Vescovo Carlo Bresciani: Oltre che “casa di Dio”, questa Cattedrale è “casa degli uomini”

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DIOCESI – Venerdì 13 gennaio è stata celebrata la ricorrenza liturgicamente della dedicazione della chiesa cattedrale intitolata alla “Madonna della Marina”. A presiedere la Santa Messa il Vescovo Carlo Bresciani.

Vescovo Carlo Bresciani: “Il Papa san Giovanni Paolo II nella recente sua esort. apost. Pastores Gregis ha indicato la Chiesa cattedrale quale punto focale del ministero di santificazione proprio del Vescovo, come chiesa madre e centro di convergenza della Chiesa diocesana. Il suo nome di “Cattedrale”, deriva dalla Cattedra su cui il Vescovo si asside.
In tutte le diocesi del mondo, la Cattedrale è punto di riferimento della fede e dell’impegno cristiano ed è il luogo sacro dove i fedeli di una Chiesa particolare si radunano, specialmente per alcune significative celebrazioni, al fine di esprimere e di proclamare la propria fede e la propria unità in Cristo. È il centro ecclesiale e spirituale della diocesi. La Cattedrale, intimamente legata alla persona del Vescovo, è inoltre la madre di tutte le chiese della diocesi (cfr. Giovanni Paolo II, 6 ottobre 1984 a Catanzaro).

Si tratta di valori totalmente religiosi che noi oggi di nuovo riconosciamo e affermiamo e che vorremmo riassumere con le espressioni pronunciate dall’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, che la Provvidenza ci avrebbe poi donato come papa Paolo VI, in occasione della riapertura al culto della restaurata Cattedrale di Crema, il 26 aprile 1959: “A Cristo ogni Cattedrale appartiene. Questa Chiesa è sua. Per Lui qui è innalzata una cattedra, sulla quale il suo Apostolo, in sua vece, parlerà; per Lui un trono, sul quale chi tiene il suo posto, siederà; per Lui un altare, dal quale chi lo rivive farà salire al Padre il suo stesso sacrificio; per Lui qui è riunita la ecclesia, il popolo col suo Vescovo, ed a Lui innalza il suo inno di gloria e la sua gemente preghiera; e da Lui, Cristo, questo tempio acquista la sua misteriosa maestà” (Discorsi e scritti milanesi, II [1958-1960], Istituto Paolo VI, Brescia 1997, p. 2788).
Questa Cattedrale è innanzitutto casa di preghiera, cioè luogo di elevazione dello spirito e di incontro con Dio. In ogni chiesa si avvera la visione di Giacobbe: sulla scala della nostra preghiera e della nostra partecipazione ai sacramenti noi ci eleviamo verso Dio e Dio scende verso di noi donandoci la sua luce e la sua forza.
Qui si viene per celebrare insieme l’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.
Qui si viene per conversare nella preghiera con il Signore, che nel tabernacolo ci aspetta. Egli ci ama e conosce fino in fondo i nostri bisogni, i nostri desideri, le nostre aspirazioni; conosce il nostro nome e la nostra storia tutta intera. Qui possiamo ascoltarlo e parlare con lui, elevando verso l’alto il vostro spirito.
Questa Cattedrale è poi scuola di verità, luogo di ascolto della parola di Dio e di incontro con Cristo che è la Via, la Verità e la Vita. È lui il Verbo di Dio fatto carne nel seno di Maria sempre Vergine. È lui la verità dell’uomo, il Signore della storia e il nostro Dio, l’unico Salvatore dell’uomo, la strada che conduce al Padre celeste. Lui, il Cristo, è il nostro Redentore che ci tiene per mano e ci accompagna sempre, specialmente nei momenti difficili, e ci guida sui sentieri della verità, cioè della nostra piena realizzazione secondo il suo meraviglioso disegno di amore e di salvezza.
Per tutti i credenti questo edificio costruito dalle mani dell’uomo costituisce un permanente invito a stringersi in modo sempre più consapevole attorno a Gesù, pietra angolare, per diventare nella fede e nell’amore a Dio e ai fratelli, pietre vive per la costruzione di un tempio spirituale.
Questa Cattedrale è infine palestra di amore fraterno. Qui veniamo per apprendere la grande legge dell’amore che Gesù ci ha lasciato come comandamento nuovo e come testamento: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici… Da questo sapranno che siete mie discepoli: da come vi amerete” (Gv 15, 12; 13, 35).
Apprendendo a riconoscere e a chiamare Dio come Padre, si impara a considerare gli uomini, tutti gli uomini, come fratelli.
Oltre che “casa di Dio”, questa Cattedrale è “casa degli uomini”, cioè luogo di accoglienza e di incontro di una comunità unita nella gioia e nel dolore, luogo che rende visibile la comunione ecclesiale. Nella comune casa del Padre celeste è più facile comprendere le ragioni e le esigenze di quella fraternità cristiana che modella una convivenza sociale improntandola a mutua comprensione, autentica giustizia e generosa solidarietà.
La Chiesa continua nella storia l’opera di Cristo a favore della nostra gioia e della nostra salvezza. San Cipriano ci ricorda che “non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre” (De unitate Ecclesiae, 6). Per questo nella nostra vita spirituale e nella nostra visione di fede dobbiamo dare alla Chiesa l’importanza che le spetta.
La Chiesa è inseparabile da Cristo. Nonostante i limiti e le debolezze umane – nella Chiesa l’elemento divino è congiunto con quello umano -, essa ci trasmette con sicurezza le verità che sono via al cielo. E restando sulla barca della Chiesa ci si salva, uscendone si è travolti dai flutti.
Questa festa deve anche portare il frutto di rafforzare in noi il senso dell’appartenenza alla Chiesa. L’appartenenza alla Chiesa è diversa dall’appartenenza a una società, a un’associazione o ad un gruppo. Non si tratta solo di legami esteriori. Nel caso dell’appartenenza alla Chiesa i legami sono vitali e interiori. Noi cristiani apparteniamo alla Chiesa come le membra appartengono al corpo: ne sono parte e il loro insieme costituisce il corpo nella sua interezza.
La Chiesa è il Popolo di Dio che vive e cammina nella storia come Corpo di Cristo. E l’operato dei singoli cristiani, sia nel bene come nel male, ha una reale incidenza sull’intero corpo ecclesiale, come su tutta la comunità degli uomini.
Dobbiamo ritrovare il gusto e la gioia di questa appartenenza, che è ad un tempo appartenenza alla Chiesa Cattolica nella sua totalità e appartenenza alla Chiesa locale, nella sua particolarità di diocesi e di parrocchia.
La Madonna della Marina, patrona della nostra chiesa cattedrale interceda perché abbiamo a recuperare sempre più la gioia di appartenere alla nostra chiesa diocesana di san Benedetto”.

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