Crescere nel dialogo con Islam, restando però saldi nella propria identità

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Zenit di Salvatore Cernuzio

Pesano sicuramente i recenti fatti di terrorismo ed estremismo sulle parole di Bergoglio ai partecipanti all’Incontro promosso dal Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI). Ricevuti stamane in udienza in Sala Clementina, in occasione del 50mo anniversario dell’apertura dell’Istituto, il Papa esorta infatti alla comprensione l’uno della religione dell’altro e ad un dialogo solido e duraturo tra cristianesimo e islam.

I passi avanti già ci sono stati negli ultimi anni, “nonostante alcune incomprensioni e difficoltà”, riconosce il Santo Padre, tuttavia questi sforzi non sono sufficienti, oggi più che mai. Per questo il Pontefice traccia una mappa scandita da alcune parole chiave, quali ascolto, incontro, pazienza, umiltà, al fine di crescere nella “conoscenza reciproca”, restando tuttavia “saldi nella propria identità” grazie ad una previa ed adeguata formazione.

Il pericolo è infatti di “cadere nei lacci di un sincretismo conciliante ma, alla fine, vuoto e foriero di un totalitarismo senza valori”, avverte il Papa. “Un comodo approccio accomodante, che dice sì a tutto per evitare i problemi finisce per essere un modo di ingannare l’altro e di negargli il bene che uno ha ricevuto come un dono da condividere generosamente”.

Per questo “è essenziale” l’esercizio dell’ascolto, non soltanto come condizione necessaria per una pacifica convivenza, ma anche come “dovere pedagogico” per “riconoscere i valori degli altri” e “fare emergere le convinzioni comuni”.

Bisogna dunque tornare ai fondamenti: “Quando ci accostiamo ad una persona che professa con convinzione la propria religione, la sua testimonianza e il suo pensiero ci interpellano e ci portano ad interrogarci sulla nostra stessa spiritualità”, spiega il Vescovo di Roma.

Al principio del dialogo c’è dunque l’incontro, da cui si genera la prima conoscenza dell’altro. “Se, infatti – dice il Pontefice – si parte dal presupposto della comune appartenenza alla natura umana, si possono superare i pregiudizi e le falsità e si può iniziare a comprendere l’altro secondo una prospettiva nuova”.

Proprio in questa direzione va la storia del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, il cui lavoro accademico, “va ad indagare le fonti, a colmare le lacune, ad analizzare l’etimologia, a proporre un’ermeneutica del dialogo e, attraverso un approccio scientifico ispirato allo stupore e alla meraviglia, è capace di non perdere la bussola del mutuo rispetto e della stima reciproca”.

“Con queste premesse, ci si avvicina all’altro in punta di piedi senza alzare la polvere che annebbia la vista”, osserva Francesco. Ricorda quindi i 50 anni del PISAI a Roma, dopo la sua nascita e i primi sviluppi in Tunisia, grazie alla grande opera dei Missionari d’Africa. Questo mezzo secolo – afferma il Papa – dimostra “quanto la Chiesa universale, nel clima di rinnovamento post-conciliare, abbia compreso l’incombente necessità di un istituto esplicitamente dedicato alla ricerca e alla formazione di operatori del dialogo con i musulmani”.

Una intuizione profetica visto che quanto mai oggi si avverte tale bisogno: “L’antidoto più efficace contro ogni forma di violenza è l’educazione alla scoperta e all’accettazione della differenza come ricchezza e fecondità”, sottolinea infatti il Santo Padre.

Un compito già difficile di per sé, ma che nel caso del dialogo islamo-cristiano “esige pazienza e umiltà che accompagnano uno studio approfondito”.

“L’approssimazione e l’improvvisazione”, infatti, “possono essere controproducenti o, addirittura, causa di disagio e imbarazzo”. C’è bisogno pertanto di un impegno “duraturo e continuo” e di una preparazione “che non si limiti all’analisi sociologica, ma abbia le caratteristiche di un cammino tra persone appartenenti alle religioni che, pur in modi diversi, si rifanno alla paternità spirituale di Abramo”, dice il Papa.

L’auspicio, dunque, è che questo “prezioso” istituto della Santa Sede diventi sempre più “un punto di riferimento per la formazione dei cristiani che operano nel campo del dialogo interreligioso”. E che esso possa instaurare “una fruttuosa collaborazione” con gli altri Atenei pontifici, con i centri di studio e ricerca, sia cristiani che musulmani, sparsi nel mondo.

“Nella lieta circostanza di questo giubileo – conclude infine Bergoglio – auguro alla comunità del PISAI di non tradire mai il compito primario dell’ascolto e del dialogo, fondato su identità chiare, sulla ricerca appassionata, paziente e rigorosa della verità e della bellezza, sparse dal Creatore nel cuore di ogni uomo e donna e realmente visibili in ogni autentica espressione religiosa”.

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