Andrea Marchegiani ci racconta la vita del porto “Vivi più tempo a bordo che a casa”

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10934190_10205803462028081_403422326_nOggi ho avuto il piacere di intervistare Andrea Marchegiani, comproprietario del Giulio Primo, uno dei tanti pescherecci ormeggiati al porto di San Benedetto.

Leggi le precedenti interviste: Giulio UrbaniNicola Paolini, Mauro PiuntiFrancesco AscolaniGiuseppe Traini

Ecco cosa mi ha raccontato..

Come mai hai scelto questo lavoro? Da quanto tempo lo svolgi?
Sono venticinque anni che lavoro sui pescherecci. Ho scelto di fare il pescatore per continuare la tradizione della mia famiglia. Mio padre era proprietario di alcuni pescherecci. Per questi motivi, dopo aver studiato per diventare meccanico navale, ho iniziato a lavorare con lui. Oggi, sono uno dei soci proprietari, del Giulio Primo.
Gli altri proprietari sono comunque tutti membri della mia famiglia, fratelli o cugini. Ho fatto questa scelta per portare avanti una tradizione di famiglia ma, anche se mio padre avesse fatto il contadino, avrei scelto lo stesso la vita in mare. Sin da ragazzino facevo lunghe camminate al porto per vedere l’arrivo o la partenza dei pescherecci.. mi affascinavano molto!

Che tipo di pesca svolgi?
Su questa imbarcazione realizziamo la pesca dei rapidi. È un sistema di pesca con il quale si catturano prevalentemente ostriche, sogliole e seppie. È un tipo di attività che si svolge in Adriatico ma lontani da San Benedetto. Infatti ci spostiamo, a seconda del periodo dell’anno e della presenza del pesce dall’I stria fino al Gargano. Quindi la zona di pesca è molto ampia e varia. Ad esempio, quest’anno si pescano poche ostriche e per questo ci siamo concentrarci più sugli altri tipi di pesce e quindi su determinate zone.

Come è cambiato il tuo lavoro in questi anni?
Innanzitutto sono migliorate le tecniche di pesca, si sta vivendo un’evoluzione costante di pari passo con lo sviluppo tecnologico . Per quanto riguarda i livelli di retribuzione, negli ultimi anni c’è stato un calo dovuto alla crisi legata principalmente all’aumento del costo del petrolio. Noi risentiamo molto delle variazioni di prezzo del petrolio perché una delle nostre spese maggiori è il gasolio. Un altro grande cambiamento si è registrato a livello normativo. Nei primi anni in cui facevo il pescatore questo lavoro era solo un piacere, l’ unico problema era quello di trovare il pesce e portarlo a terra. Oggi, a causa della burocrazia europea, sono state emanate molte leggi che hanno complicato a dismisura la vita in mare. Un pescatore che 30anni fa era un onesto lavoratore se oggi si comporta come in passato è considerato un criminale! Quindi tra petrolio e burocrazia è diventato un lavoro molto più complicato e impegnativo! Spero vivamente che la comunità europea torni sui suoi passi abrogando o modificando alcune norme!

Consiglieresti il tuo lavoro ad un giovane?
Data la crisi generale che c’è.. si! Credo che in questo periodo qualsiasi lavoro va bene, non ci si può permettere di fare grosse differenziazioni. Però devo dire che il mio è un lavoro duro, fisicamente è molto stancante. Si lavora sia in mare che a terra. Quando torniamo dalla pesca dobbiamo riabilitare tutte le attrezzature. Alla fine si lavora quasi 7 giorni su 7. Vivi più tempo a bordo che a casa.

Cosa, secondo te, si dovrebbe cambiare per migliorare il lavoro di voi pescatori?
Come già detto, la burocrazia! Poi bisognerebbe cercare di mettere in sintonia domanda e offerta perché oggi si tende a pescare indipendentemente da ciò e poi, però, a terra non si riesce a commercializzare! Ormai in Italia si è impostata la pesca quattro giorni settimanali e, anziché andare in mare nei periodi in cui il pesce è richesto a terra ,si va in mare ancora perché l’abitudine è quella di farlo dalla domenica sera al giovedì sera. Si potrebbe guadagnare molto di più sulla vendita cambiando questa routine.

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