Il colore prima del blu – puntata 33

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Il colore prima del blu


Il romanzo “Il colore prima del blu”
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Lunedì! Giorno di riposo. Mi alzo che l’ora di pranzo è già andata via da un pezzo. Maledico la mia stanchezza e pigrizia. Immagino Anna al mare senza di me. Subito dopo mi prende un colpo al cuore: devo andare da mia madre. Ricontrollo l’ora: l’autobus per la città è già passato. Do un calcio alla porta, mi lavo la faccia a colpi d’acqua fresca. Metto una maglietta e in cinque minuti, ancor prima di decidere cosa fare, sono sulla bici. Mi rendo conto che andare da mia madre ormai è impossibile. Vago per le vie del paese; la luce e il caldo mi annebbiano la vista. Più tardi andrò al cinema di don Piero, decido. Passo davanti alla fontanella del Pino bar con l’ingenua speranza di incontrare Anna, magari anche lei mi sta cercando. Ovviamente non c’è. Andare a chiamarla all’hotel mi vergogno: faccio due giri interi del paese prima di decidermi. Chiedo di Anna a Ettore il portinaio. Mi sorride. Prende il telefono, fa un numero e mi passa la cornetta.
Sento: ‹‹Pronto.›› Scopro la dolcezza della voce di Anna e per alcuni istanti resto senza parole. L’unica cosa che riesco a dire è: ‹‹Sono qui.››
‹‹Oggi ti ho portato una nuova spettatrice! Hai visto?›› dico a don Piero.
‹‹Vedo, vedo!›› risponde facendo l’occhietto.
Anna si presenta timida.
Don Piero mi chiede se è la mia ragazza. Anna e io ci guardiamo imbarazzati. Non lo sappiamo. Mi chiedo se baciarsi sia un sigillo di promesse non dette. Cosa siamo io e Anna? “Un Noi uno”! Ecco cosa siamo, ma non diciamo nulla.
‹‹Va bene, va bene… Ho capito! Vediamoci il film!›› dice don Piero per toglierci l’imbarazzo di dosso.
La sala è buia, don Piero è davanti a noi. Le mie mani non sanno stare buone. Anna ogni tanto mi scansa, non mi vuole. Specie quando le scene del film illuminano la sala. Non c’è nessuno, vorrei dirle, lasciami fare. Sulla parete scorrono primi piani dello sguardo dolce di una ragazzina arrampicata su un albero; sbircia le feste nella villa del padrone e sogna di vivere una vita che non le appartiene.

Le luci della sala si accendono e la mia mano fa appena in tempo a scivolare via dalle cosce di Anna. Don Piero si avvicina. Usciamo. Il sole si sta già nascondendo dietro le colline, ma c’è ancora tempo per una passeggiata.Con don Piero arriviamo fino alla Caletta degli innamorati. Ci sediamo sui gradini che conducono al faro.
‹‹A Michele piace molto il cinema, te lo ha mai detto?›› chiede don Piero ad Anna.

‹‹È vero, e mi piacciono i film che sceglie don Piero, abbiamo gli stessi gusti. Parlano sempre di uomini coraggiosi che non si arrendono davanti alle difficoltà per…››
‹‹Per realizzare i loro sogni!›› mi anticipa Anna.
‹‹Già! Infatti le storie esistono perché esistono i sogni,›› ci spiega don Piero.
‹‹Io ce l’ho un sogno… adesso,›› dico.
‹‹E qual è questo sogno?›› mi chiede Anna.
‹‹Voglio diventare un grande regista.››
‹‹Ehi, ehi! Calma! Prima di diventare un grande regista devi diventare regista!›› dice don Piero ridendo. Poi si alza e guarda la scalinata del faro e dice ancora: ‹‹I sogni veri sono quelli che si possono realizzare. Se vuoi salire una scalinata devi iniziare dal primo gradino, quello che ti sta più vicino. Se una scala non ha il primo gradino non è una scala.››
‹‹Questa scalinata porta al faro e la mia vita porta al mio sogno,›› rispondo deciso.
‹‹È vero, ma a volte la vita porta in luoghi e situazioni che non vuoi,›› osserva don Piero girandosi verso il paese. ‹‹In ogni caso senza un sogno non si va da nessuna parte,›› conclude.
‹‹Immagino che prima abbiano costruito il faro e poi la scalinata,›› interviene Anna.
‹‹Proprio così, proprio così,›› risponde don Piero pensieroso.

 

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