Papa Francesco: “È grazie alle mamme e alle nonne che si trasmette la fede!”

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Santa MartaZenit di Salvatore Cernuzio

Mamme, nonne, donne in generale, è grazie a loro che la fede si è tramandata nei secoli. Ancora una volta Papa Francesco, nella Messa a Santa Marta di oggi, esalta il ruolo femminile nella trasmissione della fede. Già il Pontefice più volte aveva decantato la religiosità della sua cara nonna ‘teologa’ che lo introdusse alla pratica del rosario, lo accompagnava alle processioni e gli insegnò ad amare i poveri.

Oggi invece loda le mamme e le nonne di tutto il mondo, le quali, a cominciare dalle prime preghierine recitate prima di andare a letto, piantano il seme cristiano nel cuore del proprio figlio o nipote. È quello che accadde a San Timoteo – di cui oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica insieme a San Tito – la cui “schietta fede” fu un dono dello Spirito ricevuto “tramite la mamma e la nonna”.

La fede, infatti – rimarca Francesco -, “è un dono”, “la fede non si può studiare. Si studiano le cose della fede, sì, per capirla meglio, ma con lo studio mai tu arrivi alla fede. La fede è un dono dello Spirito Santo, è un regalo, che va oltre ogni preparazione”. E questo regalo passa attraverso il “bel lavoro delle mamme e delle nonne, il bel lavoro delle donne” in una famiglia, che fossero anche “una zia” o “una domestica”.

“Ma perché sono principalmente le donne a trasmettere la fede?”, domanda Bergoglio. “Semplicemente – risponde – perché quella che ci ha portato Gesù è una donna. È la strada scelta da Gesù. Lui ha voluto avere una madre: anche il dono della fede passa per le donne, come Gesù per Maria”.

Ma le donne – si interroga ancora il Papa – oggi “hanno questa coscienza del dovere di trasmettere la fede”? Oppure si perdono in “vuote chiacchiere pagane”, in “vuote chiacchiere mondane”, come quelle da cui San Paolo mette in guardia il discepolo Timoteo.

Come l’Apostolo anche il Santo Padre esorta allora a custodire “il dono della fede” ricevuto. “Dobbiamo custodirlo – dice – perché almeno non si annacqui, perché continui a essere forte con la potenza dello Spirito Santo che ce lo ha regalato”.

“Se noi non abbiamo questa cura, ogni giorno, di ravvivare questo regalo di Dio che è la fede, la fede si indebolisce, si annacqua, finisce per essere una cultura”, avverte il Santo Padre; “‘sì, ma, sì, sì, sono cristiano, sì, sì…’, una cultura, soltanto. O una gnosi, una conoscenza: ‘Sì, io conosco bene tutte le cose della fede, conosco bene il catechismo’. Ma come tu vivi la tua fede? – insiste il Papa – E questa è l’importanza di ravvivare ogni giorno questo dono, questo regalo: di farlo vivo”.
In particolare due cose minacciano “questa fede viva”, come afferma San Paolo: “lo spirito di timidezza e la vergogna”. Queste non vengono da Dio, perché Dio “non ci ha dato uno spirito di timidezza”, evidenzia il Pontefice. Anzi, “lo spirito di timidezza va contro il dono della fede, non lascia che cresca, che vada avanti, che sia grande. E la vergogna è quel peccato: ‘Sì, ho la fede, ma la copro, che non si veda tanto…’”.

È un atteggiamento che equivale a stare “un po’ di qua, un po’ di là”; una fede, come dicono i nostri antenati, “all’acqua di rose”, perché “mi vergogno di viverla fortemente”.

La fede, infatti, è “uno spirito di forza, di carità e di prudenza”, ribadisce il Pontefice. Soprattutto prudenza, cioè sapere “che noi non possiamo fare tutto quello che vogliamo” e che dobbiamo invece cercare “le strade, il cammino, le maniere” per portare avanti la fede.

Nella giornata di oggi, allora – conclude Papa Francesco – “chiediamo al Signore la grazia di avere una fede schietta, una fede che non si negozia secondo le opportunità che vengono. Una fede che ogni giorno cerco di ravvivarla o almeno chiedo allo Spirito Santo che la ravvivi e così dia un frutto grande”.

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