A tu per tu con Padre Amal, vice Parroco di S. Maria in Montesanto e S. Angelo in Ripe di Civitella

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Padre Amal

 

Di Sara De Simplicio

DIOCESI – Il Rev. Padre Samala Mathew Amal Raj (Araldi della Buona Novella), più semplicemente chiamato Padre Amal, oggi è Vice Parroco S. Maria in Montesanto e S. Angelo in Ripe di Civitella.
Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza pastorale e poterlo così conoscere più da vicino.

Padre Amal, ci racconti la sua storia: come è nata la sua vocazione?
Io sono originario dell’India, precisamente arrivo da Chennai (Madras) e dopo 10 anni di scuola, quello che mi convinse ad entrare in seminario a 16 anni fu l’esempio positivo ricevuto dai sacerdoti incontrati lungo il mio cammino. Sono stato poi ordinato sacerdote il 21 dicembre 2005 e tra le prime esperienze concrete quella che ricordo con maggior piacere è stato l’anno trascorso come vice parroco in un santuario dedicato a colui che portò per primo il cristianesimo in India, cioè San Tommaso Apostolo.

La sua famiglia come ha reagito davanti alla sua scelta di diventare sacerdote?
La mia famiglia ha accettato con serenità la mia scelta di vita: mia madre desiderava e desidera vedermi come sacerdote perché crede che sia un dono bellissimo di Dio per me e per la mia famiglia. Mio padre mi fa sentire il suo affetto anche da molto lontano e ancora oggi, se mi sente in difficoltà, mi dice che la porta per me è sempre aperta.

Quando è arrivato in Italia?
Sono arrivato in Italia nel 2010. Inizialmente sono stato a Senigallia ma l’invito, in realtà, era per la diocesi di San Benedetto del Tronto-Montalto-Ripatransone e infatti successivamente sono stato trasferito: prima a Ripatransone, poi a San Benedetto del Tronto, poi a Faraone e, infine, a Villa Passo. Credo che quando si arriva in un paese diverso da quello originario lo spirito giusto per affrontare il cambiamento sia innanzitutto un grande senso di adattamento e la voglia di immedesimarsi nella cultura del paese ospitante: solo così si può conoscere davvero un popolo e apprezzarne poi le qualità. Ecco, io sempre cercato di fare questo.

Quali sono le diversità che lei ha maggiormente sentito rispetto all’India?
Le principali differenze tra i due paesi sono sicuramente la cultura e il clima ma ero già preparato all’ambiente italiano, grazie alle esperienze indirette acquisite dai racconti degli altri sacerdoti degli “Araldi della buona novella”, che oggi sono sparsi in tutto il mondo e che al ritorno in India raccontavano anche della difficoltà di apprendimento della lingua italiana. Inoltre, ogni popolo ha le sue virtù: degli indiani apprezzo la fedeltà e l’amicizia mentre degli italiani la semplicità, la sincerità, lo spirito di festa..e anche, ovviamente,la cucina.

Qual è stato fino ad oggi il momento per lei più bello e significativo da quando è sacerdote?
Lo rivivo ogni settimana, durante la messa domenicale, al momento della consacrazione. Celebrare l’Eucarestia è per me ogni volta una grazia che si rinnova.

Che consiglio si sente di dare a tanti giovani che oggi sono confusi e non sanno quale strada intraprendere nella loro vita?
Senza i giovani non c’è la Chiesa. Loro sono il futuro e a loro si devono trasmettere quei valori che non passano mai di moda, quelli validi ieri, oggi e sempre..come l’amore, il rispetto e la dignità della persona. Non bisogna mai dimenticare che quello che noi diciamo e facciamo dimostra quello che noi siamo e se dunque tu vuoi essere un albero buono devi produrre buoni frutti. Nonostante le difficoltà che questa generazione si trova ad affrontare, i giovani non devono mai smarrire la speranza e la volontà di non perdersi… perché se diciamo no al male, questo non potrà consumarci. Ricordiamoci che siamo uomini liberi ed è nella nostra libertà che si deve scoprire la forza di saper dire di si alla vita autentica.

Cosa si augura per il futuro della Chiesa?
Spero che essa torni ad essere al più presto un punto di riferimento per tutti i giovani, anche quelli che oggi si sentono lontani da Dio. Forse bisognerebbe cercare di stimolarli e avvicinarli alla Chiesa utilizzando nuovi canali, nuove attività che li coinvolgano in maniera più diretta. L’unica cosa costante in questo mondo è il cambiamento e per stare al passo anche noi sacerdoti dovremmo “aggiornarci” per far sentire loro la vicinanza di Dio, soprattutto nelle difficoltà di ogni giorno. L’Amore va sempre dimostrato, a tutti.

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