Pillola dei 5 giorni dopo è farmaco da banco Ma siete proprio sicuri?

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pillolaDi Emanuela Vinai

La pillola dei cinque giorni dopo? Un pasticciaccio brutto targato Europa dai contorni poco chiari. Ricapitoliamo la vicenda. Solo sei anni fa l’Ema, il comitato per la valutazione dei farmaci a uso umano, descrivendo gli effetti della pillola a base di Ulipristal acetato, ne aveva certificato nero su bianco gli effetti abortivi, invitando alla prudenza i medici nella prescrizione e all’indagine accurata i reparti di ginecologia in casi di aborti “spontanei e incompleti”. Con un capovolgimento di fronte e di prospettiva, la stessa agenzia europea che invitava alla cautela, ha sdoganato il composto chimico in questione derubricandolo a “farmaco da banco” e quindi a disposizione immediata di chi ne faccia richiesta senza necessità di una prescrizione medica.
Detto in altri termini, bastano 4 scatole, con un dosaggio equivalente di 200mg di Ulipristal acetato, per poter interrompere una gravidanza in atto fino almeno alla settima settimana. Si tratta della prima decisione del genere fra i prodotti contraccettivi orali applicabile a tutti gli Stati membri dell’Unione europea, in accordo alle procedure nazionali d’implementazione. Una decisione che, secondo stime della stessa azienda produttrice, permetterà a più di 120 milioni di donne in tutta Europa (più di 11 milioni in Italia in età fertile) di accedere direttamente al prodotto.
Ma se per poter acquistare quella che ormai è una banalità, la pillola anticoncezionale, è necessaria e prescritta la ricetta medica, come è possibile che per entrare in possesso della pillola dei cinque giorni dopo, più potente e dagli effetti più devastanti, basti presentarsi al bancone di una farmacia? Già adesso i ginecologi (e, terremmo a sottolineare, non solo quelli cattolici) denunciano l’incremento inarrestabile di adolescenti e meno che affollano ambulatori e pronto soccorsi dopo il week end alla ricerca della pillola del giorno dopo. Se si può “rimediare” dopo, perché preoccuparsi prima? E non importa se accade due, tre, quattro volte di fila: manca la consapevolezza d’imbottirsi ripetutamente di una bomba ormonale le cui conseguenze sulla propria fertilità sono valutabili solo sul lungo periodo.
C’è una generazione di giovani donne in cui sta saltando tutta la parte della prevenzione a monte, dell’educazione all’affettività e al rispetto prima di tutto di se stesse. Eppure, persino per la pillola del giorno dopo ci vuole la prescrizione medica. Per quella dei 5 giorni no. Qual è la ratio di un provvedimento simile? E perché la casa farmaceutica produttrice, titolare di entrambe le pillole della cosiddetta “contraccezione di emergenza” ha fatto richiesta di eliminazione della ricetta solo per EllaOne e non per il Norlevo? A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. O quantomeno ci si fanno delle domande.
Ad esempio, non si può non confrontare i costi dei due prodotti: quella dei 5 giorni costa 35 euro, quella del giorno dopo 13 euro. Facciamo due calcoli partendo dai dati oggettivi. I numeri non mentono. Secondo quanto rilevato dalla Sigo (Società Italiana di ginecologi e ostetricia) la pillola del giorno dopo ha conosciuto una crescita vertiginosa, pari al 60% in 7 anni, ponendosi tra i primi cinque farmaci venduti in Italia. “I dati ci dicono – ha spiegato Nicola Surico, past president Sigo – che nel 2013 nel nostro Paese sono state vendute 350mila pillole del giorno dopo e 11mila confezioni di pillola dei 5 giorni dopo. Numeri importanti che forniscono un’indicazione allarmante di quanto oggi le adolescenti non siano in grado di comprendere l’importanza di proteggersi dai rischi di una gravidanza in età precoce e non valutano le conseguenze di un uso ripetuto e corrente di questi metodi”. Bene, 11mila confezioni per 35 euro fa 385mila euro. Se a queste aggiungiamo la cifra relativa alle vendite della pillola del giorno dopo (non solo perché ora l’altra diverrebbe liberamente accessibile, ma perché è anche “più potente”) superiamo i 12milioni e mezzo di euro. Solo in Italia. Con la deregulation della pillola post coitale si sta davvero “tutelando la salute delle donne”? Di sicuro, si curano certi bilanci aziendali.

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