Arcigay di Bologna, non sono laicisti sono irresponsabili

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

CasseroNon è cattivo gusto, ma offesa al senso religioso. Non è libertà, ma violenza gratuita: alla religione, ai suoi simboli e a quanti la praticano, ma anche a tutti coloro – credenti e non – che la rispettano per il valore umanistico culturale e sociale. Il “Venerdì credici”, “notte eretica e scaramantica” andata in scena la scorsa settimana al “Cassero”, circolo Arcigay di Bologna, non chiama in causa solo la religione, ma il concetto stesso di laicità e, aggiungerei, di convivenza civile nel rispetto reciproco.
La “festa” – che aveva tra gli slogan “Blasfemo? Un pochino. Credente? Mai” e non si è fatta mancare un banchetto dell’Uaar (Unione atei agnostici e razionalisti) per lo “sbattezzo” – si è svolta tra un altare, giovani vestiti da Gesù coronato di spine che si sodomizzavano tra loro con una croce, finti porporati che distribuivano ostie e vodka. Il tutto ripreso e postato su Facebook nella fotogallery del Cassero. Ed è da qui che hanno preso il via le polemiche, prima di tutto politiche. “Il Cassero si assuma la responsabilità di una grave offesa, che ha molto più del volgare e provocatorio”, si legge in una nota del Comune (grazie al quale, da anni, l’associazione Lgbt occupa gratuitamente l’immobile in virtù di una generosa convenzione), mentre diverse forze politiche, da una parte del Pd alla destra, stigmatizzando l’accaduto hanno chiesto di revocare la convenzione.
Anche la Chiesa bolognese è intervenuta. “Ogni ideologia che non riesce a farsi alleata la Chiesa – ha scritto l’arcivescovo, cardinale Carlo Caffarra – la perseguita ferocemente, sia uccidendo i cristiani sia insultando ciò che essi hanno di più caro”. Ed è immediato il pensiero al “tempismo” che “vede in contemporanea – ha aggiunto il cardinale – il teatrino del Cassero profanare il dramma del Calvario e sulle sponde del Mediterraneo la demolizione delle croci e di ogni simbolo cristiano dalle chiese assaltate dall’Isis”.
È vero, in un’epoca di scarsità di mezzi economici, con amministrazioni pubbliche (compresa quella bolognese) costrette a dolorosi tagli di bilancio, è difficile giustificare finanziamenti a realtà che promuovono simili iniziative e se ne fanno vanto (solo la cessione gratuita comporta per il Comune un mancato introito di circa 70 mila euro annui). Ma in questo caso la questione è più profonda, è culturale: quale cultura, infatti, sfregia così apertamente e impunemente i simboli di una religione? E quale futuro può avere una simile cultura? Poco importa che uno dei gesti compiuti richiami una vignetta di “Charlie Hebdo”: la condanna di quanto accaduto a gennaio in Francia non implica legittimazione, e men che meno esaltazione, di una libertà “irresponsabile” (come recita il sottotitolo della rivista).
Tra la bandiera nera dell’Isis sul Colosseo e il Gesù orrendamente profanato non si vedono tante differenze. Solo che, in Italia, il primo è – per ora – solo un fotomontaggio. Il secondo, invece, è avvenuto davvero, nella “civile” e “laica” Bologna.

Ps: l’immagine di questo edit rappresenta una festa qualsiasi al Cassero. Ripubblicare una delle tante foto della serata ci pareva che perpetuasse quell’offesa alla vera libertà, rispettosa di ogni uomo e donna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *