L’Irc aiuta tutti i credenti a fare chiarezza sulla identità religiosa

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Don DanieleDi M. M. Nicolais

“Pensare di marginalizzare la dimensione religiosa sarebbe ingenuo e antiumano, perché vorrebbe dire privare l’uomo di una dimensione essenziale che proprio oggi si rivela indispensabile”. Don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale della Cei per l’insegnamento della religione cattolica (Irc), replica in questi termini a chi teorizza l’irrilevanza delle religioni per scongiurare lo scontro di civiltà e il ripetersi di tragedie come quella di Parigi. Sulla scorta del messaggio della presidenza della Cei sull’Irc (clicca qui), don Saottini spiega in che modo, in Italia, l’insegnante di religione possa fare “chiarezza” non solo sull’identità cristiana, ma anche su quella islamica e delle altre religioni, nel rispetto della coscienza degli alunni e all’insegna del confronto e del dialogo. Questo dialogo può cominciare già sui banchi di scuola, visto che quasi il 90% degli studenti, tra cui molti stranieri, sceglie di avvalersi dell’ora di religione. L’Italia – a differenza di altri Paesi – da 30 anni ha fatto la scelta di un Irc di tipo culturale: “Si tratta di una disciplina scolastica, non di una catechesi, però offerta da una persona – l’insegnante – con una forte identità e anche con una forte sensibilità per il rispetto della coscienza altrui. Quasi il 90% degli insegnanti di religione cattolica, del resto, non sono sacerdoti o religiosi, ma laici, soprattutto donne”.

La scelta dell’insegnamento della religione cattolica “non è una dichiarazione di appartenenza religiosa, né pretende di condizionare la coscienza di nessuno”: quanto è importante questa premessa, all’indomani della strage di Parigi?

“Quello che scrivono i vescovi nel messaggio non è un’affermazione teorica, ma un dato di fatto: oggi si avvalgono dell’Irc nelle scuole statali di ogni ordine e grado l’88,5% degli studenti, con un calo, rispetto al dato di vent’anni fa, solo del 5%. Un dato significativo, soprattutto se teniamo conto che in questi ultimi due decenni la società italiana è molto cambiata, sia per le grandi trasformazioni culturali, sia per il flusso sempre crescente d’immigrati che ormai vivono stabilmente nel nostro Paese. Questo vuol dire che in Italia la stragrande maggioranza degli studenti, anche di religione non cattolica, continua ad avere un’esperienza molto positiva rispetto al rapporto con gli insegnanti, ai contenuti e alla modalità con cui viene svolto l’Irc”.

L’ora di religione, come prevedono le indicazioni nazionali, è una proposta di contenuti che parte dalla “chiarezza” dell’identità. Quella stessa chiarezza chiesta dal Papa ai leader religiosi – già all’arrivo in Sri Lanka e prima ancora nel discorso al Corpo diplomatico – nel prendere le distanze da ogni ricorso a violenze e guerre in nome della religione…
“L’Irc, che rientra a pieno titolo nelle discipline scolastiche, è un’offerta di contenuti di tipo culturale che si rivolge a tutti, anche agli studenti stranieri, appartenenti ad altre culture, etnie o religioni, per accompagnarli nel cammino di costruzione della propria identità. Siamo ormai alla seconda e terza generazione d’immigrati e la strada da percorrere è sempre più quella dell’integrazione, attraverso la conoscenza dei reali caratteri della cultura italiana, di cui la religione cattolica è una componente essenziale e qualificante, presente nell’arte, nella storia, nella letteratura, nella musica del nostro Paese”.

In che modo l’insegnante di religione può aiutare a fare “chiarezza” sull’identità non solo del cristianesimo, ma anche dell’Islam? 
“L’Irc nella scuola può essere un’occasione preziosa per valorizzare, scoprire, accrescere il senso dell’identità di ciascuno come persona. Penso al tema del prossimo Convegno ecclesiale di Firenze: bisogna aiutare gli studenti nella ricerca di sé, sostenerli nel momento in cui cercano di rispondere alla domanda su chi sia veramente l’uomo, chi siamo noi. Il docente di religione ha una chiara identità cattolica, resa viva dall’idoneità del vescovo, ma in quanto docente della scuola italiana si rivolge a tutti: ha una sua identità ma non vuole imporla ai suoi studenti, non svolge un’opera d’indottrinamento. Nelle indicazioni nazionali sull’Irc, inoltre, è prevista e richiesta una graduale presentazione delle altre religioni. Compito del docente è di offrire una presentazione il più possibile equilibrata e autentica delle altre religioni, quindi anche della religione musulmana, servendosi di sussidi, testi e incontri”.

“L’educazione non può essere neutra”, ha detto il Papa. È un concetto che anche l’Islam può recepire, oppure per evitare lo scontro di civiltà – come sostengono alcuni – sarebbe meglio sancire l’irrilevanza delle religioni?
“In materia di educazione, la pretesa di neutralità non solo non aiuta, ma è controproducente. Teorizzare l’irrilevanza delle religioni rispetto al contesto sociale è un concetto assurdo, perché di fatto ogni religione – anche quella più laica e positivista, o la ‘religione dell’io’ oggi predominante – ha una fortissima risonanza sociale e produce conseguenze talvolta drammatiche, come stiamo vedendo in questi giorni. Pensare di marginalizzare la dimensione religiosa, soprattutto in un contesto democratico, è ingenuo, perché vuol dire privare l’uomo di una dimensione essenziale, mentre oggi appare sempre più indispensabile conoscere e far conoscere i veri valori religiosi e quanto sia assurdo pensare di uccidere un altro essere umano in nome di Dio. Va sempre più favorita un’autentica conoscenza della dimensione religiosa, ma anche dei valori di libertà e responsabilità che vanno sempre coniugati insieme”.

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