Israele, al voto anticipato con la novità della lista araba

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MeronDaniele Rocchi

Sfida all’ultimo voto, il 17 marzo, in Israele, per eleggere i 120 deputati del nuovo Parlamento (Knesset). Tanti i partiti in lizza e un solo vincolo, lo sbarramento al 3,25% su scala nazionale. Si tratta di elezioni anticipate, provocate dalla rimozione dal loro incarico del ministro della Giustizia, Tzipi Livni, e di quello delle Finanze, Yair Lapid, rei, secondo il premier Benjamin (Bibi) Netanyahu, di essere troppo critici nei confronti del governo. Tra i punti di disaccordo anche il progetto di legge, sostenuto da Netanyahu, che intendeva definire Israele come “Stato nazionale del popolo ebraico”. Gli ultimi sondaggi danno avanti il blocco dell’Unione Sionista, guidato da Isaac Herzog, leader del partito Laburista, insieme a Tzipi Livni, leader del partito centrista HaTnuah, con 24 seggi mentre 21 sono quelli attribuiti al Likud di Netanyahu. Più indietro gli altri partiti, tra i quali, la novità maggiore risulta essere la Lista araba unita (Hadash, Ual-Ta’al, Balad) che viene accreditata di 13 seggi. Lo stesso numero di Yesh Atid di Yair Lapid mentre la Casa ebraica, “Jewish Home”, di Naftali Bennet ne conta 12. Un testa a testa che, comunque vada, non assegnerà a nessuno dei due partiti principali la maggioranza assoluta (61 seggi) utile a governare. Si aprirà così un valzer delle alleanze di cui non è facile prevedere l’esito. Ne abbiamo parlato con Meron Rapoport, giornalista, traduttore e scrittore israeliano.

Quali sono gli scenari che potrebbero paventarsi da questa tornata elettorale?

“È un voto in bilico. Formare un nuovo governo sarà difficile sia per Herzog che per Netanyahu. Un esecutivo di quest’ultimo avrebbe una maggioranza risicata, con all’interno elementi estremisti e della destra religiosa. Un governo a guida Laburista, invece, difficilmente potrebbe contare sull’appoggio della Lista araba. Poco praticabile anche un Governo di unità nazionale che comprenda Likud e Laburisti”.

Un voto che potrebbe sancire la caduta di Netanyahu?
“Intorno a Bibi soffia un certo vento di opposizione. Il feeling con l’elettorato di destra si è molto affievolito anche a causa dell’insicurezza sociale, della crisi degli alloggi, del carovita. Le questioni economiche sono più presenti e sentite nella vita quotidiana degli israeliani che non le minacce iraniane sollevate da Netanyahu. In questa campagna elettorale le questioni sociali interne hanno pesato più che la politica estera e la sicurezza nazionale. Anche la questione palestinese ha avuto un peso marginale”.

Perché tanto silenzio intorno a questo tema?

“Credo che la soluzione del conflitto israelo-palestinese non rappresenti più una priorità per Israele. Su questo tema si deve, infatti, registrare un certo allontanamento che dura ormai da qualche anno. È accaduto anche nella campagna elettorale precedente. Tuttavia, sarà la scena internazionale a spingere Israele a tornare su questo tema e a confrontarsi con esso. Gli Usa, l’Ue, le Nazioni Unite e gli stessi palestinesi premono in questa direzione. Il tempo è poco e la pazienza della comunità internazionale non è molta”.

Scende Netanyahu, sale il Laburista Herzog…
“La personalità del leader Laburista risulta più moderata rispetto a Netanyahu. Herzog non è percepito dall’elettorato, anche quello moderato, come persona arrogante o contro la religione. Ha un’immagine più moderata, per certi versi rassicurante. Quando oggi Netanyahu parla di pericolo di un governo di sinistra, non viene più ascoltato come in passato”.

Quale ruolo potrà giocare la Lista araba unita in queste elezioni? Gli arabi israeliani sono circa il 20% della popolazione israeliana…
“La lista araba è la vera novità di queste elezioni. Non credo che avrà un peso reale nella formazione del nuovo Governo. Non ci sono partiti in Israele disponibili oggi a formare un Governo con questa Lista. Tuttavia rappresenta una novità storica che potrebbe cambiare il futuro della politica israeliana. È un nuovo attore politico che si presenta sulla scena e che avrà peso e possibilità di formare coalizioni con partiti della sinistra, aprendo nuovi scenari interni”.

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