La Bibbia e la vita: decalogo per giovani

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giovaniCarità, dignità umana e lavoro. Virtù preziose e rare. Pilastri sui quali fondare una vita in puro stile evangelico. Roba da santi? Faccenda per pochi? Non ne è convinto monsignor Giancarlo Maria Bregantini, che indica ai giovani questa strada, prendendo spunto dalla vita di Giuseppe, penultimo dei numerosi figli del patriarca Giacobbe.
Personaggio biblico un po’ sopra le righe, cresciuto in una famiglia “allargata”, con un papà Vip e quattro “mamme”; Giuseppe è preferito dal babbo, suscita le gelosie dei fratelli, viene buttato in un pozzo, poi venduto dagli stessi fratelli ad alcuni mercanti, finisce in Egitto alla corte del Faraone…
Bregantini è partito da qui per spiegare nei giorni scorsi agli studenti del collegio Augustinianum dell’Università Cattolica di Milano, quali “virtù” si possono apprendere da questa vicenda, riassumendole infine in una sorta di decalogo, dieci “insegnamenti” – come ha detto l’arcivescovo di Campobasso-Bojano – per affrontare il percorso della vita con stile ispirato dalle Sacre Scritture.
Sintetizzando. 1. Coltiva i tuoi sogni, sviluppa i tuoi talenti, non tenerli per te. 2. Gestisci la diversità con il servizio al bene comune, perché la vita dell’uno è legata a quella dell’altro. 3. Grida sempre contro l’ingiustizia. 4. Rifiuta i compromessi con il male. 5. La sapienza vera nasce dalla sofferenza, fecondata dalla scienza (tre “esse” da ricordare). 6. Vivi la politica con saggezza e lungimiranza, come fa Giuseppe: vicinanza alla gente e concretezza, così ci sarà pane per tutti. 7. Percorri la strada della riconciliazione, che è la strada della carità (insieme si esce dal labirinto). 8. La retta via, cioè il buon esempio, porterà consapevolezza anche nei fratelli. 9. Imbocca la strada del “pago io al tuo posto” anziché quella del “chi sbaglia paga” (come fa il fratello Beniamino per Giuseppe); così il mondo si trasforma. 10. Dal papà di Giuseppe, Giacobbe, eredita e fai tuo un cuore pulsante di dignità e carità.
Le pietre miliari ci sono. Ora, come ha concluso il vescovo: “Buon cammino”.

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