In Scozia si torna a parlare di suicidio assistito

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Torna oggi, nell’agenda politica scozzese, la legge che darebbe il via libera al suicidio assistito.
La commissione Salute del Parlamento di Edimburgo comincerà, infatti, ad ascoltare le testimonianze favorevoli e contrarie al testo che prevede la non responsabilità penale e civile per chi favorisce e assiste il suicidio di un paziente che chiede di porre fine alla propria esistenza. L’ultima parola verrà pronunciata, il prossimo marzo, con il voto dei 129 parlamentari scozzesi.
“L’ultima volta vi sono stati 85 voti per il no e 16 sì, ma ci sono 50 nuovi deputati che non hanno ancora dichiarato le loro intenzioni”, spiega John Deighan, Parliamentary Officer for Catholic Church, che spera che la legge venga sconfitta. Secondo Deighan, le garanzie previste dalla legge scozzese, a tutela della vita, sono “molto deboli”. “Sarà sufficiente per il paziente ottenere l’ok da un primo medico e poi un secondo via libera da un altro”, spiega al Sir. “In questo momento la legge viene promossa da una élite di intellettuali mentre non interessa alla gente comune. Cerchiamo di sensibilizzare i cittadini al fatto che, dove il suicidio assistito è stato legalizzato, come in Oregon, in Olanda e in Svizzera, la cultura è cambiata. I malati sentono il dovere di morire e il loro numero è in continuo aumento”.

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