Internet, incombe la fine dell’utopia

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peterDi Rino Farda

Gli esperti li chiamano “Psyops” (trucchi psicologici) e “Sockpuppets” (calzini fantoccio) e sono le armi di distruzione di massa che hanno sgretolato l’utopia della rete. Ne ha parlato a Roma il professore Peter Ludlow (insegna filosofia alla Northwestern University, Illinois) con una “lectio magistralis” durante il “Festival delle scienze”. Il tema della sua conferenza era “La guerra per la conoscenza”. “Tentare di acquisire conoscenze su internet è come provare a orientarsi in una stanza degli specchi”, ha detto Ludlow.
“Su internet i comuni metodi di conoscenza non sono affidabili, dato che nel web vengono amplificati tutti quegli effetti psicologici che tendono a compromettere i contenuti della conoscenza. Fra i meccanismi più dannosi vi sono la polarizzazione di gruppo, la legge del branco, la manipolazione delle masse, le umiliazioni e gogne anonime, l’isteria collettiva e la mentalità del gregge”, ha spiegato. Questa difficoltà a orientarsi, però, non è il risultato del caso. “La struttura stessa di internet si presta ad essere ingannata attraverso operazioni psicologiche, delle vere e proprie ‘manovre” che in inglese si chiamano ‘Psyops’. Si tratta di strategie sviluppate dai militari e dalle strutture di intelligence per comunicare (a individui, comunità, governi) informazioni attentamente studiate per sviare le capacità di ragionamento, i sentimenti, le intenzioni e le azioni”, ha spiegato il professore alla platea romana del “Festival delle scienze”. “Un modo per farlo – ha detto – è impiegare strumenti tecnologici per intasare i canali online dando l’apparenza di un plauso (o di una condanna) nei confronti di qualche dottrina, idea o persona.
I cosiddetti “Sockpuppets” (letteralmente “calzini fantoccio”) sono account con identità fittizie creati online allo scopo di raggirare e manipolare gli altri. Internet naturalmente facilita questa possibilità perché non c’è alcuna garanzia di un rapporto uno-ad-uno fra individui e identità online. Il problema, in realtà, è ancora più complesso: l’anonimato di un account digitale rende difficile, se non impossibile, sapere quali siano le vere opinioni della persona dietro il personaggio. La conferenza di Ludlow ha chiuso l’edizione 2015 del “Festival delle scienze” che quest’anno era dedicata al tema dell’ignoto, a “La scienza e l’importanza del non sapere”. Un tema interessante, in controtendenza rispetto ad una vetusta pretesa della scienza ufficiale di poter produrre certezze valide per tutti. Fisici, astronomi e anche la nuova direttrice del Cern, Fabiola Giannotti (in videoconferenza), si sono alternati sul palco per dire una cosa molto semplice: la scienza produce un cammino verso la precisione e lo fa con approssimazioni successive. Alla filosofia e alla religione rimane il compito di esplorare il sentiero verso la verità. Per questi motivi desta curiosità, anche se non stupisce, la decisione di chiudere la manifestazione con la lectio di uno studioso della filosofia contemporanea come Ludlow. Il tema del complicato rapporto fra la conoscenza e internet è infatti di drammatica attualità. Proprio in questi giorni anche i più radicali “profeti” dell’utopia della rete, hanno ammesso la necessità di rivedere certi “visioni”. David Weinberger, Doc Searls, Rick Levine e Christopher Locke, ispirati e radicali economisti e futurologi, nel 1999 scrissero il “Cluetrain Manifesto”, 95 “tesi” sulla sorte di internet e su come il web avrebbe cambiato il linguaggio e la comunicazione delle aziende e dei mercati.
Alcuni giorni fa hanno pubblicato una versione aggiornata del loro “Manifesto”. “Oggi – dicono -, esistono due tipi di nemici da combattere: i ‘Predoni’, cioè coloro che usano internet come un territorio da saccheggiare, estraendo dati e soldi; e, i più pericolosi di tutti, cioè ‘Noi’, intesi come un’orda e una massa indifferenziata che ha trasformato la rete in un mass media”.

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