“Il matrimonio indissolubile non è una minaccia per la libertà umana”

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matrimonioDi Luca Marcolivio da Zenit

“Fedeltà” e “inscindibilità” rimangono condizioni imprescindibili del matrimonio cristiano. Lo ha ribadito il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, durante una conferenza sui contenuti del prossimo Sinodo, tenuta nei giorni scorsi a Battaglia, di cui ampi stralci sono stati riportati nell’edizione di domani dell’Osservatore Romano.

Nella sua riflessione, il porporato svizzero prende atto dell’attuale crisi del matrimonio e dell’incremento esponenziale delle separazioni e dei divorzi, individuando una delle principali ragioni nella “generalizzata e crescente incapacità delle persone a prendere decisioni vincolanti e definitive”.

È il trionfo di quella che papa Francesco definisce “cultura del provvisorio”, secondo la quale “le decisioni definitive e la fedeltà non vengono più annoverate tra i valori primari, poiché gli uomini sono diventati più incostanti nelle loro relazioni e, allo stesso tempo, più desiderosi di relazioni”.

Molte persone sembrano escludere già a priori la prospettiva di “qualcosa di definitivo”, prevedendo già in partenza “l’eventualità di un fallimento”. La prospettiva cristiana, tuttavia, è totalmente opposta e sostiene che la fedeltà a un “sì” pronunciato ad un altro essere umano, “non si cristallizzerà, ma imparerà in maniera sempre più profonda ad aprirsi al “tu” e, nel far ciò, a giungere alla propria libertà”, ha affermato Koch.

In merito al dibattito sinodale sulle possibili condizioni di riammissione all’eucaristia per i divorziati risposati o conviventi, il cardinale si è detto “convinto che si possano trovare risposte credibili e utili a questa spinosa questione, soltanto se si ha il coraggio di chiamare con il loro nome i problemi che sono alla sua base”.

La pastorale matrimoniale, dunque, necessita “una buona preparazione al matrimonio, su un catecumenato matrimoniale come equivalente del vecchio tempo di fidanzamento”.

Inoltre, l’amore coniugale cristiano “non può limitarsi a se stesso e girare esclusivamente intorno a se stesso, ma deve uscire da se stesso attraverso i figli e per i figli; soltanto attraverso il figlio il matrimonio diventa famiglia”.

Imprescindibile, dunque, è l’apertura alla “trasmissione della vita umana”, poiché, “con i figli, ai genitori è affidata la responsabilità del futuro, cosicché il futuro dell’umanità passa in maniera fondamentale dalla famiglia”.

La rinuncia al mettere al mondo dei figli è dovuta principalmente ad un futuro diventato “talmente incerto da indurli a chiedersi, con preoccupazione, come è possibile esporre una nuova vita a un futuro percepito come ignoto”, afferma Koch.

Non basta, però, trasmettere la “vita biologica”, è necessario trasmettere la vita “in un senso pieno, ovvero, in un senso che resiste alla crisi della vita e porta in sé una speranza che si rivela più forte di ogni incertezza del futuro”.

Considerando i figli come “il bene più prezioso della famiglia”, i genitori cristiani lanciano un “segnale profetico”, che risponde al calo demografico, “segno di una mancanza di fiducia nella vita e di speranza nel futuro”.

La dignità dell’uomo e la dignità della famiglia vanno di pari passo e “l’odierna rimessa in discussione dell’istituzione della famiglia rappresenta anche un attacco al concetto cristiano di persona umana”, come osservò negli anni ’80 l’allora cardinale Joseph Ratzinger.

A ciò fanno eco le più recenti parole di papa Francesco che, nel suo viaggio dello scorso mese nelle Filippine, aveva affermato: “Ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”.

Sottolineando che “con la famiglia, la posta in gioco è alta per l’uomo e per la società”, il presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani ha ricordato che la prossima assemblea sinodale “si troverà a dover affrontare importanti sfide che potrà raccogliere solo se proclamerà il Vangelo del matrimonio e della famiglia”, inteso non come “una minaccia o un limite per la libertà umana” ma come “la sua realizzazione più autentica”.

Per questo motivo “se la più alta possibilità della libertà umana consiste nella capacità di compiere scelte definitive, allora riuscirà a essere libero soltanto colui che saprà anche essere fedele e potrà essere davvero fedele soltanto colui che è libero. La fedeltà è, infatti, il prezzo che costa la libertà e la libertà è il premio che vince la fedeltà”, ha quindi concluso il cardinale Koch.

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