Vanessa e Greta libere…

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Vanessa e GretaVanessa e Greta libere! Viva Vanessa e Greta! Sono finalmente tornate a casa le due volontarie italiane rapite oltre cinque mesi fa in Siria da estremisti islamici. Fondatrici del “Progetto Horryaty”, le ragazze ventenni erano apparse il 31 dicembre scorso in un video in cui supplicavano l’intervento del Governo italiano. Oggi alla felicità per la loro liberazione si aggiunge anche la riconoscenza per tutti quei funzionari e mediatori che in questi lunghi mesi hanno condotto le trattative e i negoziati con i rapitori. Sono tornate vive e questo è ciò che conta. Non è il momento di parlare di riscatti e di soldi; servirebbe solo ad alimentare polemiche. Basti vedere alcuni titoli di giornali di oggi: “Vanessa e Greta libere: riscatto 12 milioni”. “Greta e Vanessa libere: ci sono costate 12 milioni”. “Guerra in Europa. Liberate in Siria le due ragazze italiane rapite. Ma ora i terroristi hanno 12 milioni di euro in tasca”.
Vanessa e Greta non potevano essere abbandonate al loro destino, a quel crudo “se la sono cercata” o peggio “paghino le famiglie adesso”. Un Paese civile, unito e libero si vede anche in circostanze come queste. Uno Stato democratico non abbandona mai i suoi cittadini e cerca sempre di riportarli a casa. Tuttavia, una riflessione ulteriore si impone e riguarda la lezione che dobbiamo trarre da questa vicenda, fortunatamente a lieto fine. In Siria e in Iraq si sta combattendo una guerra in cui spadroneggiano bande di criminali, tagliagole jihadisti e ribelli. Il Califfato ha portato la guerra in Medio Oriente e minaccia l’Occidente e gli occidentali, come hanno dimostrato la strage di “Charlie Ebdo”, a Parigi, e le operazioni di Polizia contro la jihad in Belgio. Dunque, occorre un supplemento di prudenza e una buona dose di realismo che vuol dire non farsi paralizzare dalla paura ma nemmeno peccare di leggerezza. Recarsi in questi teatri di conflitto spinti dalla voglia di aiutare e di promuovere iniziative di sostegno ai più deboli e poveri chiede oggi un maggiore coordinamento tra Ong, Governi e Organizzazioni internazionali come l’Onu, perché non si metta a repentaglio la vita di nessuno. E, se possiamo sommessamente dirlo, occorre anche una maggiore presenza delle famiglie nel consigliare al meglio i propri figli allo scopo di tutelarli. Aprire gli occhi, infatti, è un dovere di tutti.
Un’ultima considerazione: la vicenda di Greta e Vanessa aiuti a rilanciare gli sforzi per riportare a casa anche il gesuita padre Paolo dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013 e il cooperante italiano Giovanni Lo Porto scomparso in Pakistan nel 2012. Non dobbiamo dimenticarli.

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