Don Gian Luca Rosati: il “falsario e i suoi scagnozzi vigilano notte e giorno”

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Don Gianluca Rosati

Di Don Gian Luca Rosati
visita il suo www.gioiaepace.blogspot.it

L’illusione si rivela tale troppo tardi, quando ormai non possiamo far altro che accorgerci di ciò che abbiamo perso. Il piacere se ne va frettoloso, forse perché un po’ si vergogna di essere stato l’inconsapevole complice di un raggiro. Al suo posto si fa strada un’amarezza che sarà difficile cancellare.

Ci lasciamo conquistare dall’idea che tutto sia buono, che tutto sia lecito, che tutto giovi, che tutto vada provato per essere in grado di conoscere e di saper giudicare, quasi fossimo noi i primi uomini sulla terra e soltanto dalle nostre esperienze dipendesse la nostra vita, il confine tra ciò che è bene e ciò che è male.

Si parla di memoria, di storia, di ricordo, di tradizione, di tesori che ci vengono consegnati dal passato, di grandi uomini che ci hanno preceduto lasciando il mondo migliore di come l’avevano trovato. Se ne parla, ma troppo tardi o in luoghi poco frequentati.

È questa la dolorosa sensazione che mi assale constatando una superficialità dilagante che, se va bene, non produce grossi danni, solo qualche ubriacatura o qualche colpo di testa; se va male, e ho l’impressione che spesso vada male, disorienta e compromette la vita stessa.

A volte mi capita di pensare ai primi uomini e a come abbiano imparato cos’era velenoso e cos’era commestibile.
Probabilmente qualcuno avrà pagato l’esperienza con la vita e successivamente i suoi familiari avranno classificato quel determinato cibo come un veleno, evitando di consumarlo. Se con i veleni funziona così, mi chiedo perché sia poi così difficile applicare lo stesso principio anche ad altre esperienze che genitori o amici ci indicano come nocive, inutili, pericolose, dannose. Non dovrebbe essere complicato, eppure continuiamo ad avvelenarci!

Succede perché il falsario fa bene il suo mestiere ed è abile a presentare i suoi prodotti come quelli che garantiscono la felicità vera a buon mercato. La sua merce ci sembra desiderabile, conveniente, a portata di mano e soprattutto così accessibile da non richiedere sacrifici o attese. E poco importa che Dio ci aveva messo in guardia, che gli amici ci avevano sconsigliato certe scelte, che i nostri genitori erano contrari,…

Io stabilisco cos’è bene e cos’è male per me!
Io ho il libero arbitrio!
Io me la sento!
Io lo voglio!
Io…
… Io sta diventando così grande che tra poco occuperà tutto il mondo.

A Io non basta mai lo spazio che ha intorno.
Per Io ogni altro è un intruso, un clandestino, uno che non ha diritto di abitare la terra, la sua terra.
E non importa che quell’altro sia un profugo,
un senzatetto,
un compaesano,
un vicino di casa,
suo fratello o sua sorella,
suo padre o sua madre,

suo figlio,
un bambino appena concepito,
un vecchietto,
un malato terminale,
un povero:
Io sta molto attento a non fare differenze; ogni altro è una minaccia da eliminare, un problema da risolvere in poco tempo e con la minima spesa. Io deve essere solo per essere libero di fare quello che vuole!
Io non si interessa del bene comune, se non quando il bene comune coincide con il bene di Io.
Quand’era bambino, Io rideva; ora non ride più.
Quand’era bambino, Io ascoltava; poi ha cominciato ad ascoltare solo ciò che gli era utile ed è diventato sordo; così ora non sente più.
Io invecchia e per quanti sforzi stia facendo per rimanere giovane e ritardare la morte, Io non ci è ancora riuscito e vede accorciarsi i giorni, finire il suo tempo.
Io è sempre triste e, da quando ha scoperto che anche i più ricchi muoiono, la sera fatica a prender sonno.
Io ha un forte bisogno di Tu, ma non lo sa perché il falsario e i suoi scagnozzi vigilano notte e giorno in modo che non se ne accorga.
Ma Tu fin dall’inizio è opera di Dio (Gen 2,18) e anche oggi ci sono apostoli che si mettono in cammino per raggiungere Io e annunciargli il Vangelo!

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