A Expo Milano 2015 le voci dei territori e le attese dei poveri

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GualzettiGianni Borsa

“L’esperienza del nutrimento, in tutte le sue valenze, è il cuore della vita cristiana: è momento di crescita umana e spirituale, di relazione e solidarietà, aiuto e cura, lavoro e sviluppo. E il tema del cibo è occasione di riflessione ed educazione sulla fede, la giustizia, la pace, i rapporti tra i popoli, l’economia, l’ecologia…”. È una motivazione esauriente quella fornita dalle realtà ecclesiali che partecipano a Expo Milano 2015 a proposito della loro presenza all’esposizione universale che prenderà avvio tra un mese, il 1° maggio. La Santa Sede avrà un proprio padiglione, espressione anche della Cei, della diocesi di Milano, di Caritas Internationalis. Per la prima volta Expo (l’esordio ufficiale della manifestazione risale addirittura al 1851, a Londra) si apre ai soggetti della società civile – 13 in tutto, compresa la Famiglia salesiana con il padiglione dedicato a don Bosco -, che si affiancano alle rappresentanze di 145 Paesi e di tre organismi internazionali: Onu, Unione europea, Cern. Il titolo generale dell’esposizione, che proseguirà fino alla fine di ottobre, è “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”. “Con questo tema, da sempre fondamentale per l’umanità, la Chiesa entra in Expo portando la sua sensibilità ed esperienza”: è Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana e vicecommissario del padiglione della Santa Sede, a puntualizzare le motivazioni e gli scopi di questa “adesione convinta”. Nella speranza che il taglio del nastro inaugurale veda i lunghi e costosi lavori di preparazione completati, anche per dimenticare malaffare e arresti che hanno steso un’ombra sulla manifestazione.

Expo non può essere solo una fiera commerciale: è stato ripetuto più volte. Eppure l’Esposizione universale ha sempre avuto una forte connotazione economica. Cosa c’è di diverso questa volta?
“Nelle intenzioni dei promotori il tema dell’esposizione affronta aspetti essenziali per l’umanità e la sua stessa sopravvivenza. Le ultime edizioni si sono occupate, ad esempio, della risorsa-acqua oppure della vivibilità urbana. Così Expo 2015 offre una piattaforma d’incontro e di confronto su scala globale sull’alimentazione e la nutrizione. La Chiesa ha colto il valore strategico dell’argomento, che di fatto chiama in causa innumerevoli altri aspetti, come il diritto al cibo e all’acqua, la lotta alla fame e alla povertà, l’equa distribuzione delle risorse, la giustizia sociale, lo sradicamento di alcune fra le cause remote della guerra, delle migrazioni, del cambiamento climatico… Con lo stile del dialogo, che appartiene alla Chiesa, sarà una presenza intesa a portare una parola originale su questi aspetti, che ovviamente nasce dalla visione evangelica del mondo e della vita”.

Il tema generale dell’esposizione sollecita serie valutazioni sul problema della fame, sull’utilizzo responsabile delle risorse del pianeta, sul rispetto per l’ambiente e i corretti stili di vita… Expo2015 sarà ricordato anche per avere riproposto al centro dell’agenda politica il tema della solidarietà?

“La Santa Sede e la Caritas vorrebbero portare a Milano le voci dei territori, le tante esperienze di servizio accanto alla gente, la solidarietà testimoniata in ogni continente. C’è l’opportunità di far risuonare le attese degli 800 milioni di poveri di tutto il mondo, che vivono ai margini di questa nostra epoca sia nei Paesi in via di sviluppo ma anche nelle nazioni ricche, fino all’Europa e all’Italia. Si potranno segnalare, ad esempio, i fenomeni di accaparramento delle terre che impoveriscono i contadini di Africa e America latina; le guerre per l’acqua in svariate regioni asiatiche e africane. Ma occorre anche denunciare, e cercare rimedio, all’enorme spreco di cibo che si verifica quotidianamente in Occidente: basti pensare che un terzo degli alimenti che vengono messi sul mercato finisce nella spazzatura. In questo senso sì, possiamo dire che il termine solidarietà deve essere rimesso al centro dell’agenda politica internazionale. Come dice Papa Francesco, bisogna cercare e rimuovere le cause della povertà, individuando responsabilità, risposte percorribili, azioni concrete. Expo può costituire un momento significativo in questa direzione”.

Il 19 maggio è fissata una giornata promossa da Caritas Internationalis sul diritto al cibo e alla sicurezza alimentare…
“Si tratta di un grande evento che avrà un prologo la sera prima in piazza del Duomo a Milano, coinvolgendo le parrocchie e l’associazionismo. Poi, il 19 maggio, sarà la volta di una conferenza – ‘Una sola famiglia umana. Cibo per tutti’ – che concluderà la campagna mondiale per il diritto al cibo e all’acqua sostenuta dalla Caritas. I direttori delle Caritas nazionali di tutto il mondo racconteranno quanto hanno fatto nel proprio Paese su questo versante. Ci sono esperienze diversissime, che toccano l’educazione alla sobrietà, la revisione degli stili di vita personali, il consumo critico, la cooperazione, la microagricoltura e l’agricoltura familiare, l’acceso al lavoro per le donne, lo stop agli agrocarburanti, la restituzione delle terre ai contadini. Ricordo inoltre che, tra le decine di iniziative che saranno promosse nei prossimi mesi, figura, l’11 giugno, il ‘national day’ della Santa sede, alla presenza del cardinale Gianfranco Ravasi, commissario generale della Santa Sede all’Expo. Sarà una giornata di confronto a carattere antropologico sul tema di Expo e prevede anche un ‘Cortile dei gentili’, evento sul dialogo tra credenti e non credenti”.

Cosa rimarrà di questa edizione della manifestazione? Si sta già guardando oltre l’Expo? Si parla di una Carta di Milano…
“La Carta di Milano è una iniziativa del Governo italiano che si rivolge agli Stati con l’intento di promuovere il diritto al cibo. Sarà presentata poi alle Nazioni Unite, quasi a costituire una eredità immateriale di Expo Milano. Per tutte le informazioni su Expo e sulla presenza ecclesiale mi permetto infine di rimandare al sito internet www.expoholysee.org”.

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