Vescovo Carlo: “Dobbiamo far digiunare il cuore da invidie e da gelosie”

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DIOCESI – Mercoledì 18 febbraio si è tenuta alle ore 17.30 presso la cattedrale Madonna della Marina la Santa Messa delle Sacre Ceneri, presieduta dal nostro Vescovo Carlo Bresciani.

Vescovo Carlo: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male” (Gl 2, 12).

Con questa esortazione del Signore, che il profeta Gioele ci ha presentato nella prima lettura, siamo invitati ad entrare nello spirito della quaresima.
Mi sono chiesto: cosa può significare per noi ritornare a Dio con tutto il cuore? Abbiamo noi bisogno di ritornare a Dio? Non siamo forse noi già cristiani, credenti e praticanti? Non siamo noi già qui a celebrare questo rito delle ceneri in risposta all’invito della Chiesa? Forse questo invito pressante di Dio non è rivolto a noi, ma ad altri, a quelli che non credono, a coloro che hanno cessato di frequentare la Chiesa? Eppure le parole di Dio sono certamente rivolte anche a noi. E allora a quale conversione del cuore siamo chiamati?

Se essere cristiani è credere che Dio c’è, che Gesù Cristo è il figlio suo unigenito mandato a noi dal Padre e che noi lo incontriamo nelle parole della Chiesa, allora noi non abbiamo bisogno di fare altro, noi siamo già perfetti cristiani. Allora dovremo pensare che le esortazioni alla conversione sono per ‘gli altri’. Ma se, invece, essere cristiani significa unire la fede e le opere, allora noi non siamo ancora perfetti cristiani, perché siamo sicuramente carenti a livello di opere. Con la mente forse siamo con Dio, ma con il cuore e con le mani abbiamo ancora molta strada da fare per giungere pienamente a Dio.

Dio nella lettura del profeta Gioele ci dice che dobbiamo tornare a lui con digiuni. Abbiamo bisogno certamente di digiuni non soltanto di cibo, ma soprattutto di quelle opere che allontanano il nostro cuore da Dio e lo fanno attaccare a ciò che Dio non è.

Dobbiamo far digiunare il cuore dagli attaccamenti e dalle pesantezze che ci tolgono la libertà e incidono sulle relazioni riducendole a pezzi o rendendole difficili a causa di pretese e imposizioni che poco o nulla hanno a che fare con l’amore vero, capace di donarsi senza condizioni o pretese di contraccambio. Dobbiamo far digiunare il cuore da invidie e da gelosie che portano poi la lingua a pronunciare giudizi che più che la verità comunicano l’inquietudine del nostro cuore e la mancanza di pace con noi stessi, mentre feriscono profondamente gli altri e la carità fraterna.

Il digiuno esteriore – quello del cibo e la lacerazione delle vesti come era usanza nell’antichità – non serve a nulla se non porta alla conversione del cuore e a relazioni più caritatevoli tra di noi. Così come non serve a nulla ricevere i sacramenti in Chiesa, se poi uscendo da essa, già sulla porta, ci si lascia andare a commenti o insinuazioni tutt’altro che caritatevoli nei confronti di questo o di quello. Non serve a nulla ricevere i sacramenti del battesimo, della cresima, dell’eucaristia o del matrimonio, se poi non si sa neppure di essere cristiani e si vive come i pagani che non conoscono Dio. Significa che nella liturgia il cuore non è tornato a Dio, ma è rimasto chiuso su se stesso: si è celebrato il rito, ma non si è incontrato Dio. Non si può volere il rito e non volere Dio e la vita con Lui. Se il sacramento che riceviamo non ci impegna a una vita cristiana più autentica, significa che non siamo tornati a Dio con il cuore, ma solo con il corpo. Certamente i sacramenti non sono per i perfetti, ma altrettanto certamente sono per chI cerca la vita cristiana e per chi si impegna in essa.

Chiedere i sacramenti è chiedere la vita cristiana, che significa chiedere a Dio la grazia di vivere come Gesù ha vissuto. Non possiamo essere come i farisei a cui Gesù dice: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” (Mc 7, 6). Non possiamo essere cristiani che restano legati alle tradizioni religiose, ma non accettano il comandamento di Dio che è quello della carità. I farisei difendevano strenuamente le tradizioni religiose, ma il loro cuore e le loro opere non erano con Dio.

Credo che un buon cammino di conversione quaresimale abbia a che vedere anche con il nostro modo di vivere i sacramenti (tutti i sacramenti): come ci prepariamo a riceverli, il perché li chiediamo per i nostri figli o per noi e che stile di vita cristiano scaturisce da essi. Quando si chiede il sacramento della fede cristiana e non si accetta la vita da cristiani nella quale dovrebbe introdurci e accompagnarci, significa che onoriamo Dio con le labbra, siamo legati alla tradizione, ma il nostro cuore è lontano da lui. Così si tradisce il sacramento. Una volta si diceva: è un sacrilegio, forse ce ne stiamo scordando.

Dice san Paolo: “Se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla (1Cor 13, 2). La fede senza la carità, carissimi, è nulla.

Se è così, allora il digiuno a cui Dio ci sollecita consiste nello staccarsi da tutto ciò che non è carità, cioè non è amore vero. Non si può tornare a Dio, che è carità, se non si ha carità. La fede senza la vita secondo il vangelo non basta, si riduce a fede da salotto per benpensanti, chiusi nel loro egoismo, capaci magari di disquisire sul mistero insondabile della Trinità, mentre con i loro affari poco puliti dimenticano che agire secondo giustizia vale più di tante parole che parlano a vuoto di Dio.

Dice il profeta Gioele: “Perché si dovrebbe dire tra i popoli: ‘Dov’è il loro Dio?’”: intende dire che da cristiani parliamo di Dio più con le opere che con le parole. Non vuol dire che non abbiamo parole da dire, ma che esse sono efficaci solo se sono accompagnate dalle opere della nostra vita.

Purtroppo, carissimi, in questo riconosciamo con umiltà di essere tutti mancanti: per questo chiediamo perdono insieme come Chiesa; come singoli e come Chiesa siamo chiamati al cammino penitenziale della quaresima che è cammino che vuole portarci a cambiare lo stile della nostra vita per renderlo più uguale a quello di Gesù. Lo possiamo fare perché sappiamo che il nostro Dio “è misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore”: egli perdona, ma ci indica un necessario cammino di conversione. Egli nella sua misericordia ci dona tempo perché abbiamo la possibilità di convertire il nostro cuore da cui provengono le opere sbagliate delle nostre mani.

Nel rito delle ceneri inchineremo il nostro capo in segno di umiltà e di penitenza, ricordandoci che, senza il soffio dello spirito di vita che viene da Dio, siamo solo polvere: proprio per questo dobbiamo tornare a Dio con il cuore, perché il soffio della sua vita sia e resti in noi.

Il Signore, dopo il cammino di conversione quaresimale, ci doni la grazia di poter di accogliere più pienamente lo spirito di vita nuova del Signore risorto.

Buona quaresima, carissimi

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