Filippine, Happy Land Ma è una discarica

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Filippine bambiniChi ha letto la “Città della gioia” di Dominique Lapierre forse può comprendere meglio che cosa sia Tondo, un quartiere a ridosso del porto di Manila, sorto attorno alla grande montagna di rifiuti della capitale filippina. Ci andiamo nel giorno in cui si prepara la festa del Santo Niño, tradizione spagnola ma molto sentita nelle Filippine, soprattutto a Cebu, il luogo dell’arrivo dei primi missionari.
Le baracche costruite con materiali non troppo affidabili, in un mare di spazzatura, sacchi di rifiuti e tanto altro ricavato frugando nella grande discarica, la “smokey mountais”, la montagna fumante. Molti sono al lavoro per preparare la processione, per abbellire le poche strade percorribili con la macchina. Nel vialetto fangoso, tra rifiuti e baracche, non ci sono addobbi; ma donne, uomini e ragazzi prenderanno parte alla preghiera, magari stando al bordo della strada.
Camminiamo tra le baracche, vediamo tanti bambini; ci corrono incontro, ci prendono la mano e se la portano sulla fronte, come segno di saluto. Ciò che sorprende è il loro sorriso, sempre spontaneo, gioioso, mai forzato. Dall’interno delle baracche piccoli televisori e radio portano la voce del Papa in visita nelle Filippine. Mi dicono che chi possiede la tv, non la spegne mai. Di solito è sintonizzata su telenovele o programmi frivoli. Ma da quando c’è Papa Francesco, sono le dirette dedicate alla sua visita nelle Filippine le più seguite, anche tra questi sfortunati abitanti del quartiere Tondo, a due passi dalla discarica. Villaggio che qualcuno ha voluto chiamare “Happy Land”, terra felice.

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