FOTO Vescovo Carlo Bresciani: “Stupisce l’assoluta incapacità della politica a promuovere una vera politica per la famiglia”

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DIOCESI – Domenica 1 febbraio è stato celebrata in diocesi con una Santa Messa nella Cattedrale Madonna della Marina e presieduta dal Vescovo Carlo Bresciani, l’anno della vita e della vita consacrata.

Pubblichiamo le parole del Vescovo Carlo Bresciani: “Nel brano del vangelo che abbiamo proclamato un uomo posseduto da uno spirito impuro grida: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?” Ė il grido provocatorio e di sfida di uno posseduto, carico di timore di essere privato di qualcosa da quel Gesù che insegna nella sinagoga di Cafarnao. Gesù, di fatto, libera quest’uomo dallo spirito che lo possedeva e che gli rovinava la vita.

Il grido di questo uomo posseduto sembra essere quello di molti nostri contemporanei i quali temono che Gesù sia uno che toglie loro la libertà o porti via loro qualcosa di prezioso: “Che vuoi da noi Gesù? Sei venuto a rovinarci? Lasciaci in pace”. Ma anche noi che siamo qui questa sera a celebrare la giornata della vita e della vita consacrata possiamo chiederci: “Che vuole da noi, da me, Gesù?” non come domanda provocatoria e di sfida, ma come interrogazione che parte da un desiderio di ascolto nella fede.

La giornata della vita, che oggi celebriamo, ci ricorda che quello che Dio chiede all’uomo è un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine.
Guarendo l’uomo posseduto, Gesù si prende cura della vita e della salute di un uomo che a causa della sua malattia era rifiutato dalla società. Manifesta così la tenerezza di Dio che va oltre le apparenze esteriori e accoglie la vita di ogni essere umano. Con Gesù siamo chiamati anche tutti noi a ripensare alla cura che dobbiamo a ogni vita umana. Questo vuole da noi Gesù.

C’è un aspetto della nostra cultura occidentale che, confesso, faccio molta fatica a comprendere.
Si tratta del fatto che di fronte al preoccupante declino demografico che stiamo vivendo, invece di favorire la vita e proteggere la famiglia che è il luogo naturale della sua generazione e della sua custodia, si promuovano tutt’altre politiche e tutt’altra cultura. Stupisce l’assoluta incapacità della politica a promuovere una vera politica per la famiglia, senza della quale è impossibile difendere la vita.
Si tratta di uno spirito del tempo che è profondamente negativo e da cui la parola di Dio, annunciata da Gesù, vorrebbe liberarci. Uno spirito che insegue ideologie che non hanno alcun radicamento nella realtà. Forse è anche per questo che questa cultura rifiuta Gesù, come lo rifiutava l’uomo posseduto del vangelo di oggi.
Ma, in tal modo, questa cultura non si accorge degli effetti devastanti sul futuro della società di un tale dissennato approccio che, tra l’altro, solo in Italia impedisce ogni anno a oltre centomila esseri umani di vedere la luce. Il primo modo di garantire un futuro e un progresso alla società non sta nell’economia, ma nel promuovere la sua consistenza numerica, anche se da sola ovviamente non basta. La “cultura del benessere che ci anestetizza”, come dice papa Francesco nella Evangelii Gaudium (n. 54), indebolisce la solidarietà verso la vita e ci chiude nei nostri piccoli o grandi egoismi per i quali dovremo pagare un prezzo salato a causa di una società di pochi giovani che dovranno reggere molti anziani.

Gesù, predicando nella sinagoga di Cafarnao introduce una sensibilità nuova verso la vita toccata da malattia: non il rifiuto, ma la cura. Cura il malato e nello stesso tempo cura la cultura di quel tempo che rifiutava un tale malato. Ecco la risposta alla domanda che ci siamo posti “Che vuoi tu da me, Gesù Nazareno?”. Gesù, Figlio unigenito del Dio amante della vita, vuole che noi figli di Dio siamo amanti della vita come il nostro Padre celeste. Vuole che non ci lasciamo guidare dallo spirito del tempo ostile a Dio e alla vita umana.

Vedo in questo aspetto una convergenza tra le due giornate di preghiera che la Chiesa oggi ci propone: quella per la vita e quella per la vita consacrata. La vita consacrata, infatti, essendo una sequela particolare e speciale di Gesù, testimonia sia “la via di una diversa fedeltà e fecondità con cui le persone consacrate si legano all’amore assoluto di Dio per ogni uomo, affinché nessuno vada perduto” (dal Messaggio del Consiglio permanente CEI), sia una dedizione particolare alla vita segnata dalla debolezza che la riscatta attraverso la tenerezza di intelligenza, mani e cuore donati affinché, per mezzo loro, Dio manifesti la sua vicinanza all’uomo di oggi.

In tal modo, la vita consacrata risponde all’esortazione di papa Francesco che nella Lettera a tutti i consacrati ha detto “Mi aspetto che svegliate il mondo […] che sappiate creare ‘altri luoghi’, dove si viva la logica evangelica del dono, della fraternità, dell’accoglienza della diversità, dell’amore reciproco […] lievito per una società ispirata al Vangelo, ‘città sul monte’ che dice la verità e la potenza delle parole di Gesù” (II,2).

“La vita consacrata mostra come la verità del potere sia il servizio, la verità del possesso sia la custodia e il dono, la verità del piacere sia la gratuità dell’amore” (dal Messaggio CEI). Servizio, custodia, dono, gratuità dell’amore sono il terreno fertile che fa fiorire la vita.

Stiamo celebrando l’anno che papa Francesco ha voluto dedicato alla vita consacrata: non si tratta solo di manifestare stima e gratitudine alle persone consacrate che sono presenti nelle nostre comunità, ma di cogliere soprattutto la “splendida ricchezza di maternità e di paternità spirituali, che rendono visibile e desiderabile la bellezza di appartenere totalmente a Cristo e alla sua Chiesa”, anche nelle notti fredde e oscure del nostro tempo, e di imparare dai consacrati la gioia di donare la vita a servizio di un’umanità smarrita e ferita che non sa più amare con gli occhi di Dio la vita umana “seminata nella debolezza” (1Cor 15, 43).

Ė questa gioia al servizio della vita che san Paolo indica ai Corinti nella seconda lettura della liturgia di oggi (1Cor 7, 32-35). Non indica il disprezzo del matrimonio, quanto la gioia di preoccuparsi delle cose del Signore e la libertà di donarsi con Gesù per la vita e la salvezza del mondo “affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Maria, madre tenerissima e custode della vita, ci accompagni nel nostro servizio alla vita di ogni uomo e di tutto l’uomo, perché ognuno possa scoprire sempre più di essere una parola vivente dell’amore di Dio”.

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