Don Gian Luca Rosati: Piccole soluzioni per salvare il mondo

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L'Ancora (070) - 19 - I Giovani di Valtesino, Via Crucis di Fratellanza

Di Don Gian Luca Rosati

DIOCESI – Nelle scene iniziali del film western che sto guardando stasera, uno straniero entra in un paese e incrocia un uomo a cavallo che se ne va, più morto che vivo, portando sulla schiena un cartello con su scritto adios amigo. Lo straniero lo osserva mentre si allontana, lo saluta toccandosi il cappello ed entra in paese sul dorso del suo mulo.

Il primo a rivolgergli la parola è il campanaro Juan De Dios; l’uomo sembra matto, ma intanto lo accoglie con un «Benvenuto, straniero!» e gli fornisce gli elementi essenziali per cominciare a capire in quale posto è arrivato: «Qui tutti sono o molto ricchi o morti: non c’è altra scelta!».

Lo straniero prosegue finché non s’imbatte nella beffarda accoglienza di alcuni abitanti armati di pistola: «Saludos amigo!», gli dicono e, cominciando a deriderlo, lo apostrofano: «Non è prudente andare in giro fuori dai propri recinti!».

«Forse ha sbagliato strada; o forse ha sbagliato addirittura paese!».

«Secondo me, ha sbagliato a venire al mondo!».

«Se cerchi lavoro, conciato come sei, puoi fare lo spaventapasseri!».

«O chissà che non siano i passeri a spaventare lui!».

All’improvviso iniziano a parlare anche le loro pistole e il mulo, imbizzarrito, corre via in modo scomposto portandosi dietro lo straniero, costretto a scendere dalla sua cavalcatura aggrappandosi a una trave all’ingresso di una locanda.

La prima battuta dello straniero è un semplice «Salve» rivolto a Silvanito, il proprietario della locanda; l’altro, di rimando, lo accoglie con un «Salve» che suona stanco e scoraggiato. Prima di entrare a ristorarsi, appare di nuovo il campanaro che, ridendo, ammonisce lo straniero: «Così non diventerai mai ricco: tutt’al più riuscirai a morire!».

Tra il burbero e il paterno, il proprietario della locanda fa accomodare lo straniero e gli porta da mangiare e da bere.

In un paese del tutto inospitale, c’è ancora qualcuno capace di umanità.

La risposta di Silvanito, quando il suo cliente gli dice che non potrà pagargli il conto, mi avverte della differenza tra lui e gli altri; non sono i soldi che gli interessano, ma che il suo ospite non venga ucciso, che il suo destino sia diverso da quello degli altri:«Finisci di mangiare e fila! Offre la ditta, purché lasci il paese al più presto».

Come potete ben immaginare, lo straniero non obbedisce al suo nuovo amico e resta in paese col disegno di arricchirsi mettendosi tra i Rojo e i Baxter, le due famiglie che si contendono il potere.

Tutto questo mi fa pensare a come un mondo fondato solo sulle logiche di mercato e sulla sete di potere sia destinato a diventare un pericoloso cimitero e a quanto sia necessario continuare ad affermare il valore della gratuità e della solidarietà. Sono proprio la solidarietà e la gratuità, infatti, a riportare la vita nel paese dove regna la morte: man mano che il film va avanti, Silvanito si lascia coinvolgere sempre di più nelle avventure dello straniero, resistendo anche alle torture, pur di proteggerlo. Lo stesso accade al vecchio Piripero, un falegname divenuto tanto pratico nel costruire casse da morto, da prendere a occhio le misure dei suoi potenziali clienti. Anche lui si rivelerà un amico sincero e prezioso per lo straniero.

Il film che sto guardando è Per un pugno di dollari e probabilmente il titolo rimanda a ciò che muove l’azione della maggior parte dei personaggi.

Però qualcosa mi dice che il regista Sergio Leone ha voluto comunicare allo spettatore anche un altro messaggio.

Per due volte viene chiesto allo straniero: «E perché fate questo per noi?».

La prima volta, egli risponde prontamente a Ramon, lo spietato capo dei Rojo: «Per 500 dollari», porgendo la mano in attesa di riceverli.

La seconda volta, invece, alla povera famiglia che ha liberato dalle mani dei Rojo e a cui ha dato dei soldi sufficienti a vivere tranquilli per un pezzo, egli risponde: «È una storia troppo lunga da raccontare ora», spingendoli con forza a uscire dal paese.

Quest’ultima risposta e i personaggi di Silvanito e Piripero fanno emergere tra tanta violenza una possibilità di cambiamento e di salvezza a partire dalle buone relazioni tra gli uomini. Senza le buone relazioni, infatti, il film e la storia umana si ridurrebbero soltanto a un susseguirsi di lutti e violenze.

Se vogliamo salvare il nostro mondo, non servirà armarci di una pistola, né sarà utile possedere qualche dollaro in più; sarà necessario, invece, mettere nelle nostre azioni una manciata di solidarietà e gratuità!

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