Vizi o stili di comportamento?

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Chiesa Regina Pacis 7Zenit, Maria Gabriella Filippi

La Vita pratica. Malattie spirituali e guarigione del Cuore, gli otto pensieri della malvagità è il titolo del ciclo di incontri sugli antichi vizi e le nuove dipendenze di oggi, che proseguono domani alle 18.30, presso la sede del Centro Russia Ecumenica di Roma in via Borgo Pio 141.

Nei prossimi appuntamenti interverranno padre Andrea Palamides, responsabile della Comunità della Riconciliazione Santa Teresa di Gesù Bambino, Caterina Flora, psicologa e psicoterapeuta, e Silvano Scalabrella, docente di Teologia patristica e Antropologia filosofica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Civita Castellana.

Organizzati dall’Associazione Anagogia, in collaborazione con il Centro Russia Ecumenica, gli incontri fanno parte del programma annuale dei Colloqui di Borgo Pio – dal Visibile all’Invisibile; avendo come sfondo comune l’arte e la spiritualità, l’iniziativa è nata dall’idea di approfondire la relazione tra i comportamenti psicologici e gli aspetti spirituali più profondi della persona.

“Noi siamo un complesso di tanti livelli di realtà che ci costituiscono, ma San Paolo afferma che se noi guardiamo nella verità profonda di noi stessi solo attraverso l’uomo psichico, non è possibile conoscerci: è necessario farlo con l’uomo spirituale, lo pneumaticòs, che non è l’uomo astratto, ma l’uomo che è guidato dallo spirito di Dio, e che vive attaccato alla realtà più di chiunque altro: l’uomo spirituale sa discernere le cose con una chiarezza che l’uomo psichico da solo non può”, spiega padre Andrea Palamides, aggiungendo: “non si tratta di rinnegare l’uomo psichico, che è una parte indispensabile: ma se noi ci fermiamo all’uomo psichico il percorso finisce lì”. Non è un caso che San Paolo, a questo proposito, in una lettera ai Corinzi, affermi: “L’uomo naturale però”, in greco ‘uomo psichico’, “non comprende le cose dello Spirito di Dio. Esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello spirito”.

Per comprendere più in profondità ciò che si muove in noi e riconoscere ciò che fa bene rispetto a ciò che ci avvelena, occorre allora l’arte del discernimento, che non si attua sulla base di ‘mi sento così’ o ‘non mi sento colà’. “Non per questo, ciò significa che “sentire sia sbagliato”, precisa padre Andrea, ma il ‘sentire’ non è uno strumento per discernere: “Il discernimento spirituale richiede di saper conoscere i segni e i movimenti dello spirito: noi siamo stati educati molto dal sensorio esteriore, ad esempio se il bambino piange la mamma gli dà il latte; mentre invece, su ciò che accade nel sensorio interiore, non abbiamo ricevuto nessuna educazione”.

“Se commetto un peccato – prosegue il sacerdote – lo faccio perché è gustoso: se ad esempio mi sfogo con un attacco di collera contro una persona verso la quale nutro risentimento, ho una sensazione immediata di appagamento, solo dopo rimane l’amaro; di conseguenza, nel momento in cui mi sento gustosamente soddisfatto, penso di star facendo una cosa che va bene, invece mi sto avvelenando perché non ho l’educazione al sensorio interiore”.

A questo proposito Laura Cantarella, psicologa e psicoterapeuta, sottolinea l’urgenza di riscoprire ciò che muove quelli che ormai non siamo più abituati a chiamare vizi ma stili di comportamento, rispondendo per ZENIT alle seguenti domande:

Quale relazione esiste tra vizio e disturbo psicologico?

Il vizio è qualcosa di direttamente collegato alla psicologia perché la psicologia aiuta nella decodifica del vizio, cioè del limite, della dipendenza, per evitare che ci sia un comportamento vizioso reiterato nel tempo.

Alcuni disturbi bollati come ‘psichici’ possono essere invece malattie spirituali?

Nella maggior parte dei casi si tratta solo di problemi di origine psichica ma non è sempre così, come alcuni medici non credenti sostengono.

Quali sono le dipendenze più dilaganti nel nostro tempo?

Le dipendenze più comuni sono l’idolatria del proprio sé, della propria immagine corporea, la tendenza ad amarsi sopra ogni cosa e la difficoltà a parametrare tutto nella giusta dimensione: questo si vede anche nella gestione dell’uso del cibo, dei rapporti sessuali, delle relazioni affettive: tutte queste forme di eccesso e di ingordigia sono molto presenti oggi.

In che senso i social network possono incentivare atteggiamenti di narcisismo?

Un social come Facebook, che è il più conosciuto in Italia, rappresenta una vetrina sul mondo: questo fa sì che una patologia come il narcisismo sia alimentata nel momento in cui il soggetto ha più facilità a confondere i propri limiti e a evidenziare, anche in maniera fasulla, le proprie caratteristiche positive.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *