Dio vive nella città. Di Nicola Rosetti

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imageROMA – Si è svolta martedì 3 marzo alle ore 18 presso la Basilica di San Bartolomeo all’Isola, la presentazione del volume Dio vive in città – Verso una nuova pastorale urbana, del sacerdote e teologo argentino Carlos María Galli, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. L’incontro, che ha visto l’intervento di numerosi e illustri relatori, è stato introdotto da don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana.

Mons. Galantino, Segretario Generale della Cei, ha sottolineato come il titolo del volume sia un interrogativo su come Dio sia presente in città e su come possa essere percepito e accolto in un contesto urbano. Le moderne metropoli infatti si presentano come materialiste, consumiste, edoniste, indifferenti ed egoiste e in ultima analisi non sono aperte alla trascendenza. Eppure, nonostante tutto, in questo contesto Dio vive. Anche nei piccoli centri si vive in modo urbano, poiché i mezzi di comunicazione hanno permesso di combattere l’isolamento. In tale contesto si deve svolgere la missione della “chiesa in uscita”. Secondo il prelato, spesso si abusa di questa espressione, senza comprenderne a fondo il significato: “chiesa in uscita” non vuol dire uscire con l’elmetto per annettere le “periferie”, ma comprendere la provocazione dell’uomo della strada per ripensare la propria azione pastorale.

Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina, dopo aver elogiato l’opera di padre Antonio Spadaro e del prof. Andrea Riccardi per i loro contributi nella comprensione della teologia latino-americana, ha sottolineato come sia indispensabile andare al background spirituale del pastore Bergoglio per capire il suo attuale magistero e il suo stile. Bisogna infatti conoscere la storia della Chiesa latino-americana dopo il Concilio, ispirata a una teologia che non è stata una semplice riedizione della teologia europea. Al tema del quale il volume si occupa, Bergoglio ha dedicato ben due congressi quando era vescovo di Buenos Aires. Papa Francesco è il primo Papa nella storia moderna a provenire da una megalopoli e conosce dunque a fondo i desideri, i problemi e le angosce dell’uomo urbano.

Padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, ha messo in evidenza come Papa Francesco, seguendo l’insegnamento di Ignazio di Loyola, veda Dio vitalmente mescolato in mezzo a tutti e unito a ciascuno. Di conseguenza, Dio vive già nella nostra città e ci spinge – proprio mentre ci riflettiamo – a uscire incontro a lui per per scoprirlo, per costruire relazioni di prossimità, per accompagnarlo nella sua crescita e per incarnare il fermento della sua Parola in opere concrete. In tale visione, il mondo è il cantiere di Dio e la città non è centro, ma poliedro di periferie.

Suor Mary Melone, rettore della Pontificia Università Antonianum, ha riflettuto sulla forma del “Dio urbano” non certo un Dio giudice o un Dio indifferente, ma un Dio appassionato della vita dell’uomo. Nel volume infatti le parole “vita” e “comunione” sono i termini più ricorrenti. Dio indica la strada per una vita piena, autentica, egli vuole rendere accessibile all’uomo la vita in pienezza che può essere tale solo se è una vita di comunione. In tal senso, la Chiesa è chiamata a realizzare una nuova Pentecoste, nella quale le diversità siano assunte e amalgamate in contrapposizione con l’uniformità autoreferenziale di Babele.

Ha preso poi la parola il prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, il quale ha letto il libro in volo durante il viaggio fra Buenos Aires e San Paolo, fra due megalopoli. Il merito del volume è quello di affrontare il tema della chiesa con la città contemporanea. Questa sfida deve portare la Chiesa a evitare ogni ripiegamento e autoghettizzazione delle identità. Secondo Riccardi, un primo abbozzo di pastorale urbana si sarebbe potuta affermare grazie all’esperienza dei preti operai, ma il contesto storico non ha permesso lo sviluppo di questa realtà.

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