Addio religione nella tv siamo inglesi

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bbcSilvia Guzzetti

È stato il nonno Amos, uno dei pastori che ha avuto il privilegio di vedere Gesù nella mangiatoia, a raccontare la storia della natività a bambini e adulti, sul primo canale della Bbc, alla vigilia di Natale. La sua storia affascinante – in quella notte magica era stato trasportato nella stalla sulle ali di un angelo – era contenuta in un cartone animato dal titolo “On angel’s wings”, “Sulle ali di un angelo”. Un esempio sempre più raro di programmi religiosi sul piccolo schermo britannico. In onda, infatti, rimangono soltanto due appuntamenti fissi di questo tipo. “The big questions”, “Le grandi domande”, è un format con dibattito che coinvolge ospiti famosi dove il punto di vista religioso è, di solito, in minoranza. Va in onda, sempre su Bbc1, alle 10, ogni domenica mattina. Stesso canale anche per “Songs of praise”, cori da chiese di varie parti d’Inghilterra, nel primo pomeriggio, sempre di domenica. Un programma di successo, che dura dagli anni Sessanta, ed è ancora seguito da oltre 5 milioni di persone che, però, vanno calando ogni anno perché si tratta di un’audience avanti nell’età, per lo più donne oltre la sessantina.

Fra audience e pubblicità. “La Bbc è obbligata per legge a trasmettere religione, perché è l’emittente pubblica per la quale ogni abbonato paga il canone. Sui canali commerciali Dio è praticamente scomparso se si fa eccezione per qualche documentario”, spiega Andrew Brown, noto commentatore religioso, già vincitore del premio “Templeton” che lavora per il quotidiano “Guardian” e per la Bbc. Secondo il giornalista, l’audience dei programmi religiosi non attira pubblicità perché si tratta di “persone anziane, con molto buon senso e non molti soldi”. “La scomparsa della religione dai palinsesti televisivi non ha soltanto ragioni commerciali”, continua Brown; “manca chi se ne intende di religione e manca anche il pubblico. Chi lavora nei media, nel Regno Unito, di solito, non sa nulla di religione dato che l’argomento viene considerato superato e fuori moda. Sopravvive, nella maggior parte della popolazione, soltanto una generica fede in Dio, che sceglie canali alternativi alle chiese tradizionali”.

Popolari le tivù evangeliche. Fanno eccezione, in questo orizzonte secolarizzato, le televisioni d’ispirazione evangelica come la “Trinity Broadcasting Network”. Già disponibile nel Regno Unito via cavo e satellite, ha cominciato a trasmettere, dai primi di gennaio, anche in digitale terrestre, sul canale “Freeview Channel 65”. Un successo, quello di “Tbn” dovuto a una ricetta precisa secondo Luke Coppen, direttore del settimanale “Catholic Herald”. “Le televisioni evangeliche si rivolgono a un segmento ben preciso di pubblico per il quale preparano una programmazione specifica”, spiega il direttore dell’“Herald”. “La Bbc, al contrario, deve occuparsi di un pubblico più ampio al quale non è ben chiaro che cosa interessi. È una nuova tendenza, del mondo globalizzato dei media, quella di produrre programmi specifici che si occupino di un segmento preciso di popolazione, un piccolo gruppo di interesse, con una forte identità”.
Secondo Brown, il successo commerciale di “Tbn” è dovuto anche a un altro motivo. “Le televisioni evangeliche propongono un tipo di cristianesimo che tende a dirti come vivere nel dettaglio, offrendoti programmi ‘cristiani’ di cucina, di musica e di psicologia. Il pubblico che li segue sponsorizza volentieri questi canali che danno un senso di appartenenza, proteggendo dalla sensazione di essere esclusi dal resto del mondo”, spiega il commentatore. Concorda Coppen, secondo il quale il successo commerciale di “Tbn” è indiscusso. “Considerati i tagli che sono stati fatti nel Regno Unito, non c’è dubbio che sopravvive soltanto chi è in attivo con il budget”, spiega il direttore del “Catholic Herald”. “E sono sicuro che chi vede Tbn finanzia volentieri l’emittente”.

Una nota positiva. In questo panorama, un po’ deludente, di programmi religiosi quasi scomparsi, c’è però una nota positiva. La Bbc ha affidato la scorsa estate a Caroline Wyatt, apprezzata giornalista, ex corrispondente per la difesa, le notizie religiose. Secondo Brown e Coppen si tratta di una scelta significativa che potrebbe segnalare un ritorno d’interesse per la religione. “Seguire e capire questo settore è sempre più importante”, dicono. “Come l’attacco a Charlie Hebdo dimostra”.

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