Tornano le processioni ma è proibita la raccolta di denaro

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ProcessioniRoberto Fittipaldi

Aveva turbato molto, sia la Chiesa calabrese, sia l’opinione pubblica, quell’inchino della statua della Madonna delle Grazie, durante la processione del 2 luglio 2014, a Oppido Mamertina, dinanzi la casa del boss agli arresti domiciliari Giuseppe Mazzagatti. Erano trascorsi pochi giorni dal 21 giugno, quando Papa Francesco, dinanzi a 250mila fedeli accorsi a Sibari da tutta la Regione, ma anche da quelle limitrofi, aveva tuonato contro i malavitosi. In tanti pensarono immediatamente che quell’inchino fosse la risposta alla condanna del Pontefice. E il vescovo, monsignor Francesco Milito, aveva sospeso “né vietato o soppresso”, come ha spiegato oggi durante la conferenza stampa convocata nell’Episcopio di Palmi, le processioni nella sua diocesi. Ai giornalisti Milito ha fatto riferimento a quanto accaduto senza entrare nel merito, auspicando che si faccia chiarezza. L’occasione è stata la presentazione di una “Guida per le celebrazioni, i pii esercizi e le processioni della Settimana Santa”.

Ci vuole tempo e pazienza. “Il pungolo”, ha detto il presule, è stato proprio quanto accaduto a luglio, ma già si stava lavorando per regolamentare i riti della pietà popolare, e ancora bisognerà attendere per avere ulteriori indicazioni circa altri periodi liturgici dell’anno. Ha invocato “tempo” e “pazienza”, il presule, che durante il confronto con gli operatori dell’informazione, ha lanciato anche un appello alla collaborazione agli stessi giornalisti affinché aiutino a far sapere al vescovo eventuali situazioni non chiare. Il rischio paventato dalla stampa è che, nonostante le precise indicazioni della diocesi, in qualche parrocchia ci si organizzi per svolgere riti non previsti o non segnalati alla diocesi. Nel lavoro di predisposizione della guida, infatti, il Comitato costituito ad hoc ha ricevuto da ogni parroco una scheda relativa alle previste attività.

La Settimana Santa.
Si parte, quindi, “solamente” dalla Settimana Santa. Il decreto del vescovo, dell’8 marzo, lo dice chiaramente: “Rispetto ai tempi di maturazione del percorso più in generale in atto, alla Settimana Santa, per la sua peculiare natura e struttura di centralità e di cuore dell’Anno Liturgico, era giusto e doveroso che fosse riservata un’attenzione speciale di anticipo e coordinata con i criteri generali attualmente allo studio”. Lo ha sottolineato anche il direttore dell’Ufficio liturgico diocesano e segretario della Commissione di studio per le feste religiose, don Elvio Nocera: “In commissione si è giunti alla consapevolezza di tenere conto della sensibilità e delle richieste dei fedeli e, quindi, di cogliere l’occasione della Settimana Santa per anticipare gli aspetti della pietà popolare per fare pre-gustare una ripresa di questa attività di fede, a partire da alcuni principi fondamentali”.

Il primato delle celebrazioni liturgiche.
I principi fondamentali stabiliscono il primato delle celebrazioni liturgiche su altre espressioni di fede. “Le processioni – si legge nella Guida – non devono durare più di due ore; è severamente proibita ogni forma di raccolta di denaro; il percorso della processione e le eventuali soste siano precedentemente programmate dal parroco insieme al Consiglio pastorale parrocchiale; i portatori delle statue, a motivo del servizio che rendono alla pietà popolare, sotto la diretta responsabilità del parroco, siano scelti tra i fedeli di provata testimonianza cristiana che abitualmente frequentano i Sacramenti e la Messa domenicale nonché la vita della comunità parrocchiale”. La normativa contenuta nel testo della Guida “vale per quelle parrocchie dove le manifestazioni di devozione e di pietà popolare erano già esistenti”. Nella Guida, facendo riferimento al Direttorio su pietà popolare e liturgia, si fa differenza tra le processioni. “La Chiesa ha istituito delle processioni liturgiche mentre la pietà popolare ha dato largo spazio alle processioni votive”. Altre indicazioni pastorali riguardano più specificamente la Settimana Santa e quelle manifestazioni della pietà popolare che nella diocesi hanno luogo nel giorno di Pasqua. In particolare, la tradizione dell’incontro della Madre con il Figlio risorto, l’“Affruntata”, per la cui processione l’indicazione è che si “svolga solo al mattino di Pasqua” e che, come osservato per la processione del “Cristo morto”, “il suo svolgimento non deve assumere aspetti di maggiore rilevanza delle stesse celebrazioni liturgiche della Domenica di Pasqua né dare luogo a inappropriate commistioni”.

Un servizio permanente per le confessioni.
Le conclusioni e gli auspici del vescovo Milito, per il quale resta “primaria e assillante preoccupazione la maturazione e la crescita del popolo di Dio”, sono che l’accoglienza della Guida-Direttorio “sia serena e responsabile”. Il vescovo ha anche sottolineato l’importanza dell’istituzione del servizio permanente per il sacramento della riconciliazione, promosso con un calendario realizzato per ognuna delle quattro vicarie della diocesi. “In un territorio segnato da gravissimi problemi – si legge, tra l’altro, nel decreto del vescovo – all’ordinario servizio parrocchiale delle confessioni”, si vuole “offrire opportunità e possibilità più allargate e libere”. E ciò è avvenuto – ha detto il presule – prima che il Santo Padre annunciasse l’Anno Santo della Misericordia. A testimonianza della sintonia esistente con Papa Francesco.

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