Diocesi, “24 ore per il Signore”, riconciliamoci con Dio

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Sacramentini (5)

Di Marco Doldi

DIOCESI – L’iniziativa “24 ore per il Signore” si ripete anche quest’anno per volere del Santo Padre.
Nella nostra diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto ci si ritroverà a Castignano nella Chiesa di S. Pietro (leggi l’articolo) per la zona interna e nel Santuario dell’Adorazione dei Padri Sacramentini per la zona costiera.
Ci sarà la possibilità di vivere il Sacramento della Riconciliazione (confessione).

Presso i Padri Sacramentini l’adorazione e il sacramento della riconciliazione si terranno dalle 22.00 in poi di venerdì 13 marzo fino alle 17.00 di sabato 14 marzo.

Il suo scopo è quello di sottolineare la necessità della preghiera per la vita dei fedeli e delle diverse comunità ecclesiali nel mondo.
E così tra oggi e domani (13 e 14 marzo) si formerà una vera e propria catena di preghiera in tutte le diocesi.
Nel messaggio per la Quaresima di quest’anno papa Francesco invita a considerare la preghiera come un mezzo efficace al fine di superare la tentazione dell’indifferenza e della durezza del cuore, dove potrebbe cadere chi si trova nel comodo e nella tranquillità.
Pregare gli uni per gli altri è un passo decisivo in ordine al prendersi cura: un vero servizio di carità.
La prima comunione nella Chiesa è quella dei beni spirituali, la comunione dei santi, cioè delle cose sante. Di che cosa hanno bisogno i fratelli e le sorelle? Proprio dell’amore di Dio che lo Spirito Santo riversa nei cuori (cfr. Rom. 5,1).
Nella logica della comunione nessuno possiede per sé, ma tutti ricevono e donano. A cominciare dai beni spirituali, i più necessari. I credenti sono legati in Dio e il battesimo inserisce i fedeli come membra vive nel Corpo mistico di Cristo; per questo motivo si può fare qualcosa sia per i vicini che per i lontani: le distanze non esistono nella comunione.
La Chiesa in terra prega e si unisce a quella del cielo: s’instaura una comunione di reciproco servizio e di bene che giunge sino a Dio. I fedeli ancora pellegrini si rivolgono a coloro che sono ormai nella patria, a cominciare dai santi, affinché ottengano con la loro mediazione quei beni spirituali di cui ciascuno ha maggiormente bisogno. Proprio nella preghiera si vince la prima indifferenza, perché ciascuno non chiede per sé, ma per gli altri. Nella logica della comunione, i santi intercedono per i fedeli nel mondo e questi diventano intercessori gli uni per gli altri. A questo proposito il Santo Padre ricorda che “la Chiesa del cielo non è trionfante perché ha voltato le spalle alle sofferenze del mondo e gode da sola”. Invece i santi, che al tempo del loro pellegrinaggio terreno hanno servito i fratelli, si prendono cura di noi: essi ancora lavorano per la Chiesa, specialmente per coloro che sono nella prova e nel bisogno.
Pregate gli uni per gli altri per essere guariti” (Gc 5,16): l’iniziativa “24 ore per il Signore” è la risposta all’invito dell’apostolo.
Da qui parte il cammino di formazione del cuore, frutto della conversione quaresimale. L’obiettivo, infatti, è quello di acquisire un cuore misericordioso, cioè aperto a Dio e ai fratelli. Un cuore che si lasci raggiungere dalla carità che lo Spirito Santo riversa e conduca ciascuno a camminare sulle strade verso i fratelli. Il passo successivo alla preghiera sarà quello di porre gesti di carità che aiutino sia i vicini che i lontani: lo si può fare personalmente o attraverso i tanti organismi di carità della Chiesa. La Quaresima è un tempo propizio per mostrare con qualche segno la partecipazione alla comune umanità.
Il cammino di rinnovamento raggiunge il suo vertice nella celebrazione del sacramento della penitenza, che insieme all’adorazione eucaristica sono i momenti caratteristici dell’iniziativa di preghiera.
Nell’Eucaristia adorata e ricevuta Cristo diviene forza e nutrimento dei suoi fedeli; nel sacramento della riconciliazione li rinnova, perdonando i peccati. In questi sacramenti Egli serve gli uomini per farli divenire a sua immagine e farli crescere nell’appartenenza alla Chiesa. Chi è in Lui non è indifferente, perché appartenere al suo Corpo significa prendersi cura gli uni degli altri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *