Vescovo Carlo: La cura della persona non è integrale se non c’è il recupero del rapporto con Dio

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Di Alessandra Mastri

DIOCESI – Nella mattinata dell’11 Febbraio, Giornata mondiale del malato, il nostro Vescovo Carlo Bresciani ha presieduto la Santa Messa nella cappellina dell’Ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto dedicata a dirigenti, primari, dottori, personale sanitario, personale amministrativo e malati.

Nell’omelia è stata spiegata la definizione di Sapientia Cordis, tema scelto dal Papa per questa giornata particolare, accompagnandola alla citazione di un passo del libro di Giobbe: “io ero occhi per il cieco ed ero piedi per lo zoppo”.

Il significato ci è stato presentato dal brano del Vangelo di oggi.
Maria all’annuncio dell’angelo della gravidanza di sua cugina, riesce a capire, grazie alla sua sapienza del cuore, il bisogno di Elisabetta così, parte per raggiungerla e per prendersene cura negli ultimi mesi prima del parto. La sapienza del cuore è appunto la facoltà di comprendere e saper andare incontro al bisogno dell’altro. Maria in questo è la figura di Dio stesso, perché Dio è colui che si prende cura.

La vera sapienza, non sta esclusivamente nella testa. Se non riusciamo a coinvolgere il cuore per stabilire quella forma di empatia profonda nei confronti dell’altro, che ci rende in grado di capire il suo bisogno senza essere sollecitati, resta un muro di indifferenza che non permette di essere solidali gli uni con gli altri. Il cristiano ha come modello Gesù, che non si chiude in se stesso, ma che si fa prossimo e va incontro.

Maria, andando da sua cugina, porta il suo aiuto materiale, ma porta anche Gesù, e lo Spirito Santo che porta dentro di Lei fa esultare di gioia il grembo di Elisabetta. Non basta che le persone si incontrino fisicamente, se non c’è l’attenzione e l’offerta di un po’ del proprio cuore all’altro, è come se l’incontro non fosse mai avvenuto, rimane ancora indifferenza e distanza.

La cura della persona non è integrale se non c’è il recupero del rapporto con Dio. Senza la cura del male spirituale, anche riuscendo a  curare il corpo, non curiamo la persona. Oggi, comprendiamo molto bene la cura del corpo, grazie alla ricerca e alle scoperte scientifiche, ma la sapienza è quella che ci porta a comprendere che non di sola carne è fatto l’uomo, egli è fatto anche della dimensione spirituale, di cui molto spesso necessita più cura. La sapienza del cuore è necessaria per essere occhi spirituali per il cieco spirituale, per essere piedi spirituali per chi è zoppo spirituale.

“In questa giornata mettiamo al centro della nostra preghiera il malato, perché il malato in ogni dimensione della vita possa recuperare la salute del corpo e dello spirito.”

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