2015 Pedalare tutti Pedalare insieme

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personeNicola Salvagnin
“Cambio di ritmo”, ha promesso il presidente del Consiglio Renzi; “mettiamocela tutta”, ha in sintesi esortato il presidente della Repubblica Napolitano, ad un passo dall’addio. O la va o la spacca, aggiungiamo noi come oroscopo 2015 per quest’Italia che è appena entrata nell’ultimo anno di crisi economica.
Già, il 2015 sarà certamente l’ultimo anno di crisi economica, perché sarà pure il primo anno dell’auspicatissima ripresa, o il primo anno di quello che gli storici battezzeranno come l’inizio del declino. Insomma, non potrà né essere un anno di galleggiamento; né un anno “interlocutorio”: il pettine attende i nodi, dovremo districarli nel corso di questi mesi.
Non potremo più tirare a campare, dilazionare, seminare in attesa del raccolto, proseguire in un andazzo che in pochi anni ha bruciato un quarto della produzione industriale, più di dieci punti percentuali di ricchezza collettiva, più di un milione di posti di lavoro. Se invertiremo la tendenza, se risaliremo il fiume degli eventi, ci rimetteremo in carreggiata e continueremo a gareggiare nella Formula Uno delle grandi economie mondiali. Altrimenti ci aspetta la cascata ed un tuffo verso un declino difficilmente arrestabile.
Lo capiremo presto di che pasta è fatto questo 2015. Nei primi sei mesi dovremo vedere qualche indice economico cambiare direzione. La ferita della disoccupazione dovrebbe essere almeno tamponata, nel 2016 il governo prevede una timida crescita dei posti di lavoro: ma già non sanguinare più sarebbe una buona notizia.
Deve cambiare anzitutto l’umore degli italiani. Siamo spaventati dalla paura di perdere il nostro tenore di vita; impauriti da un futuro che non riusciamo nemmeno a scorgere nei suoi lineamenti; prostrati da anni di cinghie strette e di brutte notizie. Abbiamo un disperato bisogno di fiducia, di ottimismo: solo così sapremo impiegare le nostre migliori energie, investire sul domani e non rimanere abbarbicati ad uno spaventato oggi.
Ma fiducia e ottimismo non si comprano in farmacia: sono frutto di un combinato di cose che devono esserci e nelle dosi giuste, come per una buona maionese. Una classe politica degna di una grande Europa e non di una mediocre Italietta; riforme vere, equilibrate, efficaci; cambiamenti da sempre e da tutti desiderati, e sempre rimasti in naftalina. La piena consapevolezza che non usciremo dalla crisi se non cambiandoci nel profondo: cosa che da sette anni rifiutiamo di fare per paura che cambiare sia peggio che resistere.
Abbiamo dalla nostra parte tre assi insperati da giocare: l’indebolimento dell’euro rispetto al dollaro, che dà più competitività alle nostre merci in giro per il mondo; lo straordinario calo del prezzo degli idrocarburi; un costo del denaro mai così basso (a tutto vantaggio degli interessi sul nostro debito pubblico). Oggettivamente, sono assi di tutto rispetto.
Per contro, stiamo esaurendo la fiducia che il resto del mondo ha nei nostri confronti. Più di mille miliardi di euro del nostro debito sono nelle mani di investitori stranieri, tra l’altro quasi tutti convinti che lo stesso debito sia troppo alto, insostenibile (un decimo del nostro bilancio serve a pagare gli interessi sullo stesso). Ci protegge lo scudo della Bce, ci rassicura un po’ il fatto che, se salta l’Italia, è la stessa Europa che rischia di andare a fondo. Insomma, saremmo “too big to fail”, troppo grossi per fallire senza creare enormi danni collaterali.
Ma c’è uno spazio intermedio tra l’oggi e il fallire, che non è per niente piacevole da esplorare: significa licenziamenti in massa nella pubblica amministrazione, un taglio deciso del welfare, una stretta fiscale soffocante… Non parliamo di favole, se nelle segrete del ministero dell’Economia si sta ragionando su come usare il bisturi nella previdenza, in caso di tempi cupi.
Quindi: pedaliamo, tutti insieme, di buona lena. L’Italia dei furbi, degli parassiti, delle scorciatoie, del tirare a campare dovrà avere – in questo decisivo 2015 – un oroscopo decisamente sfavorevole.

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