Slovacchi al voto per il matrimonio solo uomo-donna

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matrimonioDi Danka Jaceckova

Oltre 400mila abitanti della Slovacchia hanno espresso la volontà di proteggere la famiglia naturale firmando la petizione per un referendum su questo tema. Le prime firme sono state raccolte dall’Alleanza per la famiglia (Aff) nei primi mesi del 2014. Alcuni hanno giudicato l’iniziativa, sin dall’inizio, impervia e scoordinata. Adesso però – a poche ore dal primo referendum nella storia del Paese nato su iniziativa dei cittadini – anche gli scettici lo prendono sul serio. Ecco la valutazione dell’avvocatoAnton Chromik, rappresentante dell’Alleanza per la famiglia, in vista del referendum del 7 febbraio.

Perché l’Alleanza ha deciso di avviare un dibattito sulla famiglia a un livello così ampio e ufficiale?
“L’Aff è attualmente sostenuta da circa 150 organizzazioni, tutte con una ricca storia nell’area dell’aiuto e del sostegno alle famiglie, ai bambini che vivono in case-famiglia, alle ragazze madri, ai disabili, nonché della tutela e promozione dei diritti umani. L’idea di lanciare il referendum nasce dalla nostra osservazione, di lunga data, sulla situazione sociale all’estero: le unioni registrate si sono gradualmente trasformate nella legalizzazione dei matrimoni e nell’adozione di bambini da parte di coppie formate da partner dello stesso sesso, e le persone vengono punite per il fatto di esprimere il loro parere. Questo è lo scenario che vogliamo evitare nel nostro Paese”.

Quali saranno esattamente le domande oggetto del referendum, e perché i cittadini dovrebbero rispondere “tre volte sì”, come li incoraggiate a fare nella vostra campagna?

“Le domande sono le seguenti: sei d’accordo che nessun’altra forma di unione al di fuori del legame tra un uomo e una donna può essere chiamata matrimonio? Sei d’accordo che alle coppie o ai gruppi formati da persone dello stesso sesso non dovrebbe essere consentito di adottare bambini e di accudirli nella crescita? Sei d’accordo che le scuole non dovrebbero imporre la partecipazione degli alunni ai corsi sul comportamento sessuale o sull’eutanasia, nel caso in cui i loro genitori o gli alunni stessi non siano d’accordo con il contenuto di tali corsi? È importante che la gente partecipi al referendum ed esprima la propria opinione, a prescindere dal fatto che sia positiva o negativa. Consigliamo di votare tre volte ‘sì’, perché è naturale che il matrimonio può essere soltanto tra un uomo e una donna, perché i bambini meritano di avere entrambi i genitori, perché i genitori dovrebbero essere i primi a decidere sui valori che vengono trasmessi ai loro figli”.

Su quale sostegno può contare il referendum nelle diverse strutture della società civile? Cosa pensa dell’atteggiamento della Chiesa e dei rappresentanti dello Stato? E delle varie lobby che si sono schierate sul fronte opposto?

“Il referendum è sostenuto da varie strutture, anche se molte di loro, purtroppo, non hanno assunto un atteggiamento chiaro rispetto alla raccomandazione ai cittadini di andare a votare. Le lobby che si sono schierate sul fronte opposto hanno etichettato il referendum sostenendo che ‘polarizza’ la società ed è ‘inutile’. Devo dire però che queste questioni cruciali uniscono la Slovacchia e – secondo un sondaggio recentemente pubblicato dall’agenzia di ricerca Focus – possono contare sul forte sostegno dell’89% dei nostri cittadini. Già adesso, prima dello svolgimento del referendum, la maggior parte delle strutture del nostro Paese – incluse tutte le Chiese e le associazioni religiose – concordano con l’esigenza di proteggere il matrimonio come un legame unico tra un uomo e una donna, rispettando la regola che i bambini naturalmente hanno bisogno di un padre e una madre. Il referendum è stato esplicitamente sostenuto dal rabbino di Bratislava, e la Conferenza episcopale ha pubblicato una speciale lettera pastorale per l’occasione. Tutto questo ha un grande valore”.

Le sue parole suonano ottimiste, ma il fatto è che per rendere valido questo referendum è richiesta la partecipazione di almeno il 50% degli elettori. Praticamente tutte le consultazioni popolari di questo tipo in passato sono fallite proprio a causa di questo requisito, ad eccezione del referendum sull’integrazione europea…

“Siamo convinti che il referendum sulla tutela dei minori e della famiglia sia già un successo. Grazie alla campagna abbiamo potuto risvegliare l’interesse della gente su questo argomento e avviare un serio dibattito pubblico. Le persone esprimono le loro opinioni nei blog, nelle discussioni su Internet, in occasione di eventi pubblici, e questo è ciò che conta davvero. Anche l’inchiesta condotta da Focus è un fatto positivo. Se un numero sufficiente di elettori parteciperà al referendum, ci aspettiamo un interesse più intenso per lo sviluppo della nostra società, un risveglio delle coscienze e della consapevolezza di poter influenzare il nostro futuro comune. Ci aspettiamo inoltre un rafforzamento della tutela giuridica della famiglia naturale vista come l’unico ambiente adatto per lo sviluppo dei bambini”.

Che cosa succede se la partecipazione non raggiunge il 50% richiesto?

“Anche in questo caso continueremo i nostri sforzi per proteggere la famiglia. Devo dire che questo argomento ha ottenuto successo, quindi anche se il referendum non dovesse essere valido… I risultati ottenuti sicuramente non andranno perduti”.

Come vede il referendum in un contesto più ampio, rispetto a un ulteriore sviluppo e orientamento di tutta l’Europa?

“Il referendum come strumento di democrazia diretta rafforza la base dell’Unione europea, fondata sulla democrazia. Offre la speranza che i cittadini dei Paesi europei pensino ed esprimano la loro opinione nella libertà, prendendosi cura dello sviluppo della società. Crediamo che l’eventuale successo del nostro referendum possa rappresentare un incoraggiamento anche per gli altri Paesi”.

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