Dissenso a Sant’Egidio alla Vibrata per la prossima chiusura dell’Ufficio Postale a Faraone

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Faraone

Di Sara De Simplicio

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Nuova ondata di chiusure, stavolta imposte e forse inevitabili, per i piccoli uffici postali. Il piano dovrebbe andare a regime a breve: in questi giorni l’azienda Poste Italiane ha comunicato a molti sindaci italiani che le chiusure diventeranno effettive entro 60 giorni. Il piano di risparmio prevede, appunto, la riorganizzazione di 638 sportelli da razionalizzare (con riduzione di orario e giorni d’apertura) e la completa chiusura di 1156 sportelli.

Una delle strutture interessate da questo provvedimento è anche l’ufficio postale di piazza San Felice a Faraone, una piccola ma storicamente importante frazione di Sant’Egidio alla Vibrata. Il provvedimento, come spiega la lettera inviata da Poste Italiane al Comune di Sant’Egidio alla Vibrata, è determinato “dalla necessità di adeguare l’offerta di Poste Italiane all’effettiva domanda dei servizi postali sul territorio comunale”.

Paola chiave dunque razionalizzare. Un ‘operazione che, in tempi di crisi, risulta scomoda per quelle piccole realtà che vivono proprio di queste comodità come uffici postali a portata di mano, e che invece vengono visti, secondo la politica aziendale,come “antieconomici”.  I disagi sicuramente saranno notevoli: anche se, come si dice, i dipendenti saranno riassorbiti in altri uffici, sicuramente rimarranno le difficoltà e l’inevitabile malessere che un intervento simile può suscitare, soprattutto tra i cittadini. La logica del contenimento della spesa pubblica spesso contrasta inevitabilmente con la logica e le necessità dei piccoli centri abitati, il cui “bene” passa anche attraverso la presenza sul territorio di servizi come questi.

Per questi provvedimenti che coinvolgeranno, in tutta Italia, tanti tra piccoli paesi e frazioni molti sindaci si stanno mobilitando, come si moltiplicano anche raccolte di firme e iniziative per chiedere a Poste Italiane di tornare sui propri passi, per una più attenta valutazione delle esigenze della collettività.

Anche a Sant’Egidio alla Vibrata il sindaco, unitamente a tutta l’amministrazione comunale, ha provveduto ad approvare una delibera di giunta e preparare una lettera al direttore provinciale delle Poste per esprimere tutta le perplessità e le contrarietà verso un piano di razionalizzazione che penalizza fortemente una parte del territorio importante di Sant’Egidio alla Vibrata e chiedere, quindi, che questo venga rivisitato al fine di scongiurare una chiusura che, altrimenti, risulta essere sempre più vicina e inevitabile.

Questi provvedimenti, infatti, sembrano non tener conto della morfologia del territorio: nelle piccole frazioni, come a Faraone, spesso gli uffici postali rappresentano non solo un servizio pubblico importante ma soprattutto un “bene” da tutelare, non valutabile solo su fattori economici. Infatti, i servizi offerti da Poste Italiane si configurano, in realtà come queste (dove l’utenza è composta prevalentemente da anziani),  come essenziali ed indispensabili per la vita civile ed esercitano una funzione di rilevanza sociale vera e propria, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione.

Oggi spesso la scelta di “tagliare” ciò che economicamente non rende significa, purtroppo, anche relegare in secondo piano tutti gli altri aspetti che, pur meno visibili, sono comunque importanti.  Spesso, purtroppo, ci si dimentica che per far quadrare i conti si finisce per penalizzare i cittadini. Giusto sì eliminare lo spreco e l’eccesso, ma attenzione a non toccare il necessario.

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