Presidente galantuomo Le prime pagine dei giornali diocesani

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FISCGigliola Alfaro

“Un presidente galantuomo, competente, mite, rassicurante, un esempio di onestà”. Così concordemente descrivono il nuovo capo dello Stato, Sergio Mattarella, i giornali della Fisc, in uscita in questi giorni. “Sarà certamente il ‘nostro presidente’ – rilevano le testate Fisc -, garante di tutti, dei cittadini e della speranza, riferimento sicuro per il cammino comune”. Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: cronaca e vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione.

“L’uomo giusto al momento giusto”. È un giudizio che accomuna le riflessioni sul nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un invito a guardare “al settennato di Mattarella con fiducia e speranza, con la certezza che avere un presidente della Repubblica come lui, in questo periodo di grave crisi della politica, deve rassicurare tutti, vincitori e vinti”: viene da Pino Malandrino, direttore della Vita diocesana (Noto).Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), sottolinea: “Sergio Mattarella è l’uomo adatto al ruolo a cui il Parlamento l’ha chiamato, perché, fin dal suo insediamento si è presentato come presidente di tutti, non uomo di parte, ma tutore integerrimo della Costituzione”. Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla(Chioggia), evidenzia che “la parola-chiave del discorso del neo-presidente ci è sembrata ‘speranza’, termine che ricorre dieci volte nel testo, oltre alle parole ‘futuro’ (4 volte), ‘attese’, ‘fiducia’… Ci ha detto che l’impegno per l’unità della nazione si traduce in impegno per realizzare le speranze dei cittadini e per dare al Paese un orizzonte di speranza; che la speranza non può restare parola astratta ma deve invece essere concretizzata ricostruendo legami che tengano insieme la società”. Mattarella ha invitato a intendere la politica “come servizio al bene comune”: “Compito questo quanto mai urgente – afferma Alberto Margoni, direttore diVerona Fedele (Verona) -, visto che non passa giorno senza notizie di scandali e malversazioni con protagonisti pubblici amministratori che allontanano ancor più la gente dalla res publica e dalla politica. Un rapporto da ricostruire pazientemente che sarà possibile solo pensando ai cittadini italiani non in astratto, ma con quei volti che egli stesso ha saggiamente evocato, quelli che incontrerà in tutto il Paese e che ripongono in lui grande fiducia”. Per l’Avvenire di Calabria (Reggio Calabria-Bova), “il presidente Mattarella dovrà anche mettere in moto una sorta di pedagogia collettiva che trasformi la chiusura istituzionale in servizi e il disinteresse individualistico dei cittadini, che di fatto frammenta l’Italia in tante nazioni, in partecipazione. Fatto il presidente, si facciano gli italiani”. Giuseppe Rabita, direttore di Settegiorni dagli Erei al Golfo(Piazza Armerina), si affida a un ricordo personale, quando agli inizi degli anni ’90 Leoluca Orlando, padre Ennio Pintacuda, Sergio Mattarella andavano a Piazza Armerina per incontrare l’allora vescovo “Vincenzo Cirrincione che essi sentivano vicino non solo affettivamente ma anche idealmente”: “Mattarella nei miei ricordi era così come ce lo hanno descritto gli amici, i giornali e come lo abbiamo visto nei mezzi di informazione: gentile, serio, umile, mite, competente”. Ricordi anche per la Valsusa (Susa): il 10 maggio 1988 l’attuale presidente, allora ministro, fece visita alla redazione del giornale e rispose anche a un’intervista: “Seduto con noi, intorno al tavolo Sergio Mattarella prese il foglio, lesse le domande. E con la pacatezza che in questi giorni gli italiani hanno incominciato a conoscere, iniziò a rispondere”. Amanzio Possenti, direttore del Popolo Cattolico (Treviglio), sottolinea: “L’Italia ha bisogno di un ‘padre’ che, oltre a rappresentarla istituzionalmente, ne nutra e ne stimoli la sensibilità e lo spirito di grande Paese, sostenendola all’interno – fra i graffi della politica e le difficoltà della condizione economico-sociale – e all’esterno – nella scelta europeistica accompagnata dal desiderio di lungimiranza creativa. Mattarella propone requisiti limpidi da esercitare in questa direzione”. Concorda la Vita Casalese (Casale Monferrato): “Il neo-presidente della Repubblica è persona vera e grande”. Per la Fedeltà (Fossano), “non v’è dubbio che l’alto profilo etico del nuovo presidente, la sua coerente azione politica in favore della giustizia e della pace e la sua fedeltà allo Stato di diritto saranno una garanzia non solo per l’Italia ma anche per l’Europa, dove il nostro Paese non deve perdere la credibilità che sta recuperando in questi ultimi anni”. Tra tante notizie brutte, l’elezione di Mattarella, secondo Elio Bromuri, direttore della Voce (Umbria), è “una buona notizia; una scena pacifica, serena, costruttiva, un capolavoro di serietà, di efficienza ed efficacia. Gli italiani, in grande maggioranza, si sono sentiti uniti e rispecchiati, possono stare contenti”. Ricordando che il matrimonio e la famiglia “sono due dei valori portanti della Costituzione”, che però “sono rimasti nascosti e sepolti sotto una lettera della Costituzione rispettata formalmente ma non in via sostanziale”, Stefano Fontana, direttore di Vita Nuova (Trieste), ritiene che “è su questi temi e in vista di questi obiettivi che il nuovo presidente della Repubblica darà prova di autonomia di giudizio e di indipendenza istituzionale, posti a servizio di un patto costituzionale reale, fondato sulla vera natura della persona umana, della famiglia e della comunità politica”. Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), mette in luce un altro aspetto di Mattarella: “È un cattolico conciliare, abituato ad assumersi le sue responsabilità in politica con una giusta autonomia nel suo operare. A qualche giornalista è apparsa questa appartenenza quasi un difetto, un limite. Si è dimenticato che quando il Paese brucia; quando l’Italia della politica chiacchiera senza concludere; quando serve un po’ di unità il Bel Paese è costretto a ricorrere a un cattolico. L’essere cattolico non è una colpa originale”. Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-Sanseverino Marche), ammette: “Il candore dei suoi capelli mi ispirano una tenerezza mista a fiducia per un uomo forgiato dalla cultura cristiana e dalla sofferenza di un fratello, Piersanti; ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980”. “Una nazione, come un corpo biologico, è caratterizzata dal funzionamento ordinato di tutte le sue parti, da un’anima che ne garantisca la sopravvivenza perché ancorata a valori che sono sottratti all’agone, che sono al di sopra di questo mondo – sottolinea l’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri) -. Per questo è importante un alto senso di responsabilità da parte di chi è chiamato al governo delle dinamiche sociali e dei gruppi sociali”. Impariamo dalla storia personale di Mattarella, suggerisce il Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio): “Le difficoltà della politica si superano con un ‘di più’ di politica dove per politica si intende cultura che si fa politica, non guerra tra bande, non spettacolo che si fa politica o viceversa. La politica che recupera la mitezza, senza perdere fermezza, nell’attenzione all’uomo e ai suoi problemi”. “L’elezione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, anche seguita dagli schermi televisivi, ha suscitato emozione per quel senso di comunità che è nell’animo di ogni italiano. Ancora sono forti i valori di un popolo e il senso di appartenenza. Ancora è viva la speranza che l’Italia possa uscire dalla palude in cui si è cacciata. E non solo in quella economico finanziaria”, avverte Luigi Sparapano, direttore di Luce e Vita (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi). Ezio Bernardi, direttore della Guida (Cuneo), pone l’accento sul fatto che “sul piano politico, per come è avvenuta, l’elezione di Mattarella pone fine ad una fase di emergenza. Quella che aveva condotto al secondo mandato di Napolitano per la conclamata incapacità delle forze politiche a trovare una qualsiasi intesa. E apre una fase nuova. Tutta da scrivere, ma che si preannuncia ricca di nuove sorprese”. Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli) fa un auspicio: “Sarebbe certamente un bel segnale se Mattarella intervenisse realmente sui costi del Quirinale che, ancora oggi, è l’organismo presidenziale più oneroso d’Europa (e con pochi eguali al mondo): il bilancio di previsione 2015 del Colle parla di una struttura con 1.636 dipendenti che divora 224 milioni di euro l’anno”. Anche Silvano Esposito, direttore del Biellese(Biella), si aspetta qualcosa di preciso dal nuovo capo dello Stato: “Noi pensiamo che da un presidente ‘costituzionalista’ come Mattarella ci si debba ora attendere una più attenta ricognizione sulle pulsioni riformatrici del Parlamento e dei partiti”, per evitare “pasticci peggiori del problema che si era tentato di risolvere”. Dopo l’elezione del capo dello Stato, per Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate(Cesena-Sarsina), “il Paese ha davvero bisogno di una svolta, ma non di breve periodo. Abbiamo necessità, tutti quanti, di pensare in grande, di sognare, di scrutare l’orizzonte con fiducia e speranza. Abbiamo urgenza di vivere giorni di autentica rinascita, come se si uscisse da una sorta di ‘guerra civile della Seconda Repubblica’: lo ha sottolineato anche il direttore dell’agenzia Sir, Domenico Delle Foglie, martedì scorso in un’intervista. Bisogna sostenere la famiglia” e “investire sulle nuove generazioni”.

