FOTO Porto D’Ascoli, quarta stazione quaresimale: Educare alla laboriosità

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DIOCESI – La quarta stazione quaresimale a Porto d’Ascoli ha toccato alcuni luoghi significativi per riflettere e pregare intorno al tema dell’educare e del lavoro. Insieme con il vescovo Carlo le comunità della vicaria di S. Giacomo si sono ritrovate presso la Fabbrica dei Fiori a Porto d’Ascoli per ascoltare le testimonianze di alcuni lavoratori che grazie a delle borse lavoro sono occupati nelle serre. Hanno raccontato la gratitudine di poter lavorare con ritmi e in un clima accogliente, a contatto con la natura, che ha permesso loro di convivere con la loro malattia e di ritrovare la dignità come persone, anche grazie alla fiducia che dei volontari, degli operatori hanno dato loro.

Un seme di speranza anche in chi la malattia e le difficoltà della vita ha messo a dura prova. Quella fiducia nell’educare, nelle nuove generazioni, che il sostare della processione davanti la scuola media Cappella ha voluto sottolineare. La testimonianza di chi lavora nella scuola in vari progetti educativo-scolastici per piccoli e adulti, e da precaria, è stata quella di Sara, che pur nell’incertezza del futuro lavorativo ha ribadito la sua scelta dell’impegno nell’educazione come lavoro. Un’educazione al lavoro, alla virtù della laboriosità e alla scoperta delle proprie potenzialità e competenze da far fruttificare e mettere insieme è il compito primario del Progetto Policoro che ha presentato Franco, della pastorale del lavoro. Un progetto nato vent’anni fa per rispondere alla difficoltà lavorativa dei giovani del sud che oggi è diffuso in tutta Italia per dare fiducia, non solo ai giovani, riguardo al proprio lavoro e futuro. Anche l’imprenditore ha condiviso la difficoltà di oggi in questo tempo di crisi, più etica che economica in verità, a poter garantire un lavoro a tutti quelli a cui vorrebbe. E ha ribadito il suo impegno per un lavoro che rispetti la persona.

Un cammino con la croce portata dai giovani attraverso il quartiere, le sue difficoltà e preoccupazioni lavorative e esistenziali, ma anche nei segni di speranza posti ai piedi della croce per essere semi di resurrezione per tutti. Nelle preoccupazioni di ogni giorno, giuste e necessarie c’è però un di più da trovare.
È ciò che il Vangelo di Matteo ci ha ricordato, così come il vescovo Carlo, nella Chiesa di Cristo Re, ha spiegato.
Negli affanni, nelle preoccupazioni di ogni giorno possiamo essere soli o riconoscere che Dio ci viene incontro e ci invita ad avere fiducia. Riconoscere cioè ciò che vale di più, le vere priorità, se è più importante il vestito, le cose o l’uomo. L’impegno che lega educare e lavoro sta proprio in questo educare e educarci a mettere la persona la centro, e non il possedere come criterio della persona.
A preoccuparci più delle relazioni che delle cose. Del primo bene che è la persona, e non dei beni necessari ma di secondo ordine.  Il Vescovo Calo ha invitato ad aver fiducia in Dio e nella provvidenza, che non è miracolistica, ma la consapevolezza che Dio ci accompagna e che ci ha affidato il mondo in cui c’è il necessario per tutti, se ciò non avviene è perché qualcuno se ne appropria indebitamente. Ecco l’impegno educativo alla laboriosità, all’attenzione alla persona, per essere provvidenza anche per gli altri così come lo sono gli operatori della Fabbrica dei fiori, gli insegnanti per chi impara, l’imprenditore per chi deve lavorare.
Impegno educativo a vivere concretamente la speranza, il giusto rapporto con i beni  materiali, a sentirci fratelli condividendo i beni che Dio dona a tutti e affida a ciascuno per costruire una vita buona.

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