Celebrata nella parrocchia Sacra Famiglia di Ragnola la festa di Sant’Antonio abate

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Di Michela Galieni

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Chiesa ricorda Sant’Antonio Abate, patrono degli animali domestici, uno degli eremiti più illustri della Chiesa Cattolica, il cui culto si celebra con doverosa riconoscenza, ogni anno, in tantissimi luoghi!

Fin dai tempi lontani, un santino spiegazzato e di nessun valore artistico, raffigurante S.Antonio abate, fa bella mostra di sé sul retro della porta d’ingresso della stalla o comunque, nelle nostre campagne, certamente presente nei luoghi dove vivono e riposano gli animali domestici. Il 17 gennaio ricorre la festa di questo abate egiziano raffigurato con la lunga barba, le vesti da eremita, il bastone a Tau, il maiale e una vivida fiamma ai piedi. Antonio abate nacque a Coma, in Egitto nel 251, nazione nella quale morì a 105 anni, dopo una vita spesa a vagare nel deserto. E’ considerato il patriarca di tutti i monaci, il quale si spogliò dei suoi beni, vivendo per quattro lustri di solo pane e acqua immerso in meditazione e preghiera.

Nella ricorrenza della festa di S.Antonio abate è tradizione e consuetudine benedire gli animali sui sagrati o sulle piazze, per preservarli dalle malattie.

Un’usanza che ha origini contadine: una volta venivano benedetti agnelli, vitelli, cavalli e animali d’allevamento. Oggi gli l’animali sono quelli che hanno un posto di rilievo nelle famiglie.

In occasione di questa festa, i parrocchiani della Chiesa Sacra Famiglia a Ragnola sono stati invitati a portare sul sagrato della chiesa i propri animali da compagnia, non solo cani e gatti ma anche, coniglietti, tartarughe, canarini e criceti per ricevere la speciale benedizione.

E’ stato un incontro di voci e suoni dalla natura, che hanno taciuto nel momento della benedizione impartita dal sacerdote.

Il parroco Don Francesco ha inoltre benedetto e distribuito ai parrocchiani piccoli panini moderatamente dolci durante le celebrazioni con l’indicazione di darne anche agli animali, perché il santo patrono li preservi da malattie e disgrazie, così come le famiglie che li accudiscono.

La benedizione degli animali, che la tradizione popolare aveva collegato con la festa liturgica del monaco Antonio é in sintonia con una prospettiva di fede: la benedizione della Chiesa ha sempre di mira l’uomo, anche quando si benedicono le cose e i luoghi che si riferiscono all’attività umana.

Nella nostra società cittadina e moderna resta dunque un sottofondo di fede nel desiderio di portare a benedire gli animali di compagnia, nonostante siano profondamente mutati i parametri e i rapporti.

Secondo il progetto di Dio, l’uomo è stato collocato nel mondo perché ne sia il custode. In questo compito l’uomo si trova accanto compagni di strada che condividono con lui l’alito di vita, che come lui sono esseri viventi, ai quali ha imposto un nome. La fede continua dunque a rivolgersi a Dio perché benedica e protegga gli animali per mezzo dei quali l’uomo si procura il sostentamento necessario, nella fatica di ogni giorno.

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