Cronaca. Diversi gli spunti dalla cronaca. Alla “violenza che non ha fine, raccapricciante e insensata come tutte le violenze, ancor più disumana perché perpetrata nel nome di Dio” serve “un antidoto, quello dei gesti della fiducia e della speranza. L’annuncio di domenica scorsa di un viaggio di Papa Francesco a Sarajevo il prossimo 6 giugno, ad esempio, è uno di questi. Un viaggio a sostegno del dialogo tra le religioni, una mano tesa in una città che è stata teatro di violenza gratuita in nome della fede”, sottolinea Adriano Bianchi, direttore della Voce del Popolo (Brescia). Mario Barbarisi, direttore del Ponte (Avellino), denuncia che “la crisi del nostro Paese è soprattutto di valori, una crisi etica che attanaglia l’Italia da alcuni decenni. Tangentopoli non è finita, lo dimostra la ‘questione romana’, i continui scandali scoperti da Procuratori della Repubblica e Organi inquirenti che in qualche dove sono rimasti fedeli al compito assegnato. Ad uccidere la giustizia, e chi tenta di praticarla, non è la delinquenza ma la mala-politica che funge da committente perché non vuole essere disturbata nelle proprie losche attività”. Dalla politica alla malattia. “La malattia mette a nudo chi la vive e provoca chi la cura, può diventare una scuola di umanità o un luogo di solitudine e indifferenza”, sostiene Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro), ricordando due appuntamenti: “la Giornata del malato, in calendario il prossimo 11 febbraio e le celebrazioni che la città di Forlì dedicherà in aprile ad uno dei suoi figli più illustri, il medico Giovan Battista Morgagni, fondatore dell’anatomia patologica moderna, a cui è intitolato anche l’ospedale cittadino”. Un pensiero dedicato ai giovani per Luca Rolandi, direttore della Voce del Popolo (Torino) a partire dalle parole del presidente Mattarella e dal bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco: “Educare per educarsi, portare esempi di stile, di lealtà, di bontà e responsabilità alle giovani generazioni, questo il compito di ognuno di noi. I nostri ragazzi non hanno bisogno di prediche e lezioni, ma di esempi, di persone coerenti e autentiche”. Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), ricorda la morte improvvisa di Damiano Iannascoli, giovane diciottenne: “Non si può tacere di Damiano, della sua normalità e generosità, del suo sorriso, della sua fede vissuta senza ostentazione”. Alessandro Repossi, direttore del Ticino (Pavia), commentando le diatribe riguardanti l’Asm, esprime l’auspicio che “Depaoli e Chirichelli, sotterrata l’ascia di guerra delle polemiche, trovino la forza per parlarsi e trovare una soluzione ragionevole per il bene dell’Asm e di Pavia”.Pier Giovanni Trossero, direttore dell’Eco del Chisone (Pinerolo), consiglia alle amministrazioni locali di fare i “Conti della serva” che “in passato quasi nessun Comune si è mai preoccupato di fare ed oggi, in una situazione di oggettiva difficoltà, ci si arrovella attorno ai costi difficilmente sostenibili che avrebbero dovuto già essere previsti prima”. Una lettera aperta al sindaco di Ischia scrive Lorenzo Russo, direttore di Kaire(Ischia), nella quale suggerisce “un referendum (va di moda) consultivo con i residenti e commercianti del centro storico proponendo varie soluzioni” per il problema dell’acqua alta.

