Gomorra, la vera rivoluzione incomincia in classe

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camperDi M. M. Nicolais

“Ragazzi accuditi che diventano insegnanti accudenti”, professori che – come i loro allievi – invece di una settimana bianca a Madonna di Campiglio scelgono giorni di fraternità e di condivisione. Religiosi e religiose che grazie a sapienti sinergie comunitarie sanno dare volto, piedi e mani ad un’altra Scampia, molto diversa e distante da quella patinata e orrorifica a cui film e serie tv da ascolti record come “Gomorra” ci hanno abituati. Eppure Le Vele sono solo a poche centinaia di metri: faranno da sfondo all’elicottero del Papa, quando atterrerà, il 21 marzo, in piazza Giovanni Paolo II. Non è certo un caso che il viaggio di Francesco a Napoli cominci da qui: i ragazzi di “Casa Arcobaleno” lo aspettano, ma anche i bambini del campo rom di Scampia, che è proprio di fronte a “Il giardino dai mille colori”, dove ogni mattina vanno all’asilo bimbi rom e napoletani, e il pomeriggio lasciano il posto ai loro coetanei più grandi per il doposcuola. Le famiglie del campo rom di Giugliano, che dista poco più di una decina di chilometri percorrendo la tangenziale, hanno scritto addirittura una lettera al Papa per dargli appuntamento.

Diciannove ragazzi romani e 15 ragazzi napoletani.
I primi vengono dalla “upper class”, i secondi sono stati allontanati dalla scuola perché non ce l’hanno fatta a centrare l’obiettivo delle “competenze”. Da cinque anni, quello che si svolge tra gli alunni del liceo san Giuseppe De Merode (due volte l’anno, a febbraio e a giugno, quando si lavora in tandem per la preparazione dell’esame) e gli alunni speciali di “Casa Arcobaleno” – gestiti entrambi dai Fratelli delle scuole cristiane – non è un match di calcio con vincitori e vinti, ma una misteriosa quanto tangibile alchimia che “ti cambia la testa per sempre”, come assicurano Eleonora e Francesco, due veterani capitolini, e ti fa dire, come scrive Emanuele in una lettera riconoscente: “Voi mi avete regalato l’infinito di bene”. “Ema”, come lo chiamano qui, l’anno scorso era uno dei ragazzi di “Io valgo”, il progetto realizzato dai lasalliani per i ragazzi di Scampia che non ce l’hanno fatta a conseguire il diploma di scuola media, e ora hanno la possibilità di centrare l’obiettivo grazie a fratel Enrico, il vulcanico motore di questa casa azzurra e fucsia in cui piove dal tetto; a fratel Bruno – quasi coetaneo del Papa – “sarà la prima volta che lo vedrò da vicino”, confessa a proposito del prossimo viaggio a Napoli: lui è argentino come Bergoglio, ma ha scelto Scampia come destinazione di elezione; e a fratel Raffaele, che gira con il suo camper con lavagna incorporata per fare scuola alle mamme del campo rom di Giugliano e quando serve è sempre pronto a fare il “fattorino” per le necessità più elementari. I lasalliani non operano da soli: i professori di questa scuola-casa sono gli educatori della cooperativa sociale “Occhi aperti”: “Quest’anno – ci dice fratel Enrico – abbiamo dato lavoro a 19 persone”. C’è Diletta, la “terapista occupazionale” che fiuta i talenti lavorativi dei ragazzi, Paola che fa lezione di biologia e aiuta i ragazzi a coltivare un “orto sinergico”, Fabio che insegna l’arte della fotografia, Carmela che tiene laboratori creativi per le ragazze con materiali di riciclo, Pippo che tutti chiamano “o’ boss” per le sue riconosciute capacità organizzative… Ma la lista è molto più lunga.

Suor Edoarda è qui da 25 anni, da quando le Suore della Provvidenza hanno cominciato la loro avventura a Scampia. Ha visto Giovanni Paolo II, spera di vedere anche Papa Francesco. La collaborazione con i fratelli lasalliani è parte delle sue giornate, e viceversa: loro pensano agli adolescenti, lei ai piccoli bimbi del nido “Il giardino dai mille colori”, abitato la mattina da bimbi rom e napoletani da 0 a 3 anni, e al pomeriggio dai bambini delle scuole elementari. Sono 80 gli ospiti del “Giardino”, di cui 20 rom del campo proprio qui di fronte, che in questi giorni è senza luce. A pranzo e a cena, a “Casa Arcobaleno”, oltre a suor Edoarda capita di trovare nella lunga e variopinta tavola apparecchiata anche padre Fabrizio, l’anima della rettoria di Santa Maria della Speranza e del “Centro Hurtado”. “Noi partiamo dai piedi, andiamo a trovare la gente”, ci spiega a proposito della pedagogia sinergica tra i lasalliani, le suore e i gesuiti, in materia di evangelizzazione.

L’ultima idea di fratel Enrico
è una “Via crucis” da realizzare con gli scout, la prossima Pasqua, al campo rom di Giugliano. “D’estate ci andiamo tutti i giorni”, ci racconta, d’inverno ogni volta che si può. Mentre il camper di fratel Raffaele ci porta a destinazione, l’impazienza dei ragazzi romani è davvero trascinante: chi c’è già stato cerca il volto dei “suoi” bambini, chi ci mette piede per la prima volta non vede l’ora d’incrociare quei sorrisi che non si sa da dove vengano. “Qui si capiscono le Beatitudini”, testimonia fratel Enrico, che si è fatto promotore di una lettera scritta a Papa Francesco dalle 70 famiglie rom che abitano il campo, un terreno isolato collocato accanto alla discarica da dove la sera esce il fumo del biogas. “Vogliamo andare via dai campi per poter cambiare la vita dei nostri figli”, scrivono: “Ti chiediamo di non dimenticarci, Tu parli di tutti, ma non ti abbiamo mai sentito parlare di noi rom. Noi comprendiamo che sei anche il nostro Papa; speriamo in Te; tu puoi chiedere ai politici di cambiare la nostra vita”. Fratel Raffaele ci confida che una soluzione per il decreto di sgombero imposto dal Comune lo scorso agosto ci sarebbe: grazie alla collaborazione della Caritas di Aversa, è stato individuato un sito più congeniale e soprattutto più salubre per gli abitanti, con la possibilità per loro di lavorare nel settore agricolo e di allevare animali. L’associazione che presiede fratel Raffaele, fatta tutta di volontari, si chiama “Arrevutammoce”. Aspettando Papa Francesco…

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