A tu per tu con il musicista Sergio Capoferri

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MONTEPRANDONE – Intervistiamo Sergio Capoferri, musicista poliedrico attivo nella parrocchia di S.Giacomo della Marca, Fosso dei Galli.

– Come hai iniziato a studiare musica?
Ho iniziato ad appassionarmi al mondo “Musica” a 3 anni, seguendo i miei genitori alla festa dei Carri dell’Uva, che si tiene, ancora oggi, a Spinetoli, nel lontano 1972: a mio padre dissi in dialetto: “Voggie senà pur’ ie”; mio padre, vista la mia insistenza chiese ad una signora di sua conoscenza di prestargli due coperchi di casseruole. Quello che mi catturò fu il grande divertimento che le persone esprimevano, grazie alla musica di Leo Benigni, suonatore di organetto, con i balli e i canti del Saltarello Marchigiano. Fu proprio con Benigni, Campione Regionale di Organetto nel 1972, insegnante di Organetto all’istituto Musicale “Gaspare Spontini” di Ascoli Piceno e legato a mio padre da una profonda amicizia, che i miei genitori, dopo tante insistenze da parte mia, mi fecero prendere le prime lezioni di organetto, utilizzando solo l’orecchio musicale. Nel 1973 mi sono esibito in pubblico, per la prima volta, in piazza a Fermo; sul palco, mi misero a sedere sulla mia seggiolina posta sopra un tavolo mentre tutti urlavano “Non lo vediamo, non lo vediamo”.

– Quanti e quali strumenti sai suonare?
Gli strumenti che ho professionalmente completato sono: la fisarmonica classica che ho studiato con la Professoressa Anna Maria Pirozzi presso l’istituto “Bozzoni” (attuale Istituto Vivaldi), e il corno francese, che ho studiato in Ascoli Piceno nel C.D.M.A.(Centro Didattico Musicale Ascolano) sotto la guida del M° Massi Osvaldo. Da 42 anni suono anche l’organetto diatonico e ho imparato a suonare altri strumenti, come l’organo elettronico e liturgico, la tromba, grazie a Giorgio Sgherzi che mi regalò una tromba in Sib che ho suonato come terzo strumento a fiato nel Gruppo Musicale Boomerang capitanato dal M° Mario Feriozzi; l’armonium, ho, infatti, restaurato personalmente due armonium che dovevano essere buttati perché in disuso, e che ho suonato nell’Orchestra Fiati di Fermo con Kurt Weill nell’Opera da Tre Soldi; il pianoforte avendolo come strumento complementare nei miei studi di musica. Ci sono anche altri strumenti che mi diverto a suonare come il Saxofono, la batteria, ecc…

– La musica è la tua professione o fai altro nella vita?
La Musica occupa tutto il mio tempo a disposizione: studio la Fisarmonica da Solista circa 6-8 ore, lo studio del Corno invece ne occupa 2-3. Ho avviato dei progetti musicali presso l’Istituto Materno S.Giacomo Apostolo in piazza Cristo Re a Porto d’Ascoli e presso l’Istituto Musicale “Music Academy Ascoli” dove abbiamo costituito un’Orchestra Sinfonica ed un Coro Giovanile aperto ai bambini delle scuole primarie dove la partecipazione ai corsi di musica e al coro è gratuita creando un Nucleo “El Sistema” di Ascoli Piceno. Per quanto riguarda i concerti la mia attività in campo musicale è variopinta e continuamente in cambiamento, realizzo: concerti da solista con la Fisarmonica Classica, duo, trio, quartetti e quintetti come il quintetto a fiati “Riviera delle Palme” o i quintetto ottoni “Riviera delle Palme” e “Piceno Brass”. Con l’Ensamble “Riviera delle Palme”, fino a 17 elementi, realizziamo anche il concerto di Capodanno con arrangiamenti fatti per queste formazioni. Poi c’è l’Orchestra Fiati “Riviera delle Palme” con cui abbiamo forse realizzato il più grande concerto effettuato nella nostra zona per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia nel 2011, con 250 partecipanti al Palariviera collaborando con 5 Corali e la Banda cittadina.