Attualità ecclesiale. Non manca l’attualità ecclesiale. Sulle pagine del Nuovo Diario Messaggero (Imola) il vescovo, monsignor Tommaso Ghirelli, ricorda che domenica 8 febbraio si aprirà il convegno diocesano “Accompagnare ad incontrare Gesù”: “È un evento che già nella preparazione ha riscosso vivo interesse; i delegati sono oltre trecento. Annunciato due anni fa, nel documento ‘Dire Gesù’ diffuso al termine dell’Anno della Fede, si occuperà del compito di trasmettere la fede alle nuove generazioni, compito che interpella ogni battezzato”. La Gazzetta d’Asti (Asti) raccoglie l’invito del vescovo, monsignor Francesco Ravinale, per la Giornata del malato: “Di cuore auguro a tutti di accogliere questa opportunità, per farne motivo di speranza per i sofferenti, consapevolezza di una missione per il personale sanitario e per i volontari, occasione di crescita nella fede e nella carità per tutti i credenti e occasione di crescita civile per tutto il territorio”. La Voce Alessandrina (Alessandria) ricorda che domenica 8 febbraio si celebra la prima Giornata di preghiera e riflessione sulla “gravissima piaga umanitaria” del traffico degli esseri umani. “Per fortuna siamo tutti cattolici! Se parliamo di fede, non è proprio così, ma se parliamo di radici culturali è vero. Sono cristiane, come quelle dell’intera Europa. È la nostra fortuna… una fortuna che stiamo sperperando”. È questo, per Giorgio Zucchelli, direttore del Nuovo Torrazzo (Crema), “il senso della bellissima prolusione del cardinale Bagnasco al Consiglio dei vescovi italiani”. Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia) guarda già al tempo forte che tra poco vivremo: “La Quaresima che inizia è un tempo favorevole per la conversione del cuore, perché il Signore renda il nostro cuore simile al suo, in quanto ‘avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore ma aperto a Dio’”. Per Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia), quello dedicato alla vita consacrata è “un Anno esigente” in quanto le regole vanno “ rilette alla luce del Vangelo, i diversi indirizzi istituzionali rivisti alla luce del grande carisma dello Spirito Santo”. “Assumere la direzione della Cittadella e in particolare succedere a don Regis mi crea qualche disagio e senso di inadeguatezza. Mi consola il pensiero di essere una semplice parte di una storia, quella della comunità dei credenti, molto più grande, nel tempo e nello spazio, della mia piccola vicenda personale”, confessa Paolo Lomellini, direttore della Cittadella(Mantova).

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