Cremlino “L’omicidio Nemtsov rivela che Putin è pronto a tutto”

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Maria PrzelomiecAnna Kowalewska

Una grande manifestazione, pur inferiore alle attese, ha attraversato ieri le strade di Mosca, nel ricordo di Boris Nemtsov, già vicepremier ai tempi di Eltsin, divenuto uno scomodo oppositore dell’attuale presidente russo Putin. Maria Przelomiec, docente dell’Università di Varsavia, tra i più stimati esperti delle questioni dell’Est Europa, fa il punto della situazione in Russia. Proveniente da una famiglia cattolica (discende da una delle prime seguaci di san Sigismondo Felice Felinski, canonizzato da Benedetto XVI, fondatore della congregazione delle suore Francescane della Famiglia di Maria), Przelomiec è opinionista della stampa cattolica polacca e da quasi dieci anni conduce in televisione un proprio programma dedicato al “polmone orientale” del continente europeo.

Professoressa, chi era Boris Nemtsov? Era una figura così rilevante in Russia?
“Era uno degli oppositori di Putin più attivi e più visibili in Russia. Qualche mese fa l’avevo incontrato in una conferenza internazionale dove si parlava della democrazia in Russia. Sapendo che era uno dei maggiori nemici del Cremlino, gli avevo chiesto se avesse paura. Mi ha risposto che come ex membro del governo di Eltsin si sentiva relativamente al sicuro. Era un ottimo economista che conosceva bene le problematiche del mercato energetico, capace di mettere a nudo tutte le menzogne della propaganda ufficiale relative alla situazione economica in Russia e proprio per questo era un personaggio scomodo per il regime”.

Perché, secondo lei, è stato eliminato?
“Le spiegazioni ufficiali mi sembrano assai improbabili. Penso che Putin non possa essere considerato estraneo all’assassinio – avvenuto sotto le mura del Cremlino un venerdì sera qualunque – di un uomo costantemente sorvegliato da agenti segreti. L’ufficio stampa del presidente declina qualsiasi responsabilità, rilevando che l’omicidio di Nemtsov sembra essere rivolto proprio contro il presidente russo; ma conoscendo la situazione interna del Paese, tale interpretazione non mi sembra plausibile. La morte di Nemtsov dimostra che in Russia chi, come lui, osi criticare aspramente il Cremlino, non può sentirsi al sicuro. Putin si sente come il ‘padrino’ della politica nazionale e non poteva permettersi di essere pubblicamente leso da Nemtsov senza perdere la faccia…”.

Nemtsov aveva affermato recentemente che una volta era “all’opposizione”, mentre ora si sentiva un “dissidente”. Qual è il ruolo dell’opposizione democratica nella Russia di oggi?

“Nella Russia di Putin non esiste l’opposizione democratica e non c’è alcuna libertà di stampa. Nemtsov era di continuo attaccato nei media ufficiali dai quali sgorga un fiume di odio e di accuse contro l’opposizione. Coloro che osano criticare le autorità vengono additati come nemici del popolo che mettono in pericolo la Santa Rus’, la quale – secondo i potenti al governo del Paese – ha da svolgere una missione speciale poiché rimane l’unico baluardo contro la putredine dell’Unione europea e l’unico portatore dei veri valori”.

Secondo alcune analisi, Putin gode dell’appoggio dell’85% della popolazione, che evidentemente crede nella propaganda di Stato. Cambierà qualcosa dopo la morte di Nemtsov?

“È molto difficile prevedere che cosa succederà dopo la morte di Nemtsov, ma devo dire che le 50mila persone che il 1° marzo hanno preso parte a Mosca alla manifestazione dopo l’assassinio sono un piccolo segnale. Nel 2012 alle marce di protesta contro Putin, all’organizzazione delle quali aveva contribuito lo stesso Nemtsov, parteciparono 200mila persone. Lo stesso Nemtsov annunciava che la dimostrazione contro l’intervento in Ucraina programmata da lui per domenica 1° marzo avrebbe dovuto radunare in piazza 100mila persone. A protestare a Mosca contro il suo assassinio è venuta quindi solo la metà dei partecipanti previsti, mentre nelle città più piccole i manifestanti sono stati addirittura bersaglio dei lanci di verdura marcia”.

Nemtsov annunciava che avrebbe pubblicato una relazione contenente delle prove che i soldati russi sin dall’inizio delle ostilità hanno partecipato alla guerra nel Sud-Est ucraino. La sua morte potrebbe avere una qualche ricaduta sulla situazione in Ucraina?
“Molto probabilmente il rapporto sul ruolo della Russia nella crisi ucraina sarà pubblicato nonostante il fatto che la polizia, entrata nell’abitazione di Nemtsov subito dopo l’assassinio, abbia portato via tutti i documenti e i computer. È possibile, infatti, che esistano delle copie di quel rapporto depositate presso amici e, quindi, il documento dovrebbe ugualmente vedere la luce. Penso, tuttavia, che la situazione in Ucraina cambierà solo quando l’Occidente si convincerà che la Russia di Putin è un pericolo non solo per l’Ucraina ma per tutta Europa. Nella mia opinione, la morte di Nemtsov costituisce un’ulteriore prova che Putin è politicamente imprevedibile, e pronto a tutto”.

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