FOTO II stazione quaresimale, Vescovo Carlo: “Nella vita di coppia di tutti i giorni bisogna affrontare insieme le difficoltà…”

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Di Floriana Palestini

DIOCESI – Nella serata di venerdì 6 marzo la nostra diocesi si è ritrovata al porto di San Benedetto per vivere il secondo incontro quaresimale, animato dalla Pastorale Familiare. Ad ogni sosta, una coppia di sposi offriva la propria testimonianza: c’è stato chi prima ha parlato della propria esperienza di fidanzato prima e di sposo poi, altri hanno invece fatto riflettere sulla tematica del perdono e del tradimento; in ultimo, il microfono ha ascoltato la voce di un padre di famiglia con figlio disabile.

La processione è arrivata alla chiesa di S. Filippo Neri, dove il vescovo Carlo ha riflettuto su quanto ascoltato durante la stazione quaresimale:
«La parola di Dio ci presenta una coppia, quella di Elkann con le sue due mogli, Anna e Penin.
Penin è la donna “benedetta”: ha 2 figli, va al tempio a pregare e si contrappone ad Anna, che il testo chiama “la sua rivale”.
Penin infatti pur pregando molto provava sentimenti di odio nei confronti dell’altra.
Dunque si può andare al tempio e restare chiusi nel proprio carisma?
È importante andare al tempio, ma cosa portiamo via dall’incontro con il Signore?».

Il vescovo afferma poi che se ci si sente oppressi da alcune situazioni, bisogna cercare conforto nell’amore, come fa Anna, la quale si rifugia nell’amore di Elkan. «Elkan infatti le dice: “Non sono forse io meglio di dieci figli?”.
Se manca l’amore verso la moglie, si possono avere quanti figli si vuole, ma manca il matrimonio. L’amore per tua moglie è il fondamento di tutto. Non si ama una donna perché ti dà qualcosa, ma si ama per quello che una donna è.
Ella non è strumento nelle mani dell’uomo, perchè questo porta a violenza, come quella di Penin nei confronti di Anna.
Elkan non solo va a pregare Dio, ma sa amare veramente. Penin va a pregare Dio ma non sa amare. Elkan sa prestare attenzione, sa capire, sa sostenere l’altro, sa incoraggiare. Nella vita di tutti i giorni bisogna affrontare insieme le difficoltà, come abbiamo sentito stasera nelle testimonianze, bisogna camminare insieme.
Se non c’è la capacità di farsi carico l’uno dell’altro, non c’è amore». in conclusione, il vescovo ha proposto cinque verbi del convegno della chiesa italiana a Firenze, previsto per il prossimo novembre: «Il primo verbo è “uscire”: Elkan esce e va nel tempio a pregare. Ma si intende un uscire che non è solo fisico: Penin esce dal tempio, ma non esce da se stessa, è chiusa nel suo orgoglio. Il secondo verbo è “annunciare”: Elkan non ha paura di dire il suo amore per Anna. Egli afferma che ciò che conta è la vita della persona, che non è uno strumento (logica dello scarto di Papa Francesco). Terzo verbo, “abitare”: Elkan sta vicino ad Anna nel suo dolore, nella sua umiliazione, non le sta vicino solo fisicamente, non la usa come strumento di piacere.
Egli abita il matrimonio con le sue gioie e con le sofferenze, come quelle che ci sono state presentate stasera. Elkan supera la diversità di Anna e loro insieme abitano la fede. Quarto verbo, “educare”:
Elkan educa i figli a pregare al tempio, li educa religiosamente e con il suo amore. Egli dice ad Anna che vale indipendentemente da tutto: troviamo qui un aspetto molto importante, perché fede e vita matrimoniale sono strettamente unite. Ultimo verbo è “trasfigurare”, mettendosi davanti a Dio e in ascolto di Dio, anche nei momenti più duri.
Il dolore umano è trasfigurato dalla preghiera e dalla fede. Questo passo ci dice che l’amore vero sa cogliere in profondità la persona e bisogna imparare da Dio ad amarla.

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