– Qual è l’utilità o il ruolo della musica in particolare, come dell’arte e della cultura in generale, nella società?
La realizzazione di concerti favorisce la crescita culturale di tutta la comunità. La musica, non avendo correlazione tra suono immagine e realtà, è, tra le forme d’espressione, la più astratta, quindi la più libera, la più universale. Sulla musica sono stati scritti volumi, saggi, libri di ogni ordine e grado; sono state create per essa istituzioni di vario genere e luoghi di diversa tipologia ed importanza, alcuni dei quali rimasti nel mito, altri quantomeno considerati simbolo della città di cui fanno parte. Tutto questo perché la musica è una disciplina delle arti che serve a nutrire la nostra parte interiore, il cervello, l’anima. Viene riconosciuto alla musica, come forma di spettacolo, un mezzo di educazione, promozione e crescita culturale individuale e collettiva. È un elemento di aggregazione e integrazione sociale fra razze diverse; uno strumento di sviluppo economico e di promozione dell’immagine quindi opportunità per il territorio provinciale Piceno, regionale, nazionale ed internazionale. L’impiego terapeutico e preventivo dello spettacolo nei confronti di popolazioni disagiate è ampiamente documentato; l’attività teatrale, musicale fa parte di azioni di prevenzione e cura da parte di ospedali, istituti di detenzione, etc.

– E’ quindi di fondamentale importanza l’intervento delle istituzioni a sostegno delle manifestazioni teatrali, culturali, musicali ed artistiche. In questo senso, cosa pensi che le istituzioni potrebbero fare a tale proposito?
Trovo che bisognerebbe garantire il diffuso accesso alle esperienze di spettacolo con riguardo alle nuove generazioni ponendone a fondamento la qualità artistica come valore culturale. Bisognerebbe favorire anche i piccoli teatri promuovendo il loro utilizzo, sviluppare concerti anche nei piccoli centri abitati valorizzandone i beni artistici ambientali. Nelle scuole devono entrare i concertisti e le scuole devono portare ai concerti i bambini. Il numero dei concerti deve aumentare, come per esempio nel periodo estivo nelle città turistiche, con attività molto intense e cercando di utilizzare le risorse, i musicisti, del territorio, il che comporterebbe anche un certo risparmio. Penso che si potrebbe evangelizzare il linguaggio musicale attraverso la costruzione, nel territorio, di un Orchestra Sinfonica provinciale. Con il suono Sinfonico (grandi vibrazioni di suono sinusoidale) riusciremmo ad avvicinare il pubblico al concerto, alla riflessione, al buon umore che la musica sviluppa.

– Sei musicalmente “attivo” anche in parrocchia. Ci parli della tua attività in questo campo e del rapporto tra musica e religione?
Dirigo il coro a Fosso dei Galli nella parrocchia di S.Giacomo della Marca, dove svolgiamo attività liturgica tutto l’anno liturgico. Animare la messa domenicale, secondo le mie idee, è molto più importante della realizzazione di un concerto. Il concerto è fatto per gli amanti della musica, per un pubblico; nella Messa, il canto serve a pregare meglio, e a riguardo faccio un appello: dobbiamo riscoprire questo concetto, in alcune parti l’animazione liturgica deve essere partecipativa con tutta l’assemblea, non solo corale, come, ad esempio, il Salmo, l’Alleluia, il Santo. Voglio raccontare dei piccoli aneddoti: è capitato che qualche persona si commuovesse a Messa con in canti; per la festa dell’8 Dicembre, dopo aver realizzato due Ave Maria alla fine della Messa, una signora mi ha detto: “Grazie Sergio che animate la messa in un modo tale da farci pregare meglio!”.Questa è la strada da percorrere in un tempo di vacche magre dove le difficoltà aumentano. Per il tempo di Avvento ho composto un brano festoso per il coro che si chiama “Cieli e Terra Cantano”, ho arrangiato a tre voci il canto “il Figliol Prodigo” (ti prego abbracciami Gesu’) e compongo per l’Orchestra e Coro della Junor Tekne Orchestra.

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