Vescovo Carlo Bresciani: “Non basta “saper fare” un lavoro, è importante conoscere “perché fare” un lavoro”

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DIOCESI “Lavoro libero e creativo… è una possibilità? E’ un utopia o qualcosa che realmente si può raggiungere?” Con queste domande il Vescovo Carlo Bresciani apre la sua coinvolgente prolusione al convegno “Lavoro libero & creativo” organizzato dal Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (MLAC).

Vescovo Carlo: “Libertà e creatività sono doti peculiari dell’essere umano, ma esse ci sono date come potenzialità. Sono due realtà da costruire dentro di noi, fanno parte della vita dell’uomo, del suo lavoro, ma non siamo liberi, né creativi, se non potenzialmente. Diventa fondamentale il modo nel quale ciascuno forma se stesso, sviluppa la propria libertà e la propria creatività, entra in relazione con gli altri. Non siamo liberi da soli, non siamo creativi da soli!
Abbiamo bisogno di prendere quanto è stato fatto prima di noi, perché nessuno di noi riparte da zero. L’uomo entra in una storia, in una comunità; ci inseriamo in una cultura nella quale possiamo portare il nostro contributo soltanto se l’abbiamo prima assunta, se ci abbiamo riflettuto, meditato, se l’abbiamo assimilata.

Se è vero che il lavoro fa parte della dignità dell’uomo, questa allora dipende da quello che l’uomo mette nel lavoro.  Non basta “saper fare” un lavoro, è importante conoscere “perché fare” un lavoro. Il lavoro nobilita l’uomo – non posso che condividerlo – ma di quale lavoro stiamo parlando? Tutti i modi di lavorare, tutti i modi di organizzare il lavoro nobilitano l’uomo? Sicuramente no. Diventa fondamentale la qualità etica con la quale noi guidiamo il nostro agire e anche la nostra stessa ricerca; essa deve portare al centro del lavoro l’uomo.

Vorrei citare un documento fondamentale della Chiesa, sintetico, ma importante per capire tutto quello che la Chiesa pensa riguardo al tema del lavoro.
Il testo Costituzione Pastorale “Gaudium et Spes” al n°63 dice che “l’essere umano è l’autore, il centro e il fine di ogni attività economico sociale”. Credo che in queste parole ci sia tutto: spetta a noi inserirci nel mondo del lavoro come autori consapevoli e partecipare alla costruzione della nostra personalità, prima ancora di costruire mezzi e strumenti. Siamo dunque autori della costituzione di questa società attraverso il nostro lavoro. Siamo centro: ciò vuol dire che l’essere umano resta il centro dell’attività economica, cioè colui che la deve guidare. Il fine è lo sviluppo umano e sociale, il bene economico che serve allo sviluppo integrale, dunque uno sviluppo culturale, umano, sociale, etico e intellettuale.

Libero e creativo: sì, ma verso dove? Quali sono le condizione della libertà e della creatività? Sono necessarie la formazione e l’istruzione, ma le condizioni sono anche l’ordine sociale che creiamo per una società adeguata. Il lavoro è importante, fa parte della dignità dell’uomo, fa parte della nostra possibilità di dare dignità alla nostra vita, ma non dobbiamo dimenticare che la nostra libertà e la nostra creatività si fondano sulla collaborazione comune. L’impresa culturale -nel senso nobile del termine- è un ambito fondamentale per il lavoro libero e creativo.”

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