento in cui si deve decidere delle cose veramente importanti della vita, magari pagandone un prezzo alto. Gesù rimane sempre fedele a Dio e al vero bene dell’uomo, per questo resta fedele a se stesso, anche quando la folla cambia atteggiamento perché non le è gradito quello che egli dice. Non si lascia inebriare dalla ricerca del consenso, sa che il consenso che non si fonda sulla verità è un inganno e non può portare libertà a nessuno, ma solo manipolazione e sfruttamento. E’ il gioco politico dei capi del popolo che manipolano la folla che in pochi giorni cambia completamente parere: colui che prima osannavano come re ora lo vogliono crocifisso. E’ sempre così, quando si dimentica la verità, c’è subito chi fa entrare in scena gli idoli del potere e usa la folla per scopi propri. Si può osannare Gesù con grande entusiasmo, ma il nostro entusiasmo è inutile e vuoto di verità se non siamo disposti a rimanergli fedeli indipendentemente dal nostro tornaconto, da ciò che gli altri dicono e fanno, dall’adesione al fascino degli idoli del momento.

Mi pare questa una lezione che la festa della Palme dà a ciascuno di noi. Essa ci introduce nella grande settimana liturgica che ci prepara alla Pasqua: chiamata appunto la settimana santa. Ci invita a meditare tutta la vicenda storica di Gesù alla luce della sua conclusione drammatica sulla croce, per aprirsi poi alla gloria della resurrezione. Gesù non è arrivato per caso sulla croce, ci sono state dinamiche umane ben precise, lotte di potere politico e religioso che, manipolando l’emotività della folla, hanno portato a questa conclusione: la lettura della sua passione, che abbiamo appena fatto, ce le ha presentate con cruda realtà.

Quando la religione perde il rapporto con la ragione e resta solo l’emotività, si possono avere grandi entusiasmi e anche grande concorso di popolo, ma alla fine si perde Dio. Mi pare un insegnamento da tenere sempre presente, soprattutto in tempi nei quali si cerca il miracoloso che appaga l’emotività, ma si rischia di dimenticare il Vangelo e la genuinità della fede.

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