Il Papa esorta ad invocare lo Spirito Santo, “il grande dimenticato delle nostre preghiere”

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AngelusZenit Di Luca Marcolivio

Con il Battesimo di Gesù nel Giordano si chiude “il tempo dei ‘cieli chiusi’, che stanno ad indicare la separazione tra Dio e l’uomo, conseguenza del peccato”. Lo ha detto papa Francesco durante l’Angelus di oggi, festa del Battesimo del Signore che conclude il tempo di Natale.

Affacciandosi alla finestra del suo studio al Palazzo Apostolico, il Pontefice ha sottolineato l’immagine del Vangelo odierno, secondo cui “nel momento in cui Giovanni Battista conferisce il battesimo a Gesù, il cielo si apre”.

Se con il peccato, l’uomo si allontana da Dio, interrompendo il “legame tra il cielo e la terra” e determinando “la nostra miseria e il fallimento della nostra vita”, i cieli che aprono grazie al Battesimo “indicano che Dio ha donato la sua grazia perché la terra dia il suo frutto”.

Il Battesimo rende la terra “dimora di Dio fra gli uomini e ciascuno di noi ha la possibilità di incontrare il Figlio di Dio, sperimentandone tutto l’amore e l’infinita misericordia”.

Cristo si può quindi “riconoscere nel volto dei nostri fratelli, in particolare nei poveri, nei malati, nei carcerati, nei profughi: essi sono carne viva del Cristo sofferente e immagine visibile del Dio invisibile”, ha ricordato il Santo Padre.

Discendendo lo Spirito Santo “in forma di colomba”, Cristo inaugura “la sua missione che è la nostra salvezza”. Spesso “preghiamo Gesù” e “il Padre, specialmente nel Padre Nostro; ma non tanto frequentemente preghiamo lo Spirito Santo” che diventa così “il grande dimenticato nelle nostre preghiere”, ha ammonito il Papa.

Invece, lo Spirito Santo dona “fortezza” e “ispirazione” ed anima interamente “la vita e il ministero di Gesù”, guidando “l’esistenza di uomo e di una donna che si dicono e vogliono essere cristiani”.

Porre la nostra vita sotto l’azione dello Spirito Santo significa “ritrovare coraggio apostolico necessario per superare facili accomodamenti mondani”.

Se, al contrario, i cristiani rimangono “sordi” alla voce dello Spirito Santo, “che spinge a portare il Vangelo agli estremi confini della terra e della società”, finiscono per diventare anche “muti”, ovvero dei cristiani “che non parlano e non evangelizzano”.

Per questo motivo, Francesco ha esortato i fedeli a “pregare spesso lo Spirito Santo perché ci aiuti, ci dia la forza, ci dia l’ispirazione e ci faccia andare avanti”.

Dopo la recita della preghiera mariana, il Santo Padre ha ricordato della sua imminente partenza per il viaggio apostolico in Sri Lanka e nelle Filippine, prevista per domani sera. “Vi chiedo per favore di accompagnarmi con la preghiera e chiedo anche agli Srilankesi e ai Filippini che sono qui a Roma che preghino specialmente per me per questo viaggio”, ha detto il Papa.

Con riferimento alla liturgia di oggi, Francesco ha ripetuto una delle sue esortazioni più ricorrenti: “Ricordatevi quello che vi ho chiesto, di cercare la data del Battesimo, così ognuno di noi potrà dire: io sono stato battezzato il tal giorno. Che oggi ci sia la gioia del Battesimo”, ha poi concluso.

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